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mercoledì 4 novembre 2015

TUTTE LE MIE PREGHIERE GUARDANO VERSO OVEST - Paolo Cognetti

L’età dell’oro del treno ha lasciato a New York i suoi ponti, una stazione monumentale, i tunnel che partono dall’isola in tutte le direzioni, miglia e miglia di binari volanti e infine i diner – carrozze ristorante piantate in mezzo ai grattacieli, a ricordare anche ai newyorkesi, casomai si sentissero il centro del mondo, che il vero sogno americano non è una casa ma un viaggio permanente, e anche seduti a tavola non bisognerebbe mai smettere di andare.


Lo so, l’ho già detto un sacco di volte, ma io adoro i libri che parlano di cibo. Forse perché sono due aspetti della vita per me fondamentali, il mangiare bene e il leggere un buon libro, e quando li ritrovo uniti in unica cosa non posso che provare un certo appagamento (misto a un po’ di fame, ovviamente, che leggendo mica mangio). Per questo collane come Allacarta di EDT a me fanno impazzire. Prendi uno scrittore, mandalo in una città che conosce e che ama e chiedigli di raccontarla attraverso il cibo. Mi ero divertita, ad esempio, ad andare a Barcellona con Marco Malvaldi e la sua Famiglia Tortilla. Mi aveva incuriosito il viaggio in Giappone di Fabio Geda e il suo Itadakimasu- Umilmente ricevo in dono. E ora, Paolo Cognetti a New York, con il suo Tutte le preghiere guardano verso ovest
Che amo Cognetti è risaputo. Adoro il suo modo di scrivere, il suo catturare dettagli ed emozioni con le parole, il suo modo di essere schivo (e a tal proposito vi consiglio uno degli ultimi post sul suo blog) e cosmopolita al tempo stesso.  Ed ero davvero curiosa di sapere come avrebbe descritto New York, città che ama e di cui aveva già parlato in New York è una finestra senza tende, edito da Laterza.

Tutte le mie preghiere guardano verso ovest è la storia di un suo viaggio a New York, città in cui torna spesso e che non è in contrasto con il suo amare la pace e la montagna, anche se all'apparenza potrebbe sembrare. Lui e la sua bici a sfrecciare per le strade della città, verso i luoghi meno conosciuti e meno frequentati, e che forse per questo meritano ancora di più. È la storia dei suoi incontri, con amici italiani trasferitisi lì, con amici del luogo e con sconosciuti che si aggrappano all'improvviso al suo braccio per poter attraversare la strada. È la storia del cibo, ovviamente. Di quello che ha mangiato e di quell'incredibile contrapposizione che si trova solo nelle grandi città tra l’economicissimo cibo da strada e le bistecche di lusso, entrambe molto buone. Ed è un viaggio che lo scrittore ha fatto e fa dentro se stesso ogni volta che scrive.

Non sono mai stata  a New York. Mi piacerebbe andarci, come penso un po’ a tutti, ma al tempo stesso la sua enormità mi spaventa. Avrei forse paura di perdermi o di non essere in grado di viverla appieno. Paolo Cognetti, con questo libro, è riuscito a farmi capire che a New York c’è posto per tutti e che perdersi fa parte del bello di questa città (e poi al massimo potrei sempre usare una delle sue mappe che compare nel libro).

Un libro che si legge in poco tempo (è breve e, se riuscite, vi consiglio di prendervi un paio d’ore e di leggerlo tutto di fila), ma che riesce a dire davvero tanto. Su New York, sulle bistecche e sugli uomini, in generale. Assolutamente da leggere.


Titolo: Tutte le mie preghiere guardano verso ovest
Autore: Paolo Cognetti
Pagine: 108
Editore: EDT
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lunedì 7 settembre 2015

SPAGHETTI COZZE E VONGOLE - Nicola Lagioia

Io non sono una di quelle lettrici che si lascia influenzare dai premi per scegliere che cosa leggere. O meglio,  mi lascio influenzare solo ed esclusivamente se il libro davvero mi interessa. Per carità, grazie alla vittoria del Nobel ho scoperto Alice Munro, ad esempio, autrice a cui sicuramente sarei comunque arrivata prima o poi, ma che comunque ancora non avevo letto e ora è tra le mie preferite. E ho letto il vincitore del premio Strega dell’anno scorso, Francesco Piccolo e il suo Il desiderio di essere come tutti, anche se ben prima che vincesse il premio, così come molti dei candidati di quest'anno. Insomma, che un libro e un autore abbia vinto o meno un premio mi importa relativamente (unica eccezione sono forse i Pulitzer, che sono quasi una garanzia), il libro deve comunque ispirarmi.

Tutta questa lunga premessa è per dire che Le ferocia di Nicola Lagioia, che ha vinto il Premio Strega 2015, non mi ispira per niente. Di questo autore avevo letto in passato Riportando tutto a casa, di cui ho qualche vago ricordo della trama e, soprattutto, dell’incredibile fatica che avevo fatto per terminarlo. Non dico che non si sia meritato il premio, in un annata in cui tra l’altro la qualità c’era eccome. Però, ecco, per il momento io passo.

Quindi, quando Slow Food Editore mi ha contattata per propormi la lettura di Spaghetti cozze e vongole, un racconto dell’autore che ha vinto il premio Strega e ora pubblicato in una nuova edizione, non poteva sapere che questa informazione più che convincermi avrebbe potuto allontanarmi.



Quel titolo, però, mi faceva letteralmente impazzire. Mi piacciono i libri che parlano di cibo, soprattutto se di un cibo che mi piace. E gli spaghetti cozze e vongole sono uno dei miei piatti preferiti.
E poi ho trovato davvero molto bella l’idea di questa collana di Slow Food, Piccola Biblioteca di Cucina Letteraria, che raccoglie diversi racconti d’autore a tema cibo. 
Per cui sì, dai, proviamo a leggere di nuovo qualcosa di Lagioia.

La primissima cosa che mi ha colpito quando ho avuto finalmente il piccolo volume in mano, dopo il titolo ovviamente, è stata la bellissima grafica di copertina: mi piace questo rosa shocking, mi piace il disegno e mi piace l’idea di ripiegare la sovracoperta. Esteticamente è davvero molto bello.
Per quanto riguarda i contenuti, devo ammettere che il racconto di Nicola Lagioia per me è stato quasi in più. È carino sì, questo collegamento tra il cibo e l’amore con la sua compagna, e vedere come un piatto di spaghetti può cambiare le sorti di una storia, da bambini quando neanche ce ne accorgiamo ma soprattutto da adulti.

Però a me ciò che più in assoluto è piaciuto non è stato tanto il racconto d’autore, forse un pochino troppo breve, si legge nel tempo in cui bolle l’acqua per gli spaghetti, ma la storia delle cozze e delle vongole, a cura di Eliza Azzimondi. Leggendo scopri come si pescano le cozze e le vongole, da quanto tempo vengono mangiate, come erano viste nel passato e soprattutto il loro diventare cibo “democratico”, che unisce le più aristocratiche vongole con le più popolari cozze. E poi beh, ci sono le ricette in chiusura che rendono il tutto più completo.

Nel complesso quindi, Spaghetti cozze e vongole è un libricino molto carino, che soddisfa tutti i tipi di palato: quello letterario con il racconto di Nicola Lagioia, quello storico e quello culinario.
E ora sono davvero troppo curiosa di leggere gli altri libri della collana.


Titolo: Spaghetti cozze e vongole
Autore: Nicola Lagioia
Pagine: 85
Editore: Slow Food editore
Anno: 2015