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venerdì 24 febbraio 2012

LA VENDETTA - Agota Kristof

Personaggi senza identità, senza nessuna adesione al mondo in cui vivono, con una percezione distorta e allucinata che li induce a compiere gesti aberranti. Delitti poco esemplari, come quello del ragazzo che uccide i professori più amati per salvarli dalla crudeltà dei compagni, o quello della moglie che uccide il marito per farlo smettere di russare. I gesti estremi vengono compiuti senza alcuna estetizzazione, solo con estraneità, con la consapevolezza, o forse l'intuizione che le menzogne non possono essere perdonate, che le soluzioni arrivano e arriveranno sempre tardi. Vite alla deriva che cercano ostinatamente di tornare a casa, di rivedere in faccia il proprio passato. Schegge narrative che raccontano un mondo mostruosamente duro, di fronte al quale domina il senso di estraneità e di smarrimento.

Forse mi sto abituando allo stile della Kristof, forse la mia avversione per i racconti estremamenti corti ha preso il sopravvento, fatto sta che questo libricino mi è piaciuto meno degli altri che ho già letto di questa autrice.
Intendiamoci, sono tutti racconti abbastanza angoscianti o che comunque colpiscono per la loro schiettezza e per quel senso di alienazione e di brutalità che racchiudono in poche pagine. Delitti terribili, efferati, si alternano a racconti di solitudine, lontananza, perdite e addio, che non lasciano nessuna speranza a chi le vive.

Ma di questi 25 racconti, a colpirmi veramente tanto sono solo 7: quello di apertura, "La Scure", riesce in appena due pagine a trasmettere angoscia e smarrimento di fronte alle azioni che siamo in grado di compiere. "La Campagna" ha un che di tragico e amaro, forse perché molto realistico (la campagna come luogo tranquillo che viene invasa dalla città, e la città che cerca sempre di più di assomigliare alla campagna). "I Professori" fa capire quanto possa essere malata e morbosa una mente umana, anche quando è convinta di essere nel giusto e di amare. "La Cassetta delle Lettere" parla di bambini abbandonati, di voglia di scoprire le proprie origini e di impossibilità di perdonare. "Numeri sbagliati" parla di solitudine e di coincidenze (ed è forse l'unico che si potrebbe quasi definire "positivo). "Il ladro di appartamenti" mi ha colpito per l'ansia che trasmette in pochissime righe, per quel senso di vita che ci sfugge senza che ce ne rendiamo conto e senza che facciamo niente per impedirlo.
E poi c'è "Mio Padre", che mi tocca molto, molto da vicino. Capisco il dolore della figlia, capisco il suo stato di confusione e il terribile senso di perdita che prova, capisco i suoi rimpianti perché li ho vissuti in prima persona.
Anche se per fortuna mio padre con me mano nella mano ha camminato in tanti posti.


Lo stile della Kristof si riconosce indubbiamente anche qui. Uno stile crudo, che non fa sconti a nessuno, che annulla le personalità riducendole sempre a essere "una delle tante". Potremmo essere noi quelli che descrive. Però i suoi libri e i suoi racconti vanno letti a intervalli più lunghi, per non rischiare di cadere nel già letto e per non ritrovare troppe similitudini. Ma comunque merita.

Nota alla traduzione: nulla da segnalare!

Per acquistare: La vendetta (Einaudi tascabili. Scrittori)

venerdì 16 dicembre 2011

IERI- Agota Kristof

Tobias Horvath è un emigrato, ogni suo giorno scorre nella quotidiana lentezza dell'abitudine e della ripetizione di gesti vuoti. Ha trascorso l'infanzia nella miseria, all'ombra della madre che era la ladra, la mendicante, la prostituta del paese. Quando, tra i molti che vedeva entrare e uscire di casa, ha scoperto chi era suo padre, Tobias ha preso un lungo coltello e glielo ha affondato nella schiena.


Leggere un libro di Agota Kristof significa di solito ricevere un pugno nello stomaco (o in faccia, o dove volete). Uno di quei pugni che ogni tanto è meglio prendersi, per non illudersi troppo che il mondo sia tutto rose e fiori.
E tutto sommato, il pugno che mi ha dato "Ieri" è stato molto meno forte di quello che mi aspettassi. Sarà che forse, dopo aver letto "La Triologia della Città di K", ero pronta al peggio e sapevo che cosa aspettarmi.
Agota Kristof ci racconta una storia d'amore ma anche una storia di sofferenza e di solitudine. La solitudine dettata dall'abitudine, dalla vita che si ripete sempre uguale, senza possibilità di scelta, dalla ricerca di un amore perfetto e per questo impossibile, che non arriverà mai.
Racconta di Tobias bambino, figlio di una prostituta e del maestro del paese, innamorato della figlia legittima di quest'ultimo, desideroso di fuggire ma obbligato per sempre a non emergere.
Fuggirà, lasciandosi alle spalle sangue e bugie, ma non riuscirà a fare grandi cose, rimarrà un operaio in un fabbrica di orologi per tutta la vita. E poi un giorno incontra di nuovo la figlia del maestro, e di nuovo se ne innamorerà. E di nuovo, non ci sarà lieto fine.
Lo stile di quest autrice è incredibile. Secco, conciso e diretto. Non lascia spazio a emozioni superflue, a parole di troppo. E riesce a trasmettere un'angoscia incredibile, sebbene alla fine nel libro non succeda poi molto.
Assolutamente da leggere. Anche se meglio se iniziate con "La triologia della città di K".

