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domenica 21 settembre 2014

BRACCIALETTI ROSSI - Albert Espinosa

Non sono una grande fan delle serie tv. Quando ero più piccola le guardavo spesso, ma poi per mancanza di tempo, di voglia, e soprattutto per incapacità di aspettare una settimana per sapere come va a finire una storia, ho lasciato perdere. 
Per cui non ho visto nemmeno Braccialetti rossi, la serie andata in onda a gennaio di quest'anno su RaiUno, ambientata nel reparto di oncologia pediatrica di un ospedale. So che è stato un grande successo, che ha portato all'attenzione di tutti vite e situazioni che non tutti forse immaginavano. Ho poi scoperto che la serie è stata scritta da Albert Espinosa, scrittore e sceneggiatore spagnolo, che ha combattuto per dieci anni e, alla fine, sconfitto un tumore che lo ha lasciato senza una gamba, un polmone e un pezzo di fegato. 

La serie, si dice, è tratta dal primo libro dell'autore, che poi ha riadattato per il piccolo schermo. Peccato che si siano dimenticati di dire che la serie è solo ispirata al libro, che non è un romanzo o un diario della vita in ospedale dello scrittore, ma una sorta di manuale di self-help che ti dovrebbe insegnare come affrontare le cose brutte che ci possono colpire.

Furbi, quelli della Salani a riportare in copertina il titolo della serie, che con l'originale non c'entra assolutamente nulla. Certo, lo hanno messo come sottotitolo, Il mondo giallo, ma se uno non ha un minimo di tempo o voglia di informarsi e acquista il libro sull'onda dell'entusiasmo, rimane sicuramente fregato.

Io i manuali di self-help non li sopporto. Non riesco a capirne il senso, non capisco come si possa pensare che ogni persona diversa possa affrontare allo stesso modo una malattia, una tragedia, un calo di autostima o quel che è. E per me è ancora più strano pensare che un libro del genere sia stato scritto da chi una terribile malattia l'ha affrontata, da chi abbia incontrato sulla sua strada diverse tipologie di persone, diverse reazioni e diversi modi di affrontarla. L'impressione che si ha è che Espinosa voglia dire a tutti "ehi, dovete assolutamente fare come me, se no sbagliate". 
Al di là però della mia riluttanza nei confronti di questo tipo di libri, il grosso problema di Braccialetti rossi è che non ne ho davvero capito il senso. Anche fosse rimasto il titolo originale, decisamente più adatto in quanto il libro ruota intorno al concetto di "gialli", ovvero persone che non sono né amanti né amici, alla fine mi è rimasto un grande, grandissimo punto interrogativo (oltre, ovviamente, alla fastidiosa sensazione di aver completamente sprecato il mio tempo). Non ho capito cosa intendesse Albert Espinosa con questi suoi gialli e ho avuto la sensazione che non lo sapesse tanto bene nemmeno lui e che facesse leva sul "io sono stato malato, io so", per dare un senso a queste sue parole vuote. 

Non sono una cinica. O meglio, lo sono, ma su altre cose. E sono davvero felice per Albert Espinosa, per il fatto che sia riuscito a sopravvivere e che dalla malattia che ha avuto sia riuscito a trarne tutto il meglio possibile. Però, ecco, da lì a scrivere un libro e convincere tutti gli altri che debbano fare così ce ne passa eccome. Da lì a scrivere un manuale di auto-aiuto in cui ribadire, quando si sta perdendo per strada, che "ehi, io ho avuto un tumore, so cosa sto dicendo", ce ne passa ancora di più. Perché tutti quelli che hanno passato qualcosa di così terribile, personalmente o su qualcuno a cui hanno voluto bene, hanno avuto i loro modi per affrontarlo, i loro momenti di gioia nella tragedia, i loro istanti di sconforto. Tutti hanno incontrato belle persone sul loro cammino e le hanno dovute loro malgrado salutare. Ma non tutti, e per fortuna direi, ci hanno scritto un libro o hanno voluto imporre ad altri il loro modo di vedere e affrontare la vita. 
E se anche lo hanno fatto, di sicuro non con un titolo e una copertina che con il contenuto del libro non c'entrano assolutamente niente.


