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mercoledì 22 aprile 2015

BUTCHER'S CROSSING - John Williams

Avrete sicuramente sentito tutti parlare di Stoner di John Williams. Un libro ignorato per anni, sia negli Stati Uniti sia all’estero, che ha rivissuto una sorta di seconda giovinezza nel 2013, quando è stato finalmente tradotto in diversi paesi, tra cui anche l’Italia grazie alla casa editrice Fazi. Un libro che ha per protagonista questo professore un po’ apatico, che lascia che le cose gli succedano senza mai ribellarsi, facendole semplicemente scorrere. Un gran romanzo di un grande scrittore.
Contestualmente a Stoner sono arrivati anche gli altri romanzi dimenticati di John Williams. Nulla, solo la notte, la sua opera d’esordio, e questo Butcher’s Crossing di cui vi sto per parlare.

Butcher’s Crossing è un paese vicino alle montagne del Colorado ed è qui che approda Will Andrews, un ragazzo che ha deciso di lasciare i suoi studi ad Harvard per andare in cerca di se stesso. Con i molti soldi che ha a disposizione, assolderà un gruppo per andare proprio su quelle montagne, a caccia di buffali. È così che conosce Miller, un burbero cacciatore che si dimostra ben entusiasta di accompagnarlo e che lo aiuta a recuperare tutto il materiale e il personale necessario. Partono in quattro, a metà settembre, per poter tornare prima che inizi l’inverno. Nonostante qualche iniziale difficoltà, l’acqua che non si trova, i rapporti non proprio semplici tra i vari membri della spedizione, l’inesperienza di Will, il gruppo arriva in una radura circondata da montagne e, soprattutto, piena di bufali. La caccia si rivela più semplice del previsto. Forse fin troppo, per un Miller che ha dei conti in sospeso con il passato e non vuole risparmiare nessun animale. Finché non succede l’irreparabile: l’inverno arriva e nessuno dei quattro sa se ce la farà.

Si potrebbe definire Butcher’s Crossing un romanzo di formazione: c’è il giovane e inesperto protagonista, Will Andrews, che cerca di capire cosa vuole dalla vita e da se stesso, e che per farlo ha bisogno di provare emozioni forti, lontane da quelle a cui è abituato; c’è l’esperto cacciatore Miller, invece, che si porta addosso un passato misterioso che cerca in qualche modo di cancellare, di vendicarsi di qualcosa, ed è disposto a tutto per farlo.
Nel corso della lettura si segue l’evoluzione di Will e l’irrequietezza di Miller, che esplodono entrambe nel finale, senza che si capisca poi così bene chi è che abbia imparato qualcosa e chi no.

Devo ammettere però che qualcosa di questo romanzo non mi ha convinta del tutto. Forse è l’ambientazione quasi western e montana. Forse è che non sono una grande appassionata di questi personaggi che mollano tutto e partono alla ricerca di se stessi (perché essere se stessi in mezzo montagna è, per me, ben diverso che esserlo in mezzo agli altri). Forse è che lo stile pacato e quasi rilassato di John Williams, perfetto per romanzi come Stoner, mi risulta un po’ più ostico in un romanzo che, almeno in parte, dovrebbe essere di avventura. E infatti, anche nei momenti più concitati, non ho percepito quell'ansia, quell'agitazione che mi sarei aspettata.

È sicuramente un libro scritto molto bene, con dei personaggi ben caratterizzati di cui si nota perfettamente l’evoluzione  mano a mano che si procede con la lettura.

Però, ecco, per apprezzarlo al meglio, vi devono piacere le montagne, la solitudine, gli uomini in cerca di se stessi e i bufali. Tanti bufali.

Titolo: Butcher's Crossing
Autore: John Williams
Traduttore: S. Tummolini
Pagine: 359
Editore italiano: Fazi editore
Acquista su Amazon:
formato brossura: Butcher's Crossing


lunedì 12 maggio 2014

NULLA, SOLO LA NOTTE - John Williams

Il mercato editoriale, si sa, vive anche (o soprattutto?) grazie alle mode. Mode che spesso portano alla ribalta libri che non se lo meriterebbero, trasformandoli in veri e propri casi editoriali senza che ne sia poi ben chiaro il motivo. Per fortuna, ogni tanto, queste mode riguardano anche libri meritevoli. E' il caso di Stoner di John Williams, ad esempio. Un romanzo da poco riscoperto e pubblicato in Italia e che è riuscito a conquistare moltissimi lettori. E io sono sicuramente tra questi. Ho amato Stoner con tutta me stessa: l'elogio dell'uomo medio, della mediocrità, dell'uomo ordinario che si lascia trasportare dagli eventi. Una storia che all'apparenza potrebbe sembrare noiosa ma che Williams, con il suo modo di scrivere, di raccontare, rende meravigliosa.

