venerdì 27 luglio 2012

IO SONO DI LEGNO - Giulia Carcasi

Una madre e una figlia. La figlia tiene un diario e la madre lo legge. Alla storia di anaffettività, di sentimenti negati o traditi della giovane Mia, Giulia risponde con la propria storia segnata da quell'"essere di legno" che sembra la malattia, il tormento di entrambe. È come se madre e figlia si scrutassero da lontano, o si spiassero, immobilizzate da una troppo severa autocoscienza. Bisogna tornare indietro. E Giulia lo fa. Torna a riflettere sulla giovinezza ferita dall'egoismo e dalla prepotenza di una sorella falsamente perbenista, sul culto delle apparenze della madre e sul conforto che le viene da una giovane monaca peruviana, Sofia. Torna a rivivere i primi passi da medico, fra corsie e sale operatorie, il matrimonio con un primario, la lunga attesa di una maternità sofferta e desiderata. Più la storia di Giulia si snoda nel buio del passato, più affiorano misteri che chiedono di essere sciolti. E il legno si ammorbidisce. Ma per madre e figlia l'incontro può solo avvenire a costo di pagare il prezzo di una verità difficile, fuori da ogni finzione. 

Non so bene perché ma adoro leggere quei romanzi che hanno ottenuto critiche contrastanti. Se aprite la scheda di Io sono di legno su aNobii troverete sia commenti a 5 stelle sia veri e propri massacri da 1 stellina. La cosa buffa è che in realtà, quando ho preso il libro, non lo sapevo. Ad attirarmi è stata la copertina, che trovo bellissima, e anche la trama, che preannuncia un dialogo scritto, onesto e sincero, tra madre e figlia. Poi, arrivata a casa, ho scoperto appunto che questo romanzo è stato accolto in modo a volte diametralmente opposto dai vari lettori.

La prima cosa che fa un certo effetto è il fatto che Giulia Carcasi ha scritto questo romanzo a soli 23 anni, senza che la sua giovane età traspaia troppo nel suo stile narrativo. Certo, parla del rapporto tra una madre e la figlia adolescente, un argomento difficile da trattare se non sei (o sei stata da poco) o l'una o l'altra. Tuttavia, l'autrice riesce a farlo senza eccessiva ingenuità, senza perdersi in infantilismi e con uno stile che rimane comunque sempre di un certo livello durante tutto l'arco della narrazione.
E la trama anche non è poi così male. Una madre, Giulia,  viste le difficoltà a comunicare con la figlia Mia, decide, pur sapendo quanto sia sbagliato, di leggerne il diario e di scrivere a sua volta la sua storia, per spiegare alla figlia alcune cose che a voce non sarebbe in grado di dirle.
I capitoli si alternano tra il diario di Mia, liceale irrequieta che ancora non ha capito cosa vuole dalla sua vita, che ha paura di innamorarsi e di lasciarsi andare per non dover soffrire, che passa da un letto all'altro e si rifiuta di provare ogni sentimento. 
Negli altri capitoli è la madre a raccontare la sua storia. Terza figlia, vissuta sempre nell'ombra della (stronzissima!) sorella maggiore, ha sempre  raccattato gli avanzi dell'affetto che i genitori, i ragazzi e gli uomini hanno dedicato ad altri. Solo con due persone ha potuto essere davvero se stessa: suor Sofia e Miguel, entrambi peruviani, entrambi innamorati della donna (amicizia e amore sanno essere sentimenti fortissimi).
Giulia racconterà alla figlia tutto il suo passato, anche i ricordi più dolorosi o imbarazzanti, per spronarla a vivere e a lasciarsi andare a tutto quello che la vita le mette davanti.

Eppure, nonostante queste premesse, qualcosa non ha funzionato. Sarà che non sono ancora madre, sarò che non sono mai stata (perché non ho potuto o non ho voluto) una liceale tanto complicata e ribelle. Sarà anche che non mi sognerei mai di condividere niente di simile con mia madre sulla sua o sulla mia vita. Fatto sta che ho trovaot il libro un po' artificioso e costruito. 
La Carcasi cerca di infilare ovunque troppe frasi ad effetto per attirare l'attenzione del lettore, frasi fatte, costruite a tavolino che tolgono molta della naturalezza della narrazione (alla fine si tratta di due diari, uno di un'adolescente, uno di una donna che fa il medico e ha sofferto molto... non sono due filosofe!). E a mio avviso risultano molto più belle quelle frasi non costruite, che capitano quasi per caso e che sono talmente tanto spontanee che bisogna leggerle due volte per rendersi conto di quanto sono belle.

