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giovedì 5 ottobre 2017

REQUIEM PER UN'OMBRA - Mario Pistacchio e Laura Toffanello


È da qualche giorno che penso a cosa scrivere di Requiem per un’ombra, il secondo romanzo di Mario Pistacchio e Laura Toffanello pubblicato quest'anno dalla casa editrice 66thand2nd.
Perché vorrei evitare di citare il loro primo romanzo (sì, quello là, quel piccolo capolavoro), così come ho cercato di non pensarci mentre leggevo. Ma è quasi impossibile, purtroppo. Perché se tu autore (voi autori, in questo caso) scrivi un romanzo come L’estate del cane bambino, è naturale che generi una montagna di aspettative nei lettori per il secondo. (Anche perché forse, senza il primo romanzo, io questo Requiem per un’ombra  nemmeno lo avrei letto).

E quindi, per quanti sforzi io possa (e vorrei, davvero) fare, non ci riesco a ignorare l’enorme abisso che, secondo me, c’è tra questi due romanzi.

Lo avevo immaginato, in realtà, già quando avevo scoperto che il nuovo libro sarebbe stato un poliziesco, un hard boiled per essere più precisi: un genere che forse pare semplice e alla portata di tutti. Che ci vuole, in fondo? metti un investigatore tormentato, sempre in bilico tra la legalità e l’illegalità; metti una o più indagini, più o meno oscure; qualche pestaggio; una o due donne misteriose, qualche comprimario e qualche descrizione cupa e tenebrosa et voilà… hai un poliziesco.

E invece no.

Protagonista di Requiem per un’ombra è Sal Puglise, un investigatore privato torinese ormai vicino alla pensione che sta aspettando il grande caso con cui chiudere la sua carriera. In passato lavorava in coppia con un collega, ma qualcosa tra loro si è spezzato e adesso lui avrebbe solo voglia di smettere e riposarsi. Il grande caso sembra arrivare, quando si presenta da lui un tabaccaio che ha picchiato a sangue un rapinatore. Sembrerebbe legittima difesa, ma è la parola del tabaccaio contro quella del ladro. Ci va qualche garanzia di vittoria in più… e bisogna trovarla con discrezione. Puglise accetta il lavoro, facendoselo pagare ben caro… e scoprendo ben presto che è molto più complicato di quello che sembra. Nel frattempo, viene contattato da una donna, Dalia Soriano, che gli chiede aiuto per ritrovare suo fratello Paolo, scomparso da tanti anni. Anche in questo caso, per Sal Puglise le cose si complicano in fretta, riportando alla luce un passato sconvolgente che ancora rischia di rovinare il presente.

Poi ci sono anche altre piccole storie collaterali: quella del barista Sergio e di suo figlio; quella della vicina di casa con cui Puglise condivide cene settimanali; e quella del suo passato, di quello che è successo tra lui e il suo socio.

Perdersi in tutte queste trame e sottotrame è molto semplice. Soprattutto se costruite in modo un po’ raffazzonato, come, purtroppo, in questo caso. Una situazione che si potrebbe anche accettare, se si vedesse che gli sforzi degli autori si sono concentrati su altro: sui personaggi, magari, sulle loro caratteristiche e i loro sentimenti. Invece ci ho trovato solo scimmiottamenti, cliché, elementi già visti e già sentiti in tutti i polizieschi, a cui Mario Pistacchio e Laura Toffanello, per quanto mi riguarda, non sono riusciti ad aggiungere nulla di nuovo (sì, c’è Rico, che mi è piaciuto tantissimo e che ho trovato geniale, anche se sfruttato davvero troppo poco).
Leggendo, a fatica (cosa che per quanto mi riguarda, visto il genere, indica che qualcosa tra me e quel libro non sta funzionando) mi sono chiesta se questo senso di già letto, già visto, fosse una cosa voluta, visto quanto è stata caricata (un esempio: l’investigatore indossa sempre il trench. Ché probabilmente è più figo del loden di manziniana memoria o dell’impermeabile del tenente Colombo).  E non ho trovato una risposta. 

Può darsi che non l’abbia capito io, ci mancherebbe. Però, ecco, per me è stata una vera delusione.

(A tutto questo, aggiungerei che sarebbe servita una miglior cura editoriale, a livello di revisione e di editing del testo, perché ci sono alcune incongruenze, alcune frasi che lette per intero non hanno senso o hanno errori di concordanza che le rendono quasi incomprensibili. Per esempio: I giorni perduti non tornano quasi mai. E quando torna, si presenta senza invito.)

