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martedì 28 aprile 2015

DIGLIELO DA PARTE MIA - Joan Didion

Sto leggendo molti libri scritti da donne che parlano di donne, in questo periodo. Non che lo faccia poi così consapevolmente, nel senso che non ho mai prestato particolare attenzione a quote rosa o azzurre per decidere un libro da leggere. Però, ecco, guardando le letture dei miei ultimi mesi le donne la fanno da padrone. Forse perché sto vivendo un periodo un po’ confuso della mia vita, in cui non so bene che cosa fare della mia vita o come fare a raggiungere quello che vorrei, e quindi ho bisogno di leggere di qualcuno non dico nella mia stessa situazione (che in confronto a quel che succede nei libri la mia vita è tutta rose e fiori) ma che almeno possa comprendere i dubbi della mia mente. E quindi ecco Elizabeth Strout, ecco Véronique Ovaldé, ecco Joyce Carol Oates ed ecco anche Joan Didion.

Della protagonista di Diglielo da parte mia, Charlotte Douglas, non ho assolutamente niente, e per fortuna direi anche. Non sono combattuta tra due mariti, uno serio e pragmatico, l’altro impulsivo e scapestrato, che forse non ho mai nemmeno amato davvero. Non ho una figlia che sembrava tanto docile e buona e invece ora è ricercata dalla polizia. Non sono in fuga perenne da un paese all'altro, né sono approdata a Boca Grande, capitale di un piccolo stato dell’America latina in cui si sta per verificare l’ennesimo colpo di stato.

Nessuno potrebbe mai essere davvero, e ripeto per fortuna, come una delle protagoniste dei romanzi di Joan Didion, in cui tutto è esasperato, quasi confuso, a volte forse addirittura incoerente. E al tempo stesso, almeno in parte, potremmo esserlo tutte. Perché Charlotte, così come ce la racconta Grace, la narratrice, la testimone che racconta al lettore quanto successo alla protagonista da parte sua, è una donna che ama e che soffre, è donna che non è riuscita ad ottenere quello che aveva sempre sognato e che ora non riesce a trovare pace, forse perché non sa dove trovarla, perché non sa che cos’è realmente.
Ecco quando accadde: lasciò un uomo, ne lasciò un secondo, tornò a viaggiare col primo; lo lasciò morire solo come un cane. Perse una figlia a beneficio della “storia” e un’altra in seguito a certe complicazioni (in entrambi i casi riferisco l’opinione di altri), si credette di sbarazzarsi di un simile fardello e venne a Boca Grande, in qualità di turista. Una turista. Così diceva lei. In realtà venne qui più come ospite di passaggio che come turista, ma lei non faceva tale distinzione.
Non faceva abbastanza distinzioni. Sognava la propria viva. Morì, piena di speranze. Questo, in sintesi.

Sono donne forti e fragili al tempo stesso, quelle che Joan Didion racconta. Donne che vivono in un mondo fatto di apparenze, di giochi di potere, politici, certo, ma anche quotidiani, nella vita di ognuno, a cui si può resistere o soccombere. Oppure fuggire come fa Charlotte, per non dover fare nessuna delle due cose.

Diglielo da parte mia è, ancora una volta, un romanzo difficile. Difficile da leggere, perché in alcuni punti è davvero tanto confuso che si fatica a capire cosa centrino certi episodi con la storia della protagonista. Difficile da capire. Difficile da giudicare anche, perché sebbene io sia convinta che la fuga non sia la soluzione ai problemi, credo anche che in certe situazioni non si possa fare altro.

È un libro da leggere al momento giusto, questo sicuramente. Quando si è di buon umore, per non pagare troppo le conseguenze della lettura, oppure quando si è un po’ depressi e si è in cerca di empatia e di donne che, in un modo o nell'altro, ce l'hanno fatta.