Non lo so. Sicuramente la Carcasi ha tantissimo potenziale, scrive bene e il libro si legge in poche ore perché riesce a catturarti. Però forse dovrebbe cercare meno l'effetto e concentrarsi di più sulla vera sostanza di quello che racconta.
Ancora una volta quindi mi colloco nel mezzo delle critiche. Un senza infamia e senza lode, che si legge bene, che offre qualche spunto di riflessione ma che trasmette anche un po' di irritazione.
Insomma, decidete voi se leggerlo o no.


Titolo:Io sono di legno
Autore:Giulia Carcasi
Pagine:140
Prezzo di copertina: 7,00€
Editore: Feltrinelli
Acquista su Amazon:
formato brossura: Io sono di legno (Universale economica)>


Liebster blog Award

Sebbene mi faccia un piacere immenso ricevere questi premi, ammetto di non aver mai fatto nulla di quello che viene richiesto di fare quando ne viene assegnato uno. Non ho mai risposto a domande, non ho mai selezionato altri blog... insomma, me ne sono sempre tenuta lontana. Ma non perché non li trovi un'iniziativa originale e bella. Semplicemente, sono pigra e non amo molto parlare di me o rispondere a domande troppo personali che, a volte, esulano troppo dal mondo dei libri.
Questa volta però ho deciso di partecipare anche io. Un po' per provarci, almeno una volta, un po' perché comunque le domande poste sono tutte belle letterarie.

Ringrazio quindi Peek-a booK! per avermi assegnato questo premio:


Con il "Liebster blog Award" vengono premiati i nuovi bloggers che hanno meno di 200 follower. Le regole sono le seguenti:
  1. Ogni persona deve raccontare 11 cose di sè.
  2. Deve rispondere ad 11 domande che gli ha fatto chi gli ha dato l'award e inventarne altre 11 da sottoporre ai blogger che vorrà premiare a sua volta.
  3.  Scegli 11 blogger da premiare ed elencali nel tuo post.
  4.  Dì loro che li hai premiati.
  5.  Ricorda, non puoi ridare l'award a chi te l'ha dato.

Iniziamo con le 11 cose su di me:

  1. Preferisco scrivere anziché parlare. Ma perché sono estremamente timida e so che quando guardo in faccia qualcuno non riuscirò mai ad esprimere perfettamente quello che vorrei. Un problema che per iscritto invece non ho.
  2. Sono estremamente romantica, credo nell'amore a prima vista, nel vissero per sempre felici e contenti, nel "sole cuore amore" e in tutte queste smancerie qui.
  3. Fino a 11 anni il mio sogno era di fare l'astronauta. Dagli 11 ai 16 di vincere il Nobel per la letteratura
  4. Sei anni fa sono stata operata alla mandibola per via di una forte asimmetria che mi stava portando al blocco totale. Ora sono dritta, ma quando  la apro si sente un "click" a 50 metri di distanza
  5. Adoro le caramelle gommose. E il tiramisu della mia mamma.
  6. Canto spesso a squarciagola in auto con i finestrini aperti. Anche se sono stonatissima.
  7. Adoro i Peanuts di Charles M. Schulz e sono convinta che il mondo sarebbe migliore se tutti li leggessero
  8. Lo so che non si dovrebbe, ma c'è una persona che odio con tutto il cuore perché ha cercato di rovinare in ogni modo la cosa più bella che ho. E perché so che ci riproverà.
  9. Non sopporto chi in pizzeria ordina sempre e solo la pizza Margherita.
  10. Sono goffa, estremamente goffa. E mi sbrodolo sempre quando mangio.
  11. Amo il mare e detesto la montagna (un po' meno ora da quando sto imparando ad andare sullo snowboard)


Ora rispondo alle 11 domande che mi ha posto Peek-a-booK!:


La stagione delle vacanze ormai alle porte in che modo influisce sulle vostre letture? Avete più o meno tempo per leggere in estate?
Tendo a scegliere libri un po' più leggeri d'estate, ma perché sono spesso al mare e non riuscirei a concentrarmi su romanzi più impegnativi. Leggo più o meno la stessa quantità di libri degli altri mesi dell'anno, tantissimi quindi.

Avete mai riletto un libro? Avete dei libri preferiti che vi piace leggere e rileggere?
Un sacco di volte. "Cent'anni di solitudine" e "L'amore ai tempi del colera" di Garcia Marquez: letti più volte sia in italiano sia in lingua originale

Fai parte di un gruppo di lettura?
Nu

I libri preferite comprarli o prenderli in prestito in biblioteca?
Comprarli, decisamente (e ancor meglio, farmeli regalare :P)

Cosa utilizzate per segnare il punto in cui siete arrivati a leggere un libro? Usate segnalibri, foglietti di carta, fate le orecchie alla pagina?
Segnalibri di solito. Se non ne ho a portata di mano, qualunque altra cosa (tessere, fogli di carta, cartoline, anche la carta igienica è capitato...)