Da queste mode editoriali nasce poi solitamente un altro fenomeno: quello di tradurre e pubblicare tutto ciò che l'autore di "moda" ha pubblicato, prima e dopo l'incredibile successo letterario che lo ha consacrato. E' un fenomeno che capisco e che, in casi come quello di Williams, approvo e condivido. Così dopo Stoner, uscito originariamente nel 1965, è arrivato Butcher's Crossing, scritto nel 1960, e per ultimo Nulla, solo la notte, in realtà romanzo d'esordio dell'autore americano, scritto nel 1948, quando l'autore aveva solo ventisei anni e quasi vent'anni prima di quello che viene considerato da tutti il suo capolavoro.

Un romanzo breve, questo Nulla, solo la notte, con un titolo che tra l'altro trovo estremamente meraviglioso, che racconta la giornata di Arthur Maxley, un ragazzo dell'alta borghesia californiana, dal passato cupo e controverso, che vive non facendo assolutamente nulla. Il lettore segue Arthur durante la sua giornata, incontra i suoi amici, suo padre a cena e con lui si ubriaca al bar. Ma soprattutto, di Arthur segue i pensieri, i dubbi, le paure, le sofferenze che il passato gli ha lasciato addosso.

Che si tratta di un romanzo d'esordio si sente eccome, soprattutto se, come me, lo leggete dopo aver già letto Stoner. Si sente anche la giovane età dello scrittore, che nel personaggio di Arthur mette un po' tutte le insicurezze e le paure dei ragazzi di quell'età nel rapportarsi con il mondo ma anche solo con le persone che gli stanno attorno, unite alla difficoltà di superare uno shock. 
La scrittura è un po' acerba, a tratti confusa e a volte un po' si perde in qualche virtuosismo non del tutto necessario. All'inizio soprattutto si fa un po' fatica a seguire la storia, a cogliere i pensieri e capire davvero cosa l'autore voglia dire e raccontare al lettore. Ma man mano che si procede con la lettura, che meglio si conosce questo protagonista (per come si possa conoscere una persona standoci insieme solo per un giorno) tutto prende un senso e una forma, e Arthur si trasforma a sua volta in un personaggio, magari non grande come Stoner (e non per niente, come dicevamo, il romanzo ha vent'anni in meno), ma comunque molto forte e difficile da dimenticare, che lascia presagire cosa di grande l'autore, tempo dopo, creerà.

Ho già in casa il romanzo di mezzo, Butcher's Crossing, e a sto punto sono davvero curiosa di sapere a quale dei due si avvicinerà di più.

Titolo:  Nulla, solo la notte
Autore: John Williams
Traduttore: S. Tummolini
Pagine: 138
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Fazi
ISBN: 978-8864117027
Prezzo di copertina: 13,50 €
Acquista su amazon:
formato brossura: Nulla, solo la notte

giovedì 11 luglio 2013

STONER - John E. Williams

Stoner, Stoner, Stoner... come faccio a parlare di te? Tu che hai avuto una vita schiva, una vita quasi ai margini, senza exploit, senza grandi colpi di scena, ora dovresti diventare protagonista di questa mia recensione.
Certo, probabilmente se non fossi rimasta sveglia fino a tardi per leggere la tua storia, se non avessi dedicato ogni momento libero della mia giornata a leggere di te, ora avrei la mente più lucida e riuscirei a raccontarti in modo molto più oggettivo, senza coinvolgimenti emotivi, senza giudizi troppo marcati. O forse no, non ci riuscirei nemmeno dopo dodici ore di sonno, perché la tua vita mi ha talmente tanto coinvolta che è impossibile parlarne in altro modo.

