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martedì 30 ottobre 2018

ASIMMETRIA - Lisa Halliday

La terza domenica l'uomo comprò due coni da Mister Softee e ne offrì uno ad Alice. Lei lo accettò, come aveva fatto con la cioccolata, anche perché già gocciolava. E comunque uno che ha vinto più di una volta il Premio Pulitzer non va in giro ad avvelenare la gente.


Lo so, lo so. Quella fascetta avrebbe dovuto mettermi in guardia. Le parole “caso editoriale” e “un libro imperdibile” per lanciare un romanzo sono ormai talmente tanto abusate che ogni anno abbiamo almeno duecento libri dell’anno, quattrocento casi editoriali e mille libri imperdibili. Ma si sa, tutte le fascette tendono a essere un po’ roboanti, a lanciare ogni singolo libro come se fosse il capolavoro che tutti dovrebbero leggere, sperando così di emergere un po’ dalla massa. E se non leggessi tutti i libri che hanno un lancio simile, probabilmente mi limiterei a cinque o sei testi all’anno.
Certo, poi sono usciti anche commenti molto entusiastici, forse un po’ troppo, che avrebbero proprio dovuto farmi stare lontana da questo libro. Ma sono curiosa, non ci posso fare niente. E poi non volevo rischiare che un mio preconcetto, spesso totalmente infondato, rischiasse di farmi perdere qualcosa che invece mi sarebbe piaciuto.

E quindi sì, ho letto Asimmetria di Lisa Halliday, tradotto da Federica Aceto per Feltrinelli editore. E un po’ me ne sono pentita.
Intanto, Asimmetria è un romanzo per modo di dire. Si compone di tre parti. La prima e l’ultima sono in qualche modo collegate tra loro, mentre quella intermedia sembra del tutto avulsa dal resto.

Si parte con Follia: protagonisti sono Alice, una ragazza di venticinque anni che lavora come redattrice in una casa editrice ma sogna di scrivere, e Ezra Blazer, scrittore di fama internazionale, vincitore del Premio Pulitzer e di tutta una serie di altri riconoscimenti, tranne il Nobel... vi suona famigliare, eh? L’autrice stessa non ne ha fatto mistero: Ezra è Philip Roth e Alice è lei. E quindi sì, anche la relazione che racconta è reale. Ezra è un signore anziano, con un certo fascino; Alice una ragazza che ancora deve trovare la sua strada. I due vanno a letto insieme, poi, quando lo stato di salute di Ezra peggiore, si frequentano come due innamorati. Lui sta scrivendo e intanto attende che gli arrivi quel tanto agognato premio che aspetta con ansia e che ancora gli manca; lei sta cercando la sua strada nel mondo e, a un certo punto, capisce che forse avere accanto un signore così anziano, con così tanti bisogni e necessità, non sia poi una buona idea.
“Mary-Alice,” le disse lui con tenerezza dopo qualche istante. “Io lo so cos’è che fai.”
“Cosa?”
“So cosa fai quando sei da sola.”
“Cosa?”
“Scrivi. Non è così?”
Alice si strinse nelle spalle. “Un po’.”
Nella seconda parte, Pazzia, la storia cambia completamente. Ci ritroviamo in aeroporto a Heathrow con Amar, un economista iracheno-americano che fa scalo lì nel suo viaggio verso l’Iraq per andare a trovare il fratello. Ha due giorni liberi prima del volo successivo e vorrebbe trascorrerli a Londra con un amico, ma la polizia aeroportuale non vuole farlo uscire: la sua storia e il suo passato sembrano essere troppo complicati per poterlo lasciar andare liberamente in giro per la città. Amar, nell’attesa di capire quale sarà il suo destino in terra inglese, ripensa alla sua vita, alla sua infanzia, al suo rapporto con i genitori e il fratello, a tutto ciò che lo ha portato a essere lì, in quella sala d’attesa, in quel momento.

La terza parte, Desert Island Discs con Ezra Blazer, è invece un’intervista radiofonica, che ha come protagonista proprio Ezra, chiamato a elencare quali dischi poterebbe con sé su un’isola deserta. Fresco fresco di Nobel, lo scrittore parla della musica che ha influenzato la sua vita e la sua scrittura, mentre ci prova spudoratamente con la sua intervistatrice.

Qualcosa in Asimmetria deve essermi sfuggito, perché io l’ho trovato solo molto lento e molto noioso, soprattutto nella parte che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto interessarmi di più: ovvero la storia tra lo scrittore Ezra e Alice. Come penso sia stato per molti, ad avermi spinto alla lettura è stato proprio il sapere che Lisa Halliday qui racconta la storia sua e di Philip Roth, filtrata attraverso due alter ego che non so quanto effettivamente siano somiglianti alla realtà (spero poco, perché io Alice l’ho trovata davvero antipatica).  Non ho trovato tenera la storia d’amore tra Ezra e Alice, anzi, a volte per me è stata al limite dell’irrispettoso nei confronti di colui che è stato un grande scrittore, ma anche, a un certo punto e inevitabilmente, un anziano con problemi di salute. 
La seconda parte, secondo me, è quella riuscita meglio, la più interessante, sia per la storia del passato di Amar, sia per le difficoltà al limite del grottesco che sta vivendo in quel momento in aeroporto solo perché ha un doppio passato. Però non ho davvero capito il collegamento né con la precedente né con la successiva (sì, c’è qualche piccolissimo riferimento, ma proprio proprio minimo), al punto che ammetto di aver pensato che sia stata inserita più che altro per dar spessore al libro, altrimenti troppo breve. Oppure è possibile che sia io a non saper cogliere il senso di questa “narrazione asimmetrica” che riflette in qualche modo “le asimmetrie della vita”... insomma, per me sarebbe stato meglio dire semplicemente che si trattava di una raccolta di tre racconti.