Nota alla traduzione: nulla da dire

Per acquistare il libro: IERI

mercoledì 27 luglio 2011

AGOTA KRISTOF -Csikvánd, 30 ottobre 1935 – Neuchatel, 27 Luglio 2011


"ROMA - La scrittrice ungherese Agota Kristof, autrice della Trilogia della città di K, è morta a Neuchâtel, in Svizzera. Nata a il 30 ottobre 1935 a Csikvánd, in Ungheria, nel 1956, in seguito all'intervento dell'Armata Rossa in Ungheria per soffocare la rivolta popolare contro l'invasione sovietica, fuggì con il marito e la figlia in Svizzera, a Neuchâtel, dove imparò il francese e dove ha vissuto fino alla sua morte. E' il francese la lingua scelta dalla scrittrice, naturalizzata svizzera, per comporre le sue opere. Raggiunse il successo internazionale nel 1987, con la pubblicazione de Le grand cahier (Il grande quaderno), che viene eletto "Livre Européen". Le grand cahier confluirà, insieme a La preuve (La prova) e Le troisième mensonge (La terza menzogna), nella Trilogie (Trilogia della città di K.), il riconosciuto capolavoro letterario di Agota Kristof, stampato in oltre 30 paesi. In italiano sono stati pubblicati Quello che resta (in seguito Il grande quaderno), Milano, Guanda, 1988. La prova, Milano, Guanda, 1989. Trilogia della città di K. (Il grande quaderno, La prova, La terza menzogna), Torino, Einaudi, 1998. La chiave dell'ascensore. L'ora grigia, Torino, Einaudi, 1999. Ieri, Torino, Einaudi, 2002. La vendetta, Torino, Einaudi, 2005. L'analfabeta. Racconto autobiografico, Bellinzona, Casagrande, 2005. Dove sei Mathias?, Bellinzona, Casagrande, 2006. Dal suo romanzo Ieri era stato tratto il film Brucio nel vento di Silvio Soldini."
La Repubblica- 27/07/2011


Ho letto la "Triologia della Città di K" pochi mesi fa, dopo averne sentito parlare parecchio... tre romanzi incredibili e bellissimi, un pugno nello stomaco che tutti dovrebbero leggere.

Buon viaggio Agota...

mercoledì 4 maggio 2011

TRIOLOGIA DELLA CITTA' DI K. - Agota Kristof

Quando "Il grande quaderno" apparve in Francia a metà degli anni Ottanta, fu una sorpresa. La sconosciuta autrice ungherese rivela un temperamento raro in Occidente: duro, capace di guardare alle tragedie con quieta disperazione. In un Paese occupato dalle armate straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cosiddetto libero. E quando si ritroveranno, dovranno affrontare un Paese di macerie morali. Storia di formazione, la "Trilogia della città di K" ritrae un'epoca che sembra produrre soltanto la deformazione del mondo e degli uomini, e ci costringe a interrogarci su responsabilità storiche ancora oscure.


Una raccolta di tre romanzi incredibili. Non so nemmeno cosa scrivere per riuscire a rendere al meglio la bellezza di questa raccolta. Uno stile crudo, diretto, un pugno nello stomaco che a volte ti sconvolge, ti fa riflettere e soprattutto ti incolla alle pagine. E' difficile smettere di leggere questo libro (e ho delle occhiaie in questi giorni che lo dimostrano). Il primo romanzo, "Il Grande Quaderno", presenta due bambini, Claus e Lucas, due gemelli che vengono affidati alla nonna durante la guerra e con lei imparano quanto è duro e difficile stare al mondo e come fare a sopravvivere. Capitoli brevi e incisivi, violenti quasi, che rendono bene l'idea della vita di questi due bambini.
Il secondo, forse quello che ho preferito, è "La prova". I due fratelli sono separati ora e noi seguiamo le vicende di Lucas, rimasto nella sua città natale, costretto a imparare a vivere da solo e a staccarsi dal fratello. In questa parte lo stile è più romanzanto e l'autore riesce a insinuare nel lettore i primi dubbi su quel che sta leggendo.
La triologia si chiude con "La Terza Menzogna", dei tre quello che mi ha entusiasmato meno, troppo delirante a tratti e difficile a volte da seguire.

Bellissimo comunque. Consiglio caldamente a tutti di leggerlo. Vi basterà leggere le prime dieci pagine per non riuscire più a fermarvi. Così poi magari, dopo che lo avete letto, discutiamo un attimo tutti insieme del finale. Perché, devo ammetterlo, io non ho mica capito...

Nota alla traduzione: tre traduttori diversi per i tre romanzi. Ma tutto sommato l'opera risulta abbastanza omogenea. Non male direi.

A forza di ripeterle, le parole a poco a poco perdono il loro significato e il dolore che portano si attenua.

Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient'altro. Un libro geniale o un libro medriocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla Terra senza lasciare traccia.

Dimenticherà. La vita è fatta così. Tutto si cancella col tempo. I ricordi si attenuano, il dolore diminuisce [...] Diminuire, attenuare, l'ho detto, sì, ma non svanire.

Ci si imbarca per qualsiasi posto , in quasiasi momento, con chi si vuole, se lo si vuole davvero.