Titolo: Requiem per un'ombra
Autore: Mario Pistacchio, Laura Toffanello
Pagine: 268
Anno: 2017
Editore: 66thand2nd
Acquista su Amazon:
formato brossura: Requiem per un'ombra

giovedì 9 luglio 2015

L'ESTATE DEL CANE BAMBINO - Mario Pistacchio e Laura Toffanello


L’estate del cane bambino di Mario Pistacchio e Laura Toffanello è uno tra i libri più belli che ho letto finora quest’anno. Voglio iniziare così, perché questo romanzo se lo merita tutto.
Ne avevo sentito parlare la prima volta leggendo la lista dei libri candidati al Premio Strega. Ovviamente non è arrivato né in dozzina né in cinquina, ma questo, come sappiamo bene, non vuol dire assolutamente niente. Poi, durante La Grande Invasione a Ivrea quest’anno, ho assistito a una presentazione con i loro autori. Del libro in sé, in realtà, si era parlato poco, ma avevo apprezzato molto il racconto di come era nato e, soprattutto, di quanto importante per i due autori fosse stata la casa editrice che l’ha pubblicato, la 66thand2nd. E questo è ciò che mi ha portato a decidermi finalmente a leggerlo.
Il libro racconta di un’estate degli anni sessanta a Brondolo, un paesino vicino a Venezia, e di un gruppo di ragazzi, di amici, impegnati come tutti a quell’età a giocare a pallone, cercare le figurine e lanciarsi in mille avventure.
Menego aveva quattordici anni, io, Michele e Ercole dodici, Stalino quasi, e il cane nero chissà. Era l’estate del 1961. Il nostro mondo di allora era fatto di morto che resuscitavano per uccidere pescatori ingrati, di velieri portatori di peste, topi e vampiri, di nuvole combattenti e cavalieri inesistenti. Era un tempo in cui le leggende erano vere, e se qualcuno ci avesse detto che era impossibile che un bambino si trasformasse in cane, ci saremmo stretti nelle spalle, infischiandocene.
Tra una partita di calcio, una pesca ai pesce siluro nel Brenta e a una serata alla Base, quartier generale del gruppo, i ragazzi devono però anche lavorare con i loro genitori o aiutarli in casa. Come Vittorio, il protagonista e voce narrante, che deve seguire suo padre nei campi. O come Ercole, che deve sempre portarsi dietro il fratellino più piccolo, Narciso, una palla al piede a cui però vuole molto bene. Un estate come un’altra insomma. Finché non succede qualcosa di terribile. Un bambino scompare e al suo posto compare un cane nero, Houdini. Come vuole la leggenda popolare, il cane sembra davvero aver sostituito il bambino scomparso. Ma i grandi questo non riescono proprio a capirlo e a poco a poco tutto precipita. I ragazzini saranno costretti a crescere di colpo, segnando la fine della loro innocenza e lasciando un segno che si porteranno dietro per sempre.

L’estate del cane bambino è un libro bellissimo. È bello per il ritratto perfetto che da’ della vita dei paesi dell’epoca, per le ipocrisie che sottolinea, i silenzi, i pettegolezzi, ma anche di quel forte legame che si crea tra i ragazzini a quell’età, delle piccole e grandi avventure che si condividono. E rimane un libro bello anche quando l’innocenza è definitivamente perduta, quando la cattiveria degli adulti raggiunge il suo culmine e questi ragazzi si ritrovano a combattere contro qualcosa di più grande di loro. 

Era da un bel po’ di tempo che non mi capitava di leggere un libro tutto d’un fiato non perché non avessi altro da fare ma perché le sue pagine proprio non volevano che io mi staccassi da loro. Era da un po’ che non mi facevo conquistare così tanto da una storia. Poi, certo, dalla mia c’è anche io amo molto i romanzi ambientati nei paesini italiani, forse perché in un paesino ci sono cresciuta e ci vivo tuttora anche io, perché raccolgono tante piccole storie, tante piccole tradizioni, abitudini che da molti forse nemmeno potrebbe essere considerate meritevoli di essere raccontate. Messe tutte insieme, come Mario Pistacchio e Laura Toffanello fanno magistralmente, però creano qualcosa di incredibile.

Insomma, L’estate del cane bambino è un libro che, secondo me, tutti dovrebbero leggere.