Quale è il tuo genere di libri preferito?

Mah, leggo un po' di tutto, tranne i fantasy e i thriller

Preferisci libri che compongono una serie o libri singoli?

Dipende dalla trama e dalla bravura dell'autore. Ho adorato gli Harry Potter (che mi vanto di aver iniziato a leggere ancor prima che uscissero i film) così come la saga di Jasper Ford. Diciamo che non so se reggerei per più di 7 libri.

Hai mai pianto leggendo un libro?
Eccome! con "Io & Marley" ero una fontana, ma anche con tantissimi altri.

Perchè hai deciso di aprire un blog?
Ho sempre amato commentare i libri che leggo. E il blog è uno strumento efficace per raggiungere più persone, che potranno pensarla come me ma anche esattamente l'opposto.

Parli più di una lingua?
Yep! Ho studiato Lingue all'università e parlo inglese e spagnolo

Cosa ne pensi degli e-books e degli e-book readers?
Sto cercando di resistere il più possibile perché l'idea che i libri di carta possano sparire mi riempie di una tristezza profonda.  "Mettere un fiorellino a essiccarsi tra le pagine che ti sono piaciute di più? Prova a farlo con un e-book" (cit.)

Le mie 11 domande, tutte a tema letterario, a cui dovranno rispondere i blogger che ho selezionato:

  1. Ti ricordi qual è stato il primo libro che hai letto?
  2. Scoppia un incendio nella tua libreria. Puoi salvare solo 3 libri. Quali salvi e perché?
  3. Con quale scrittore/scrittrice (vivente o defunto) ti piacerebbe andare a cena fuori?
  4. Qual è il libro che ti piacerebbe aver scritto?
  5. Quale è il libro più brutto che hai letto?
  6. Hai mai usufruito del book crossing?
  7. Dove acquisti generalmente i tuoi libri?
  8. Leggi gialli? se sì, chi è il tuo investigatore/investigatrice preferito/a?
  9. Ti capita mai di giudicare le persone da quello che leggono?
  10. Qual è la tua copertina preferita?
  11. Qual è l'ultimo libro che hai acquistato?

Ed ecco i vincitori!
Blog novel: il romanzo 
Vite di carta 
Bibliomania
Bulimia letteraria
Letterando con Marty
Life with me
Librangolo acuto
Inchiostro Bianco

e mi fermo qua, tanto 8 o 11 è uguale, no?

Mamma mia che fatica ragazzi scrivere questi post!
A breve arriverà anche la recensione di "Io sono di legno" di Giulia Carcasi

mercoledì 25 luglio 2012

LA MANO CHE TENEVA LA MIA - Maggie O'Farrel

Nella vitale Londra del secondo dopoguerra, la giovane Lexie Sinclair, appena arrivata dalle campagne del Devon, sente che tutto è possibile. Mentre cerca di realizzare il sogno di diventare giornalista, viene in contatto con un mondo pervaso da uno straordinario fermento culturale: la Soho degli anni Cinquanta. Quartiere bohème di locali rumorosi, prostitute, immigrati, e di artisti e intellettuali, come Francis Bacon, Lucien Freud o John Deakin. Qui Lexie trova anche l'amore in un uomo più grande di lei, un importante editore. Nella Londra di oggi, Elina, una giovane artista finlandese, ha in comune con la sua coetanea di cinquant'anni prima la grande attrazione per questa città e la voglia di affermarsi nel proprio lavoro. Ma Elina è diventata mamma da poco e fatica a superare le difficoltà delle prime settimane a casa con un neonato. Ted, il padre del bambino, le sta accanto in questo momento delicato e anche lui fa i conti con la paternità. Guardando il figlio, la mente di Ted corre alla propria infanzia, ma riaffiorano immagini, ricordi, pensieri che non coincidono con quello che lui sa del proprio passato... Un romanzo cinematografico e insieme poetico che avvicina sino a fonderle due storie unite da un legame segreto. 

Ammetto che mi ci è voluto più tempo del solito per finire questo romanzo. Forse perché non gli stavo dedicando la giusta attenzione, leggendolo solo in ritagli di tempo non sufficienti per farmici appassionare. Forse perché all'inizio effettivamente la trama non è poi così coinvolgente da costringerti a leggere in ogni momento. E ammetto anche che dopo un centinaio di pagine ho iniziato ad avere persino qualche dubbio, non al punto da decidere di non finirlo, certo, ma di trovarmi davanti a un libro senza nulla da dire (e senza quindi riuscire a giustificarmi tutti i commenti entusiastici su aNobii).
Beh, mi sbagliavo. Perché non appena ho iniziato a leggere "seriamente" il romanzo, ne sono stata letteralmente travolta.