Titolo: Diglielo da parte mia
Autore: Joan Didion
Traduttore: Adriana Dell'Orto
Pagine: 226
Editore: edizioni e/o
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formato brossura: Diglielo da parte mia

martedì 17 marzo 2015

PRENDILA COSI' - Joan Didion

Non conoscevo Joan Didion fino a che non ho letto un articolo che parlava del suo essere diventata, a ottant'anni suonati, la nuova testimonial degli occhiali da sole Céline. Mi rendo conto che ammetterlo non mi fa questo grande onore, ma non è nemmeno colpa mia se questa autrice, molto prolifica e, soprattutto, molto elogiata negli Stati Uniti, sia stata a lungo bistrattata nel nostro paese. Fortuna, ancora una volta, che ci sono le piccole case editrici che si preoccupano di farci arrivare autori e libri meritevoli, più di quanto non lo facciano le grandi. Nel caso della Didion il merito va alla casa editrice Il saggiatore e alla e/o, che ne stanno pubblicando a poco a poco tutte le opere.

Ma veniamo a noi. Poco tempo dopo aver letto la notizia di cui vi parlavo sopra, su uno store online c’era il suo Prendila così in offerta e non ho saputo resistere: una donna che viene scelta a ottant'anni come testimonial deve essere per forza una gran donna.  E così è stato.

Prendila così racconta di un periodo della vita di Maria – che si pronuncia Mar-ai-a tanto per chiarire le cose fin dal principio. Maria ha trentun anni, alle spalle un matrimonio e un divorzio, una figlia con problemi mentali e una carriera nel cinema che avrebbe potuto decollare, se solo non.  Ora è anche lei rinchiusa da qualche parte e qualcuno, per terapia, le ha suggerito di raccontare la sua storia. Una storia frammentata, difficile, fatta di gioie e di dolori, di speranze e delusioni, di battaglie contro cui a un certo punto la donna ha smesso di lottare. Troppo forte il mondo per le persone fragili. Meglio adattarsi, prenderla così, come viene, perché tanto per persone come lei non c’è soluzione. Nessuno capisce le sue angosce, nel giro di attori, registi e personaggi dello spettacolo che, volente o nolente, frequenta. Nessuno comprende perché non riesca ad accettare che la figlia viva in un istituto da cui lei vorrebbe tirarla fuori. Nessuno comprende non riesca ad innamorarsi, ad essere felice, né perché sia sempre ubriaca o sempre chiusa in casa, a letto, o si diverta a salire in auto e guidare, guidare, guidare, su e giù per l’autostrada o fino al deserto. E forse nemmeno la stessa Maria lo comprende. Così non si pone nemmeno troppe domande quando succede qualcosa di grave proprio accanto a lei. E forse se se lo fosse chiesto, ora non sarebbe qui a raccontare la sua storia.

Prendila così è un libro dalla lettura non sempre semplice. Capitoli brevi e quasi frammentati si alternano ad altri più costruiti. Alla voce di Maria si altera quella di chi le sta attorno, che ne enfatizza la precaria situazione psicofisica. Eppure, nonostante o forse proprio grazie a questo stile non sempre scorrevole, Prendila così è un libro bellissimo, molto intenso e sentito, che riesce a rendere perfettamente lo stato d’animo della sua protagonista. Ne rende la tristezza, la delusione, la fragilità, l’incapacità di sopravvivere in un mondo per lei forse un po’ troppo duro, che la porta a compiere scelte che spesso nemmeno vorrebbe prendere.

Mi è piaciuto molto lo stile asciutto e diretto di Joan Didion. Mi è piaciuto il modo in cui, attraverso un personaggio e le sue interazioni, ha raccontato una parte d’America, ma soprattutto una parte di vita che potrebbe riguardare un po’ tutti. Mi piace il modo in cui ha trattato certi argomenti, senza fare sconti a nessuno.
Come dicevo già prima, per quanto breve, Prendila così non è un libro di facile lettura. Però, ecco, non tutti i libri devono essere facili e scorrevoli. Anzi. A volte sono proprio quelli  più ostici a lasciarci di più.

In questo momento davanti a me ho una copia di un Vanity Fair di qualche settimana fa aperto proprio sulla pubblicità di Céline che ha Joan Didion come protagonista. Ed è proprio una gran figa, passatemi il temine. E lo penso ancor di più ora che so quanto maledettamente brava sia a scrivere.

Titolo: Prendila così
Autore: Joan Didion
Traduttore: A. Dell'Orto
Pagine: 172
Editore: Il saggiatore
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formato brossura:Prendila così