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mercoledì 23 agosto 2017

IL CASO MALAUSSÈNE. Mi hanno mentito - Daniel Pennac

La mia sorellina minore Verdun è nata che già urlava ne "La fata carabina", mio nipote È Un Angelo è nato orfano ne "La prosivendola", mio figlio Signor Malaussène è nato da due madri nel romanzo che porta il suo nome e mia nipote Maracuja è nata da due padri ne "La passione secondo Thérèse". E ora li ritroviamo adulti in un mondo che più esplosivo non si può, dove si mitraglia a tutto andare, dove qualcuno rapisce l'uomo d'affari Georges Lapietà, dove Polizia e Giustizia procedono mano nella mano senza perdere un'occasione per farsi lo sgambetto, dove la Regina Zabo, editrice accorta, regna sul suo gregge di scrittori fissati con la verità vera proprio quando tutti mentono a tutti. Tutti tranne me, ovviamente. Io, tanto per cambiare, mi becco le solite mazzate.



Ho letto i romanzi del ciclo di Malaussène di Daniel Pennac una decina di anni fa. Li ho letti tutti in fila, dopo essere rimasta folgorata dalle avventure del capro espiatorio Benjamin in Il paradiso degli orchi e, soprattutto, dopo essermi appassionata allo stile scanzonato, e a tratti un po’ folle, di questo scrittore francese.

Quando ho saputo che dopo vent’anni dall’ultima avventura (La passione secondo Thérèse), Pennac aveva deciso di ritornare a raccontare della famiglia Malaussène e di Benjamin, la mia prima reazione è stata di rifiuto. Vent'anni sono tanti, per riprendere in mano un personaggio così conosciuto e così amato, e il rischio di rovinarne il ricordo con una nuova avventura era molto, molto forte. 
E poi, confesso, temevo fosse più un’operazione commerciale, un riscaldare una minestra che in passato è stata apprezzata e sperare di riuscire a riprodurne il gusto.

Per questo motivo non ho acquistato subito Il caso Malaussène – Mi hanno mentito, in Italia sempre pubblicato da Feltrinelli e tradotto da Yasmina Melaouah. Ci ho girato attorno un po’; ho aspettato di leggere qualche recensione e qualche commento, per capire se questo nuovo romanzo fosse all'altezza dei precedenti o se invece Pennac si fosse lasciato andare a una triste operazione nostalgia che avrebbe deluso anche i suoi fan più accaniti. In tal senso, però, mi sono scontrata con pareri contrastanti, molto contrastanti: a qualcuno è piaciuto tantissimo, per qualcun altro sarebbe stato meglio se non l’avesse scritto, qualcuno non ci ha capito nulla, qualcun altro lo reputa un gran bel libro. 
Insomma, per capire davvero cosa fosse questo libro, lo dovevo leggere.

In mio soccorso è arrivata una bancarella di libri usati e un fine settimana di tedio, in cui non avevo romanzi in lettura e niente in casa che mi andasse in quel momento. E quindi ho acquistato Il caso Malaussène- Mi hanno mentito, sono arrivata a casa e ho iniziato subito a leggerlo. Per poi non riuscire a fermarmi prima di essere arrivata alla fine.

La trama è un po’ intricata, come in tutti i romanzi di questa saga: da un lato abbiamo Benjamin, che lavora per una casa editrice che si sta specializzando in autori che pubblicano romanzi con la “verità vera”, ovvero 

Argomento: sputtanamento dell'intera famiglia - padre, madre, fratelli e sorelle - in nome della verità vera. Risultato: faccia gonfiata di pugni, vertebre incrinate e una gamba rotta...