La narrazione si divide in due piani distinti: il primo è ambientato negli anni cinquanta e racconta di Lexie, una ragazza che abbandona la campagna per andare a vivere a Londra con il sogno di diventare giornalista. Lì incontrerà l'amore della sua vita, a cui dovrà rinunciare troppo presto, e imparerà a cavarsela da sola in tutte le situazioni che la vita le metterà di fronte.
Il secondo piano è invece ambientato ai giorni nostri  e racconta di Elina, sopravvissuta a un parto difficilissimo, che affronta i primi giorni di maternità. Accanto a lei c'è il marito Ted che, grazie al figlio, piano piano inizerà a ricordare cose del suo passato che aveva dimenticato: dapprima ricordi confusi, che diventeranno a poco a poco sempre più netti e lo porteranno a scoprire un'incredibile verità. A un certo punto ovviamente i due piani si interesecheranno in modo inaspettato e sconvolgente.

Maggie O'Farrell riesce a descrivere molto bene e a rendere molto appassionanti, una volta che sono decollate, le due storie parallele che formano il libro. Io ho fatto più fatica con quella ambientata ai giorni nostri, ma forse perché non riuscivo a capire tanto bene dove volesse arrivare. Non appena però le due trame si intersecano, dapprima con semplici espedienti, poi in modo più profondo, entrambe le storie assumono un significato e un aspetto più profondo. Ci sono due storie d'amore, nel passato e nel presente, ci sono due donne che devono fare i conti con la maternità, c'è la difficoltà ad ambientarsi e la voglia di riuscirci.
Tutti i personaggi sono ben caratterizzati, anche se dal mio punto di vista i migliori sono quelli femminili: Lexie ed Elina, due donne lontane nel tempo eppure molto simili, con le stesse passioni, con lo stesso amore, profondo e viscerale, per i figli e le stesse paure. Ma anche Margot, altra protagonista fondamentale della vicenda, ha un carattere molto ben descritto, al punto che ti viene più volte voglia di darle un pugno. Gli uomini appaiono invece un po' più deboli, incerti, ma probabilmente è una scelta voluta dall'autrice.

E poi c'è questo titolo semplicemente meraviglioso, rimasto per fortuna molto simile all'originale, che ha avuto un ruolo decisivo nella scelta di farmi leggere il romanzo. E, grazie al cielo, non è stato un abbaglio.
Decisamente consigliato!

Titolo: La mano che teneva la mia
Autore: Maggie O'Farrell
Traduttore: Valeria Bastia
Pagine:379
Prezzo di copertina: 18,50 €
Editore: Guanda
Acquista su Amazon:


venerdì 20 luglio 2012

IO SONO IL LIBANESE - Giancarlo De Cataldo

Roma, 1976. Un anno prima che tutto accada. Il Libanese freme. Il Libanese ha tre amici, Dandi, il Bufalo, Scrocchiazeppi. Passa con loro da un colpetto all'altro, tiene le armi delle altre bande. Il Terribile, che aspira a diventare il capo dei capi, tratta lui e gli altri pischelli come miserabili. Ma il Libanese non è uno dei tanti. Il Libanese ha un sogno. Un sogno ancora troppo grande per lui. Poi, una sera, il Libanese incontra Giada. Lei è bella, ricca, inquieta. Lei vuole cambiare le cose. Lei vuole fare la rivoluzione. Giada appartiene a un altro mondo. Il Libanese ne è stregato. E nello stesso tempo comincia a intuire che proprio da quel mondo potrà venire l'idea che gli permetterà di rendere il suo sogno una realtà. È grazie a lei, inconsapevole guida, che il Libanese penetra nel mondo dei ricchi, prima come pusher di un grande artista schiavo dell'eroina, e poi organizzando, con i suoi compari, un primo sequestro di persona (preludio di quello che segnerà, appena pochi mesi dopo, la nascita della Banda): il sequestro di un ricchissimo palazzinaro, padre di Sandro, l'amico del cuore di Giada... 