Titolo: Braccialetti rossi- Il mondo giallo
Autore:Albert Espinosa
Traduttore: P. Spinato
Pagine: 172
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Salani
ISBN: 978-8867155804
Prezzo di copertina: 12,90 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: Braccialetti rossi. Il mondo giallo. Se credi nei sogni, i sogni si creeranno

domenica 30 marzo 2014

LA CASA NEL BOSCO - Gianrico e Francesco Carofiglio

"Ho avuto un'idea geniale!"
"Cioè?"
"Perché non chiediamo a Gianrico Carofiglio e a suo fratello di scrivere un libro insieme?"
"Un libro su cosa?"
"Non importa, tanto con i loro nomi qualunque cosa scrivano venderà di sicuro".
"Bravo, mi sembra davvero un'idea geniale!"

Nella mia mente immagino che sia andata davvero così. Che qualche mese fa, un paio di editor di una casa editrice abbiano avuto questa idea, abbiano chiesto ai fratelli Carofiglio di scrivere qualcosa, una cosa qualunque, sicuri che avrebbe venduto in ogni caso. E poi immagino che i due fratelli abbiano accettato, si siano visti, abbiano parlato un po' tra loro e deciso, senza nemmeno pensarci troppo, che cosa scrivere. Poi migliaia di lettori, fan dell'uno o dell'altro fratello, se non di entrambi, hanno visto questo volumetto in libreria. Magari hanno storto un po' il naso per lo scarso spessore, ma alla fine lo hanno acquistato (oppure, come nel mio caso, sono riusciti a farselo regalare). Sono poi arrivati a casa, i più ligi hanno finito quel che stavano leggendo, gli altri hanno messo da parte ogni altra lettura, e hanno incominciato questo romanzo dei fratelli Carofiglio. 

Da qui, questo mio parlare in generale si deve per forza interrompere. Non posso certo sapere cosa abbiano provato gli altri lettori una vola arrivati alla fine. Posso dire che io l'ho chiuso, un paio di giorno dopo, ma mi sarebbero bastate due ore se solo avessi avuto più tempo a disposizione, con una sensazione di rabbia, unita a  un bel po' di delusione e con un "mi sono fatta fregare" che mi risuona in testa da quando l'ho terminato. Avete un fratello o una sorella? Un amico o un'amica con cui siete cresciuti? Sapete scrivere in italiano? Ecco, se sì questo libro lo potevate scrivere anche voi. Lo avremmo potuto scrivere un po' tutti, perché tutti abbiamo dei ricordi del nostro passato che meriterebbero di essere raccontati. Tutti abbiamo ricordi di quando eravamo bambini, di quelle banali avventure che per noi erano grandiose. Tutti abbiamo avuto (o abbiamo ancora) una madre o una nonna cuoca provette, di cui ancora ricordiamo e un po' rimpiangiamo le ricette. Certo, non tutti facciamo Carofiglio di cognome e quindi, se scrivessimo una storia così,  anche se magari il vostro racconto in realtà è anche più bello, più intenso ed emozionante di queste poche pagine messe insieme quasi di fretta e altrettanto frettolosamente concluse che, alla fin fine, non dicono nulla, difficilmente verremmo pubblicati.
Peccato, perché l'idea poteva essere bella. Prendi due scrittori che sono parenti e mettili insieme a lavorare  su una storia, lasciando ovviamente che siano loro a decidere quale, e vedi cosa ne viene fuori.  Un'idea che mi piaceva molto anche perché, se seguite questo blog, sapete quanto io ami Gianrico Carofiglio (soprattutto quel gran fico dell'avvocato Guerrieri), e, sebbene non abbia mai letto nulla del fratello Francesco, poteva essere un buon mezzo per scoprirlo.

Immagino che ora in quella casa editrice si stiano sfregando le mani, che le cose siano andate come previsto e il libro stia vendendo parecchio. Così come immagino ci siano tanti, tantissimi lettori soddisfatti da questa lettura.
Personalmente, io salvo solo le ricette finali (e nemmeno tutte).


Titolo: La casa nel bosco
Autore: Gianrico e Francesco Carofiglio
Pagine: 185
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Rizzoli
ISBN:978-8817654425
Prezzo di copertina: 14 €
Acquista su amazon

giovedì 6 febbraio 2014

Detrazioni sui libri, ovvero sogni che non si avverano mai

Sono incavolata nera. 