Benjamin organizza per questi personaggi un servizio di scorta, per evitare le ritorsioni dei parenti, e ora si trova nell'altopiano del Vercors, lontano da Parigi, a fare da balia a Alceste, l’ultima grande scoperta del suo editore. Lo tiene nascosto in un capanno, affinché termini il suo secondo libro senza essere ucciso. Benjamin ci sta bene, lì in montagna, al punto che cerca disperatamente di ignorare ogni singola notizia che arriva dalla città. Le notizie, però, sembrano proprio non voler ignorare lui, e così viene a sapere del rapimento di Georges Lapietà, un uomo balzato agli onori della cronaca per aver accompagnato l’azienda LAVA nel fallimento ed essersi beccato un paracadute d’oro al termine dei suoi servizi, a discapito di tutte le persone che l’azienda invece ha dovuto licenziare. Il caso viene affidato alla sorella Verdun, il giudice più brutto del mondo, che ben presto scopre che in questo rapimento la sua famiglia è più implicata di quanto si possa pensare. Meglio non dirlo a Benjamin, però, perché se no poi si agita. O peggio, sarebbe capace suo malgrado di fare in modo che si sospettasse di lui. Ma anche dopo vent’anni Benjamin Malaussène è sempre Benjamin Malaussène e un suo coinvolgimento è praticamente inevitabile.

Il caso Malaussène – Mi hanno mentito in realtà è il primo volume di una nuova serie e quindi, quando si arriva alla fine, si scopre che il romanzo non finisce. E quel “continua” in ultima pagina è stata la cosa più irritante di tutto il romanzo.  
E adesso? Quanto devo aspettare per sapere come si risolve la storia di Lapietà e qualhe pasticcio combinerà il mio Malaussène preferito (sì, di tutta la famiglia, Benjamin rimane il mio prediletto, anche se dopo questa lettura anche Verdun fa un bel balzo avanti)? 
La domanda principale che ci si pone alla fine, però, è un'altra: come diamine ha fatto Pennac a riportare in vita dopo vent’anni questa famiglia e riuscire a ricreare la stessa atmosfera, un po’ caotica, un po’ nonsense e parecchio geniale, e a scrivere esattamente con lo stesso stile (che si odia o si ama, temo) di allora?

Il caso Malaussène – Mi hanno mentito mi ha divertito tantissimo e, al tempo stesso, fatto riflettere. I temi che tratta, infatti, sono importanti: è giusto che un uomo che faccia chiudere un’azienda e licenziare tanti dipendenti si becchi una buonuscita così alta? È giusto dare in pasto al pubblico la propria vita famigliare per fare successo? È giusto inventare storie per rendere la realtà meno tragica di quello che invece è? 

Ma, soprattutto, è possibile che sia sempre colpa di Benjamin Malaussène?

Questa nuova avventura della famiglia Malaussène mi è piaciuta molto. C’è un passaggio generazionale tra genitori e figli, che si rispecchia nel diverso approccio alla tecnologia (internet e i "socials" che sono arrivati così, all'improvviso, dalla sera alla mattina) e alle ingiustizie del mondo, e che mette anche in luce, ancora una volta, il forte legame che lega tutti i membri (i giovani cercano di proteggere i vecchi, che a loro volta cercano di proteggere i giovani... poi tutti insieme cercano di proteggere il povero Benjamin, senza che lui abbia la più pallida idea di cosa stia succedendo).

Non so se sia all'altezza dei primi romanzi della serie, Il paradiso degli orchi e La fata carabina (secondo me i più belli in assoluto); però Pennac è riuscito a non cadere nella trappola della nostalgia e non trasformare i personaggi nelle macchiette del loro ricordo. E quindi, secondo me, è una lettura che, se si è amata fin da subito questa famiglia, vale la pena di intraprendere.


Titolo: Il caso Malaussène. Mi hanno mentito
Autore: Daniel Pennac
Traduttore: Yasmina Melaouah
Pagine: 274
Anno di pubblicazione: 2017
Editore: Feltrinelli
Prezzo di copertina: 18,50 €
Acquista su amazon:
formato brossura: Il caso Malaussène. Mi hanno mentito
formato ebook: Il caso Malaussène: Mi hanno mentito (Il ciclo di Malaussène)

giovedì 3 settembre 2015

STORIA DI UN CORPO - Daniel Pennac

13 anni, 4 mesi, 9 giorni
VENERD
Ì 19 FEBBRAIO 1937
Le gambe molli ma niente più febbre. Il dottore è tranquillo: dice che una scarlattina si "si sarebbe già dichiarata". L'espressione mi ha colpito perché, quando Violette parla di suo marito, dice sempre che "era caruccio quando si è dichiarato!". (È morto in guerra, subito, nel settembre del '14). Anche le guerre si dichiarano.