"Romanzo Criminale" è uno di quei libri a cui mi sono avvicinata  con estrema titubanza. Avete presente, no, quei romanzi di cui avete una vaga idea dell'argomento che trattano e che pensate non siano adatti a voi? Ecco, per me, "Romanzo Criminale" rientrava in questa categoria.  Insomma, parla di un'organizzazione criminale, la banda della Magliana, che ha operato in giri di prostituzione, traffico di droga, furti e gioco d'azzardo nella Roma degli anni '70 e '80.
Eppure, nonostante la violenza, nonostante la crudezza e nonostante il forte accento romano nella scrittura (è un mio grandissimo limite, ho delle serie difficoltà a leggere romanzi scritti in dialetto), l'ho trovato un libro bellissimo, di quelli che ti aprono gli occhi, di quelli che inizi e non vorresti finire più. Ho visto e amato molto anche il film che ne è stato tratto, diretto da Michele Placido con i migliori (e sicuramente anche i più belli) attori italiani di questo periodo: Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Stefano Accorsi, Elio Germano, per citarne alcuni (non ho invece seguito la serie tv, sebbene tutti mi dicano che è ancor meglio del film).
Comunque, viste queste premesse, quando ho notato sullo scaffale di una libreria questo nuovo romanzo di Giancarlo De Cataldo con protagonista il Libanese la reazione è stata entusiastica.
Un entusiasmo che però già si è un pochino smorzato vedendo lo spessore del libro: troppo sottile per poter racchiudere tutti gli intrecci che avevano tanto ben caratterizzato il precedente!
E, purtroppo, avevo ragione.

"Io sono il Libanese" è una sorta di prequel di "Romanzo criminale". Ci presenta un "Libano" alle prime armi, che sogna di diventare re di Roma ma che ancora non sa bene come fare. Traffico di droga? Traffico di armi? Combutta con la camorra? Rapine? Rapimenti?
Il Libanese le prova un po' tutte, tutte con scarso successo, al punto che, se non fosse per l'incredibile determinazione del personaggio, si stenterebbe a credere che questo teppistello di strada diventerà il capo della banda della Magliana.
Accanto a lui ci sono già alcuni dei personaggi che lo affiancheranno in futuro: ci sono il Dandi e il Bufalo, suoi amici d'infanzia e di strada. C'è il primo incontro con il Freddo e con Nembokid, i primi scontri con il Terribile. Manca invece la polizia, un aspetto molto imporante e significativo di "Romanzo criminale", perché il Libanese non è ancora abbastanza influente e pericoloso perché qualcuno debba indagare su di lui.
E poi, ovviamente, c'è una ragazza. Giada, una giovane figlia di papà in lotta con la società (una figura forse un po' stereotipata degli anni '70 e '80), per la quale il Libano perde la testa. Inizialmente la vede come una possibile macchina per fare soldi, visto il suo giro di amicizie e il consumo di droga che ne deriva, poi se ne innamora, poi le differenze diventano inconciliabili, fino all'abbastanza prevedibile epilogo.

Non sto dicendo che il romanzo non mi sia piaciuto eh. Lo stile di De Cataldo è sempre molto particolare e molto piacevole da leggere, e dimostra ancora una volta la sua capacità e la sua bravura nell'offrire un ritratto di una parte di società italiana del passato.
Dico solo che mi aspettavo di più. Molto di più. Una trama più approfondita, più episodi del passato del Libanese che aiutassero a capire come ha fatto a diventare quel che è diventato. Invece, è come se non succedesse quasi niente, al punto che si arriva a pensare che la storia principale che voleva narrarci l'autore era quella d'amore.

Temo che chi, come me, ha amato "Romanzo criminale" non potrà che rimanere deluso. Chi invece si avvicina per la prima volta a De Cataldo apprezzerà sicuramente lo stile, proverà anche una certa simpatia per i personaggi, senza che però rimanga molto altro.


Titolo: Io sono il libanese
Autore: Giancarlo De Cataldo
Pagine: 131
Prezzo di copertina: 13 €
Editore: Einaudi
Acquista su Amazon:

giovedì 19 luglio 2012

Sul comodino - speciale compleanno (ultimo capitolo)

E siamo arrivati all'ultimo capitolo dei regali di compleanno letterari di quest'anno (a meno che non riceva qualcosa di inaspettato da qualcuno che non conosco, ma dubito...).
Per fortuna, ci sono anche mille altre occasioni in cui ricevo (o semplicemente, mi compro) libri... anche se con tutti quelli che ho accumulato sul comodino in questi giorni direi che posso arrivare tranquillamente fino a ottobre.
Ecco gli ultimi due arrivati, uno per il compleanno e uno per il "mesiversario":


"La mano che teneva la mia" di Maggie O'Farrell: ultimo regalo di compleanno, specificatamente richiesto a una mia amica che mi aveva chiesto tempo fa che libro poteva regalarmi (dal momento che abbiamo dei gusti moooooolto diversi). Di questo libro, ancor prima della trama, mi ha attirato molto il titolo, che trovo dolcissimo. Ho letto diversi commenti positivi e spero non si sbaglino.