Ho seguito la tua vita dall'inizio, da quella fattoria a Boneville dove lavoravi i campi con i tuoi genitori, fino al tuo arrivo all'università. Sono stata felice per te quando hai scoperto i libri e la letteratura, facendoli diventare tua ragione di vita, nonostante i pareri contrastanti di tuo padre. Sono stata contenta quando hai trovato moglie, sperando che tra di voi potesse nascere un grande amore. Ho sofferto con te quando hai capito che non sarebbe mai potuto succedere. Ti ho seguito tra i corridoi dell'Università e durante le tue lezioni, percependo il tuo disagio prima e la tua grande passione poi. Mi sono commossa per l'amore nei confronti di tua figlia e ho odiato chi vi ha fatto allontanare. Ero con te quando hai scoperto cos'è il vero amore e anche quando hai dovuto lasciarlo andare. Quando ti hanno messo i bastoni tra le ruote in ogni modo, quando ti sei preso le tue piccole rivincite, quando la tua mente ha iniziato a vacillare perché i dolori, fisici e del cuore, sono diventati troppo grandi per poterli non combattere, perché non lo hai mai fatto molto nella tua vita, ma sopportare. Ero con te, fino alla fine. 

"Cosa ti aspettavi?", chiedi a te stesso più e più volte nelle ultime pagine. Cosa ti aspettavi dal lavoro, dall'amore, dalla vita. Cosa ti aspettavi di ottenere senza quasi mai combattere, senza ribellarti, accettando convenzioni ed evitando il più possibile problemi. "Cosa ti aspettavi?", lo chiedi anche al lettore, che arriva in fondo alla tua vita insieme a te e si accorge che, effettivamente, non è mai successo niente. 
Perché alla fine, come tu stesso non hai problemi ad ammettere, non sei sei stato altro che un uomo ordinario, un uomo mediocre: pochi amici, un lavoro di insegnante che a tratti ti appassionava e a tratti odiavi, una moglie, lasciamelo dire, parecchio stronza e una figlia che ha sopportato, sopportato e sopportato finché non si è ribellata. Una storia comune la tua, forse anche un po' banale, ambientata in un contesto storico, tra le due guerre, che ti avrebbe permesso di emergere, di diventare qualcosa di più.
Eppure, il lettore rimane conquistato da questa tua vita mediocre. Rimane conquistato dalle tue debolezze, dalle tue non reazioni e dalla tua terribile infelicità che non fai nulla per combattere. Si affeziona a te, fino ad accorgersi che forse, sotto sotto, la tua vita non è poi così distante dalla sua o da quella di mille altre persone, che scelgono di non scegliere, di accettare, di non ribellarsi per non rompere un seppur fragile equilibrio.
"Deve ricordare chi è e chi ha scelto di essere, e il significato di quello che sta facendo. Ci sono guerre, sconfitte e vittorie della razza umana che non sono di natura militare e non vengono registrate negli annali della storia. Se ne ricordi, al momento di fare la sua scelta".

John Williams con la sua penna, il suo stile e le sue parole dette sempre al momento giusto, ti racconta in modo egregio. Un "miracolo letterario" dice Peter Cameron nella postfazione al libro, perché non tutti sono in grado di scrivere un libro straordinario su un personaggio quasi insignificante come il tuo. Lui ci riesce, ci riesce maledettamente bene. E poco importa se sono dovuti passare anni perché i lettori riscoprissero questo libro (uscito per la prima volta nel 1965 e poi dimenticato fino alla sua ripubblicazione nel 2006) e si affezionassero al tuo personaggio. Forse allora non era il tuo momento, forse allora non sei stato capito.
L'importante comunque è che tu, alla fine, sia arrivato. E rimarrai nel mio cuore per parecchio tempo.

Forse mi sono fatta prendere un po' la mano. Mi succede sempre, quando devo parlare di libri così. Quindi, se la mia recensione vi sembra troppo passionale o troppo emotiva, fate una cosa: prendere questo libro, leggetelo e poi ne riparliamo. Sono sicura che non avrete alcuna difficoltà a capire il perché di una recensione così.


Titolo: Stoner
Autore: John E. Williams
Traduttore: Stefano Tummolini
Pagine: 332
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: Fazi
ISBN: 978-8864112367
Prezzo di copertina: 17,50 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: Stoner
formato ebook: Stoner (Le strade)