Mi scrocchio le dita prima di appoggiarle sulla tastiera. Incrocio le gambe sulla sedia. Di sottofondo, sento il ticchettio dell’orologio, il profumo all'arancia appena spruzzato dal profumatore della cucina arriva al mio naso. Incredibile quanto coinvolto sia ogni senso del nostro corpo anche nelle più piccole cose che facciamo. O forse è ovvio, anche se a volte nemmeno ci facciamo caso. Eppure sono cose che fanno parte della nostra vita e ci  possono accomunare agli altri più di qualunque altra cosa.

Storia di un corpo di Daniel Pennac, che io ho avuto la fortuna di leggere nella stupenda edizione illustrata da Manu Larcenet, racconta proprio quello che il titolo lascia intendere. È un diario, in cui il narratore annota e racconta i fatti salienti del suo corpo, da quando era bambino fino a poco prima di morire.Un diario che ha lasciato alla figlia prima di morire e in cui racconta l'evoluzione e i cambiamenti del suo fisico negli anni, le paure, le malattie, gli acciacchi, ma anche la semplice quotidianità e il modo in cui gli avvenimenti esterni lo hanno colpito.

60 anni, 10 mesi, 6 giorni
GIOVEDÌ  16 AGOSTO 1984
Lo scricchiolio della ghiaia sotto un passo tranquillo, sentito nel giardino del palazzo T., verso l'una di notte, mentre Mona è addormentata contro di me. Questo scricchiolio fa parte dei suoi rassicuranti della mia vita.

È un libro molto particolare, questo Storia di un corpo. Un libro che inizialmente, devo confessarlo, nemmeno volevo leggere. Sebbene le illustrazioni mi attirassero tantissimo, temevo fosse un romanzo noioso, prevedibile (che con un corpo ci conviviamo tutti, tutti i giorni, no?). Quando poi però mi sono decisa a iniziarlo, non riuscivo più a metterlo giù, talmente tanto è riuscito a coinvolgermi.

Ho adorato soprattutto la parte in cui il narratore è un ragazzino, con la contrapposizione tra la freddezza della madre e l'affetto e il calore della tata Violette, ma anche i primi moti apparentemente incontrollabili del suo corpo. E poi quando è più avanti con gli anni, con i figli già grandi e i nipoti da accudire e l'amore per la moglie che non scema in nessun modo. 

Ma tutto il libro è molto bello, in realtà, nella sua semplicità. Raccontare un corpo è raccontare la vita di chi in quel corpo ci vive, dando spazio a certi aspetti che per pudore forse a volte nascondiamo ma anche a quegli esperimenti "fisici" che tutti almeno una volta abbiamo fatto.
37 anni, compleanno
LUNEDÌ 10 OTTOBRE 1960
Durante una riunione particolarmente soporifera sui problemi di distribuzione, ho ceduto alla tentazione di verificare se lo sbadiglio è un fenomeno contagioso. Ho finto di sbadigliare, con un incredibile squartamento della faccia, seguito da un breve "chiedo scusa", e il mio sbadiglio si è propagato, diciamo, ai due terzi dei presenti - fino a tornare a me, facendomi sbadigliare sul serio!
Insomma, Storia di un corpo di Daniel Pennac è proprio un libro da leggere (e cercate l'edizione illustrata che lo rende ancora più speciale!)

Ora forse è meglio che mi metta seduta composta, o avrò mal di schiena per giorni.

Titolo: Storia di un corpo
Autore: Daniel Pennac
Traduttore: Yasmina Melaouah
Illustratore:  Manu Larcenet
Pagine: 414
Editore: Feltrinelli
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