"New York" di Edward Rutherford: ero un po' combattuta quando ho visto questo romanzo e il mio ragazzo ha deciso che me lo avrebbe regalato per i nostri 15 mesi. Ne sono stata sempre attratta, nonostante la mole notevole (più di 900 pagine), ma ho sempre avuto qualche titubanza perché in passato hanno tentato di farmi leggere un altro libro di questo autore, "I principi d'Irlanda", e mi ero arenata credo a pagina 100. Però effettivamente la storia di New York non va troppo indietro nel passato ed è una storia diversa. Quindi alla fine la mia attrazione ha vinto.


Ringrazio tantissimo Barbara (oltre che per il libro, per la bellissima dedica) e, ancora una volta, ringrazio anche il mio lettore rampante.

mercoledì 18 luglio 2012

UNA SPOSA CONVENIENTE - Elsa Chabrol

In uno sperduto paesino di montagna nella Francia del sud i pochi abitanti rimasti sono tutti più vicini ai novanta che ai settanta. I giovani se ne sono andati da tempo, a eccezione di Pierrot, un "ragazzo" di quarantasette anni che per quei vecchietti brontoloni rappresenta la salvezza. Pierrot è infatti munito di una macchina ed è generoso: è lui che sbriga tutte le commissioni, fa la spesa per il gruppetto, distribuisce la posta, ripara quel che si rompe. Ma un giorno Pierrot annuncia che vuole andarsene per cercare moglie. Dopo il panico iniziale, gli anziani accantonano i loro reciproci rancori per far fronte all'emergenza e mettono in atto un diabolico piano per trovare a Pierrot la moglie giusta... su Internet! Costringendolo così a restare nei paraggi. 

C'è un piccolo paese, un gruppo di case più che altro, sulle colline alessandrine proprio ai confini con la Liguria, che porta il mio cognome. Non so quanti abitanti vi risiedano adesso, ma già pochi anni fa bastavano le dita di due mani per poterli contare. Certo, non è sempre stato così: quando ci vivevano i miei nonni e mio padre di gente ce n'era tanta (o comunque, tanta rispetto ad adesso). Poi però è passato il tempo: i più anziani sono morti a poco a poco, i più giovani se ne sono andati, vuoi per lavoro, vuoi per amore, vuoi semplicemente per comodità, e in quelle quattro case non ci è rimasto praticamente nessuno.
E' una storia comune a molte piccole frazioni di campagna, che sono rimaste in qualche modo ancorate al passato e che, con l'avvento del progresso, hanno più o meno consapevolmente deciso di rimanere indietro.

Ed è proprio quello che succede a Poulipeac, la piccola frazione nel sud della Francia, in cui è ambientato il romanzo "Una sposa conveniente". In quel gruppo di case sono rimaste meno di quindici persone: la più anziana, Juliette, è una centounenne molto in gamba che passa le sue giornate ad allenarsi a fare espressioni da morta, a pronunciare ogni sua parola come se fosse l'ultima e a tenere d'occhio tutto il paese dalla sua finestra. Il più giovane è Pierrot, un omone di quarantesette anni, rimasto in paese per accudire l'anzia madre e che svolge per tutti gli abitanti del luogo il ruolo di fattorino (in quanto è l'unico ad avere l'automobile) e tutto fare.
Quando la madre di Pierrot muore improvvisamente, tutta la popolazione di Poulipeac cade nello sconforto: non solo perché il loro già esiguo numero si è ridotto ancora di più, ma soprattutto perché Pierrot decide che è ora di andarsene, di cercare di costruirsi una vita e una famiglia, cosa che difficilmente potrà avvenire in paese vista la scaristà di popolazione femminile aldisotto dei cinquant'anni.
Gli altri abitanti vanno nel panico: se Pierrot se ne va, loro rimarranno ancora più isolate e abbandonati a loro stessi. Nessuno farà più la spesa per loro, nessuno li aiuterà più nei lavori di casa. Rimarranno ancora più soli.
Per risolvere il problema decidono allora di cercare loro una moglie per l'uomo, una donna disposta ad andare a vivere in un paesino sperduto, in cui ancora salta la corrente in caso di maltempo e che ancora rimane isolato quando nevica. Come fare a trovarla? Ma tramite internet, naturalmente!
Basterà andare su un sito per single,  creare un falso profilo di Pierrot, scegliere una donna, preferibilmente straniera, corteggiarla un po' e raccontarle la verità solo quando sarà il momento, magari dopo il matrimonio.
Il tutto ovviamente di nascosto da Pierrot, che non accetterebbe mai questa interferenza nella sua vita da parte di dieci vecchini ficcanaso.
Inutile dire che l'idea si rivelerà un esilarantissimo disastro.