In generale, da Asimmetria mi aspettavo molto, molto di più. E non solo per via di una fascetta altisonante e dei commenti positivi letti ovunque (a cui, bisogna dare atto, hanno poi fatto seguito anche altri decisamente meno entusiastici). Mi aspettavo di più perché una storia come quella che ha vissuto Lisa Halliday con Philip Roth per me si merita una trasposizione diversa (oppure non sbandierare in anticipo che si tratta di voi due e lasciare al lettore la possibilità di coglierci quello che vuole). E si merita più spazio anche la storia di Amar e di tutte le persone come lui che, ogni giorno, devono affrontare il controllo passaporti, portandosi dietro un passato che non si sono scelti.
Però si tratta anche di un libro (scusate, proprio non riesco a chiamarlo romanzo) d’esordio e sicuramente Lisa Halliday ha molto potenziale e tanto tempo per affinarlo. Magari seguendo anche i consigli di Philip Roth.


Titolo: Asimmetria
Autore: Lisa Halliday
Traduttore: Federica Aceto
Pagine: 285
Editore: Feltrinelli
Prezzo di copertina: 17,00€
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formato cartaceo: Asimmetria
formato ebook: Asimmetria

martedì 30 giugno 2015

GESTI INDELEBILI - A. L. Kennedy


Ancora una volta devo iniziare una recensione partendo dalla copertina. E questo perché molto probabilmente se non fossi rimasta così attratta dalla copertina dell’edizione tascabile di questo libro, Gesti indelebili di A. L. Kennedy, il cui progetto grafico è di Riccardo Falcinelli, difficilmente lo avrei letto. O ci sarei arrivata ancor più tardi, visto che questo libro è uscito per minimum fax già nel 2006 e io non l’avevo minimamente considerato. 
Poi mi è passata sott’occhio l’immagine del libro. Non so nemmeno più bene dove e quando. Mi è piaciuta la sua semplicità, la scelta dei colori e il modo in cui quella macchia risaltava sullo sfondo bianco. Allora mi sono informata, ho scoperto che si trattava di una raccolta di racconti, un genere che amo tantissimo, e l’ho fatta mia.

I racconti che compongono Gesti indelebili parlando di persone che hanno perso qualcosa. Che sentono la mancanza di qualcosa e che non sanno come fare per ritrovarla. Parlano di amori finiti o forse mai nemmeno iniziati, di tradimenti, di prese di coscienza, di violenza, di dolore. Ma anche di speranza, che le cose cambino, che le cose migliorino o tornino anche solo ad essere come sono sempre state.
Come sempre succede nelle raccolte di racconti, alcuni mi sono piaciuti più di altri. Il mio preferito è senza ombra di dubbio Non qualcosa che ha a che fare con l’amore, che parla di un amore passato, un amore che ha fatto soffrire e che il buon senso direbbe di dimenticare, ma entrambi i suoi protagonisti sanno che sarà impossibile lasciarsi perdere. E subito dopo ci metterei Altrove, per quella fragile protagonista e il suo gesto di dover dare fuoco a tutto per poter ricominciare.

In comune, comunque, tutti i racconti hanno la bella scrittura di A.L. Kennedy, questa autrice anglosassone che riesce a creare un racconto quasi dal niente, come da un incontro in coda ad acquistare formaggi o dalla ricerca disperata di scatoloni per un trasloco. E di questi protagonisti mette sulla carta l’aspetto più umano, le debolezze, le fragilità, senza alcuno sconto. Perché ci sono dei momenti nella vita in cui tutti noi siamo così, distrutti, disperati, tristi, confusi, con un aspetto orribile o con pensieri ancor più orribili. Umani, insomma. E per me non c’è niente di meglio di un autore che riesce a riportare tutto questo su carta, in modo onesto, a tratti anche ironico, perché ogni situazione per quanto terribile ha qualcosa di buffo, senza giudizi e con uno sguardo benevolo rivolto un po’ a tutti.

È indubbio che per poter apprezzare al meglio questo libro si debba essere amanti dei racconti, del loro raccontare una vita in poche pagine, basandosi sul detto ma anche tanto sul non detto. Perché alcuni racconti di questa raccolta sono effettivamente molto brevi  e so che in molti non si ritrovano in questo tipo di narrazione.

Se invece li adorate, come me, sono sicura che Gesti indelebili di A.L. Kennedy non vi deluderà.

Titolo: Gesti indelebili
Autore: A.L. Kennedy
Traduttore: Federica Aceto
Pagine: 203
Editore: minimum fax
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formato brossura: Gesti indelebili
formato ebook:Gesti indelebili