Titolo: L'estate del cane bambino
Autore: Mario Pistacchio, Laura Toffanello
Pagine: 218
Editore: 66thand2nd
Acquista su Amazon:
formato brossura: L'estate del cane bambino

lunedì 15 ottobre 2012

PESCI POETI E CARI RICORDI - Sherwood Kiraly

Rollie Zerbs è sempre stato un personaggio fuori dagli schemi, come tutti gli Zerbs di LaPorte. I suoi concittadini lo hanno eletto l'uomo più bizzarro del Missouri. Scapolo per scelta, Rollie ha dedicato la sua vita a un'unica ossessione: controllare una macchina da scrivere fissata al pontile davanti casa, con una lenza legata a ogni tasto, in attesa che la parola poetica dei pesci si riveli dalle acque del Mississippi. Negli ultimi tempi, però, la situazione è peggiorata. Colpito dal morbo di Alzheimer, senza un soldo e incapace di badare a sé stesso, rischia di finire in un istituto. Ma Rollie Zerbs non ci sta ad abbandonare il suo "lavoro", e chiama in soccorso il nipote, Cooper, un redattore di fumetti di Chicago affetto da vuoti di memoria a causa di un trauma cranico. I due hanno un asso nella manica: una vecchia figurina dei Cubs del 1909, che può valere una fortuna tra gli appassionati di baseball. E così la strana coppia di "smemorati", in compagnia di un'ex fiamma di Cooper e una galleria di alcolisti, antiquari e spogliarelliste, intraprende un viaggio picaresco per difendere la libertà di zio Rollie.

E poi ti capitano tra le mani libri di autori fino ad ora sconosciuti, editi da case editrici altrettanto sconosciute (almeno per me, ovviamente) e ti domandi come sia possibile che delle storie così belle siano state lette da così poche persone.
E' più o meno questa ciò che si prova non appena si chiude "Pesci poeti e cari ricordi" di Sherwood Kiraly. Anche se in realtà, la sensazione di stare leggendo qualcosa di bello si ha già dalle prime pagine e poi prosegue per tutta la lettura, che scorre via veloce, talmente ti conquista.

In questo si trova una galleria di personaggi più o meno bislacchi che si ritrovano tutti uniti in un'avventura che ha del picaresco, il cui obiettivo finale è quello di vendere una vecchia figurina di un grande campione di baseball del passato. Quello è l'unico modo per permettere allo zio Rollie di non venire rinchiuso nell'istituto in cui sua cognata lo vuole ricoverare per via della sua sempre più marcata mancanza di memoria e per la sua distrazione. Per lui sarebbe una vera tragedia però, perché non potrebbe più continuare con il suo lavoro di editor per i pesci scrittori, un'occupazione che però non gli sta fruttando molto, non tanto perché i pesci non collaborano quanto perché nessuno è disposto a prendere sul serio le loro composizioni. Insomma, tutti in paese lo considerano un po' suonato.
Verrà in suo aiuto il nipote Cooper, che ha lasciato il paese per andare in cerca di soddisfazioni lavorative in quel di Chicago, dove però, a seguito di una rissa  e di relativa botta in testa, anche lui ha perso un po' di memoria e soprattutto sé stesso. Lo zio Rollie convincerà Cooper a cercare di vendere per lui la figurina a Chicago, salvo poi decidere di accompagnarlo in questo viaggio. Offrirà loro un passaggio in città Charlotte, ex fiamma di Cooper che si è appena separata dal marito, e il figlio Dillon.
E una volta arrivati a Chicago, al gruppetto succederà tutta una serie di rocambolesche avventure con conseguenze più o meno gravi, fino all'immancabile quanto combattuto lieto fine.

E' un libro molto divertente e piacevole da leggere, soprattutto grazie ai due personaggi maschili: lo zio Rollie, un vecchino simpatico che fatica ad ammettere di aver bisogno di qualcuno accanto ma che allo stesso tempo quando vuole è molto, molto indipendente, e il nipote Cooper, che ha sempre visto lo zio come "il donatore di figurine che ammiravo da bambino" e che riuscirà proprio grazie all'aiuto dell'uomo a rimettere in sesto la sua vita andata un po' troppo alla deriva.

Bisogna ammettere che certi situazioni descritte a volte rasentano l'assurdo e l'incredibile, ma questo è assolutamente voluto e funzionale alla storia, perché fa capire che non sempre le soluzioni più sensate sono quelle più giuste. A volte bisogna semplicemente credere e lasciarsi andare.
Perché non solo i pesci possono scrivere poesie, ma se vogliono possono addirittura copiarle.

Una piacevolissima scoperta, una leggera e spensierata ma con una certa poesia che consiglio davvero a tutti!

Nota alla traduzione: a parte qualche stonatura nella traduzione dei proverbi e il cambi drastico nel titolo (l'originale è "Diminished capacity") direi che è fatta abbastanza bene.


Titolo: Pesci poeti e cari ricordi
Autore: Sherwood Kiraly
Traduttore: Ilaria Tarasconi
Pagine: 250
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: 66thand2nd
ISBN: 978-8896538197
Prezzo di copertina: 16,00€
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formato brossura: Pesci poeti e cari ricordi