E' un libro davvero carino, questo della Chabrol, in grado di offrire un ritratto molto, molto fedele della vita in queste piccole frazioni quasi deserte, che alla fin fine tendono ad assomigliarsi un po' tutte. La forza di questo romanzo non sta tanto nella trama, sebbene sia molto buffa e divertente nella sua banalità, ma nella caratterizzazione dei personaggi del paese: dalla già citata Juliette, con la sua bella lapide già pronta che al momento tiene in salotto per quando sarà ora di usarla e che mostra a tutti con orgoglio, a tutti gli altri abitanti. C'è "La Talpa", ad esempio, una ottantottenne che ha come ultimo desiderio quello di non morire vergine e che cerca quindi di adescare qualunque uomo le si avvicini; c'è "la Vispetta", che vive in funzione dei programmi in tv e che odia tutti gli uomini dopo essere stata abbandonata dal marito, un odio che ha trasmesso anche alla figlia Aurelie, anch'essa abbandonata, impedendole di vivere le sue passioni. C'è Ginette, che nutre un amore immenso che sfocia nell'idolatria verso il figlio cialtrone e che si occupa del marito un po' fuori di testa, convinto che la bottega del paese che gestiva da giovane sia ancora aperta. E poi ci sono "i Crucchi", i forestieri trasferitisi in paese da poco per cercare di fuggire dal dolore della perdita del figlio.
Insomma, Elsa Chabrol è riuscita a creare una galleria di personaggi incredibilmente ben caratterizzata, che interpretano al meglio la vita nei piccoli paesini, dove vecchi ranconti, antipatie, prese in giro, pettegolezzi e ricordi del passato alimentano la vita di tutti i giorni, rendendola stabile e sicura e nascondendo quell'affetto e quella solidarietà che in realtà tutti provano nei momenti più tristi.

E' un libro leggero, che si legge in fretta, a tratti molti divertente, a tratti un po' malinconico. Sicuramente non è un capolavoro della letteratura mondiale, ma, a mio avviso, merita di essere letto.

Nota alla traduzione: pessima scelta del titolo italiano che si discosta troppo sia dall'originale ("L'heure de Juliette"), sia dal significato del libro.
Ci sono poi diverse note, alcune dell'autrice altre del traduttore, non sempre indispensabili.


Titolo: Una sposa conveniente
Autore: Elsa Chabrol
Traduttore: Francesco Bruno
Pagine:303
Prezzo di copertina: 9,50 €
Editore: Sperling Paperback
Acquista su Amazon:

sabato 14 luglio 2012

ACQUA AGLI ELEFANTI - Sara Gruen

In un giorno degli anni Trenta a Norwich, una piccola città del Connecticut, passa il treno che trasporta "Il Più Strabiliante Spettacolo del Mondo dei Fratelli Benzini", uno di quei circhi itineranti che attraversano in lungo e in largo l'America stremata dalla Grande Depressione col loro strabiliante carico di donne-cannone, nani, mostri e animali esotici. Jacob Jankowski, giovane studente di veterinaria di Norwich, accetta di buon grado la proposta, avanzatagli da Zio Al, il megalomane proprietario del circo dei Fratelli Benzini, di curare gli animali del circo. In quel mondo, sottoposto ai capricci e agli umori del volubile direttore e domatore August Rosenbluth, Jacob viene profondamente turbato da due seducenti figure: Marlena, la bella moglie di Rosenbluth, la ragazza che lascia ogni sera stupefatti gli spettatori coi suoi numeri acrobatici ed equestri, e Rosie, l'immensa, pacifica elefantessa che brama limonate e sembra incapace di obbedire al più semplice dei comandi. Un turbamento pericoloso, visto che sia Marlena che Rosie sono in balìa di Rosenbluth, prime vittime della sua gelosia, dei suoi instabili umori e della sua inarrestabile violenza.

Non amo molto il circo. Ci sono andata solo una volta in vita mia, ma ero troppo piccola per ricordarmi. E' un mondo che non mi ha mai affascinato. I clown mi incutono un certo timore, credo per via del trauma infantile della mia generazione, ovvero il film "IT" tratto dal celebre romanzo di Stephen King. E, pur essendo una grande estimatrice dei lungometraggi della Disney, Dumbo non rientra tra i miei preferiti. E' troppo triste dai, "gli muore la mamma e tutti lo prendono per il culo per via delle orecchie" (cit.).
Per cui direi che non è difficile immaginare quanto sia stato difficile per me decidere di leggere questo romanzo: ai commenti entusiastici letti in giro si sovrapponeva la mia avversione per il mondo circense. Però alla fine mi sono detta che o il mondo è pieno di lettori che sono amanti del circo oppure in questo romanzo ci deve essere qualcosa di più.