Due giorni fa sui giornali ha iniziato a rimbalzare la notizia (io l'ho letta sul Sole 24 ore e poi è stata rilanciata da Affari Italiani, La Stampa e oggi anche da Repubblica) di una modifica al tanto pubblicizzato decreto legge sulle detrazioni del 19% sui libri che avrebbe interessato testi scolastici e testi narrativi.
Un condizionale d'obbligo, visto che ora è stato completamente stravolto.

Da quello che sono riuscita a capire dagli articoli letti finora, un deputato del PD ha presentato un emendamento in cui sostanzialmente le "persone fisiche e giuridiche" (quindi: TUTTI) che avrebbero potuto godere delle detrazioni sono state sostituite dagli "esercizi commerciali che effettuano la vendita al dettaglio". Quindi il decreto non riguarda più i lettori ma i librai, che potranno richiedere allo stato la restituzione del 19% dall'acquisto di una tipologia precisa di libri. Quelli scolastici. Gli studenti delle scuole superiori riceveranno quindi dei buoni sconto numerati e timbrati (da chi, non è ben chiaro), si recheranno nelle librerie che aderiscono all'iniziativa e acquisteranno i testi scolastici scontati. Questi sconti applicati verranno poi restituiti alle librerie dallo stato.
Il motivo di tale cambiamento è facilmente immaginabile. Non c'erano soldi sufficienti a coprire la spesa del decreto legge originario e quindi si è cercato di correggere il tiro. Con un risultato, francamente, imbarazzante. Un po' perché non tutte le librerie trattano la scolastica (che è più spesso venduta in cartoleria o nei supermercati, dove già c'è comunque un certo sconto) e quindi si rivolge solo ed esclusivamente a certe tipologie, un po' perché anche chi la tratta o decidesse di trattarla per usufruire dello sconto non sa effettivamente quando e se questi soldi verranno restituiti. 
Ed è imbarazzante soprattutto per la pessima immagine che, ancora una volta, ne viene fuori. Perché pubblicizzare tanto un decreto legge, che, nonostante qualche limite, era sicuramente innovativo, senza prima fare dei conti concreti e affidabili sulla disponibilità economica?

La narrativa quindi sparisce completamente. E di conseguenza l'intento originario della proposta di legge, ovvero quello di favorire la lettura, ad ogni livello. Che poi magari non avrebbe portato nuovi lettori (che se non sono abituato a leggere, non credo che le detrazioni possano essere chissà quale incentivo), ma avrebbe dato una mano, o anche solo un dito, a quelli che lettori lo sono già. Un segnale almeno, sul fatto che la cultura e la lettura in Italia non fossero lasciati tristemente al loro destino.
Non sto dicendo che non ci vada un aiuto per l'acquisto di testi scolastici, anzi! Mi ricordo quanto spendevamo ogni anno in casa, vista anche la scarsa differenza d'età tra me e mio fratello e l'indirizzi di studi diversi. E' sicuramente un costo importante per le famiglie che andrebbe in qualche modo ridimensionato.
Dico però che dovrebbero essere due cose separate. Che sì, ci vanno aiuti per studiare (e ci mancherebbe altro!), ma ci vanno anche aiuti per mantenere questo livello dopo. E, checchè se ne posa dire, la cultura si forma e si mantiene anche leggendo.

Sono incavolata, vi dicevo, ma sono anche delusa. Perché ci avevo sperato tanto, in una legge così. Ci penso da sempre, da quando sono diventata un'accanita lettrice. "Certo che sarebbe proprio bello se i libri fossero detraibili". Ma mi va anche bene che non lo siano, certo. Non sarà questo a fermarmi (come non mi fermava prima). Rimane però il fatto che è stato detto, è stato pubblicizzato, ho chiesto alle librerie cosa dovevo fare, ho aspettato a comprare qualche libro in attesa si capisse qualcosa in più (tanto la pila dei da leggere è sempre lunghissima). Tutto questo, stando almeno alle notizie di questi giorni, che magari cambiano ancora, assolutamente per nulla.
Uffa.