Il problema è che, pur avendolo finito qualche ora fa, non sono ancora riuscita a decidere se questo qualcosa in più c'è davvero oppure no.
Il romanzo racconta di Jacob Jankowsky, che perde i genitori in un incidente stradale pochi giorni prima degli esami finali per diventare veterinario. Il ragazzo rimane sconvolto, anche perché scopre che tutte le proprietà dei genitori, studio veterinario del padre compreso, andranno alla banca, per pagare il debito che hanno contratto per pagare gli studi al figlio. Jacob fugge proprio durante l'esame, e, confuso e disperato, salta su un treno. Ma non è un treno qualsiasi. E' quello che trasporta "Il più strabiliante spettacolo del mondo dei fratelli Benzini". Dopo un po' di diffidenza iniziale, Jacob verrà accolto come veterinario e preso sotto l'ala protettiva di August Rosenbluth, direttore e domatore, sposato con la bellissima Marlena. Un rapporto strano quello tra i tre, reso ancora più difficile dal carattere volubile, lunatico e violento di August e dalla passione che inevitabilmente nascerà tra Jacob e Marlena. 
Nel loro rapporto si inserisce poi anche Rose, un'elefantessa buffa e pacioccosa che esegue ordini solo se dati in polacco, e su cui August sfogherà spesso la sua violenza. Fino ad arrivare a un punto di non ritorno.

Il romanzo si sviluppa su due fronti, entrambi con Jacob come narratore. C'è lui da anziano, chiuso dai figli in una casa di riposo, che, dopo l'arrivo di un circo in città, ricorda la sua storia, un po' sognando e un po' raccontandola all'unica infermiera che con il tempo è diventata sua amica. L'altra narrazione è proprio quella di Jacob da giovane, della sua vita nel circo e del suo amore per Marlena e per gli animali di cui si occupa.
Il problema è che io ho trovato questa narrazione un po' superficiale. Come se gli eventi andassero avanti perché devo andare avanti ma senza che ci sia una vera motivazione come motore dell'azione. Questo si nota soprattutto nel rapporto con August, nel rapporto con Walter, il clown nano con cui Jacob condivide il vagone e che all'inizio maltratta il ragazzo per poi cambiare idea quasi di colpo (sì, Jacob da' un suggerimento per far stare meglio il suo cane, ma questo non giustifica il passaggio da "ti odio" a "sei il mio migliore amico" nel giro di poche pagine) e anche nel rapporto con gli animali. E' come se l'autrice a un certo punto si fosse ricordata che lui è veterinario e ha iniziato a piazzare frasi e scene che mostrano il suo amore per questi animali.
Per carità, l'autrice ci offre un bellissimo ritratto della vita circense dell'epoca, di come funzionavano le cose in America in quegli anni: i circhi intineranti su rotaie, oggi completamente spariti, la differenza di trattamento tra operai e artisti, il rapporto con la folla che assiste agli spettacoli. E presenta anche un significativo affresco della vita degli anziani in certe case di riposo (per fortuna non sono tutte così) e di quanto, troppe volte, questi vengano visti come un peso dai figli o da chi si deve occupare di loro, pur non essendo certo questo il tema principale.

Eppure, qualcosa non mi ha convinto del tutto. Forse ho trovato la storia un pochino prevedibile, con un finale abbastanza scontato (sia quello della storia nel passato sia quello ambientato nel presente) e una trama che poteva forse essere approfondita un po' di più.
Comunque però una volta iniziato non sono più riuscita a staccarmene, sa prenderti e catturarti come non molti libri sanno fare (per dirvi, ieri sera sono tornata a casa dopo mezzanotte e sono andata a dormire almeno un'ora dopo per poterlo leggere e stamattina mi sono svegliata alle 8 e alzata dal letto alle 10 per lo stesso motivo).
 Insomma, una lettura veloce, piacevole, un pochino banale, ma che comunque non mi sento assolutamente di sconsigliare.
E poi l'elenfatessa Rosie è simpaticissima!

Nota alla traduzione: a parte quel "vedere rosso" che non mi convince tanto ma che potrebbe essere così anche in lingua originale, per il resto direi nulla da dire!

Titolo:Acqua agli elefanti
Autore: Sara Gruen
Traduttore: Ada Arduini
Pagine:363
Prezzo di copertina 9 €
Editore: Beat
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