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martedì 13 ottobre 2015

UN ANNO CON SALINGER - Joanna Rakoff

Un tipo olandese – Salinger aveva un grande seguito in Olanda, a giudicare dalla posta che riceveva – innamorato del Giovane Holden aveva seguito, durante un viaggio a New York di qualche mese prima, le tracce di Holden in giro per la città. Anche se era inverno aveva visto delle anatre a Central Park. Lo sapeva, Salinger, che adesso le anatre restavano a Central Park per tutto l’inverno?



Ho letto Il Giovane Holden di J.D Salinger qualche anno fa, e non mi ricordo quasi niente. I Nove racconti, invece, li ho letti da poco e ancora adesso mi sto interrogando sul loro significato. Forse non mi fa molto onore ammettere questa ignoranza nei confronti di questo autore americano, dai più considerato un mostro sacro della letteratura americana Però è anche inutile che vi dica “Sì, a me è piaciuto tanto” se, a parte la storia del titolo, delle anatre e dei pescibanana, io non mi ricordi quasi niente.

Quando ho visto per la prima volta il libro Un anno con Salinger di Joanna Rakoff, pubblicato in Italia da neri Pozza con la traduzione di Martina Testa, ho fatto finta di niente. Per quanto mi piacesse la copertina, perché avrei dovuto leggere qualcosa che avrebbe amplificato questa mia ignoranza?
Poi però qualcuno, che nemmeno mi conosce così tanto in realtà, mi ha detto che questo libro quasi sicuramente sarebbe stato un libro per me. Perché sì, è vero, io di Salinger non so quasi niente, ma nemmeno Joanna, autrice nonché protagonista del libro, aveva mai letto niente quando ha iniziato a lavorare nell'agenzia editoriale che lo rappresentava. Eppure gli parlava al telefono e lo chiamava tranquillamente Jerry. Quindi, fregatene se conosci poco Salinger e leggi Una anno con Salinger.

Il libro racconta la storia  vera di Joanna, fresca fresca di laurea a Londra, che torna a New York e va a lavorare per l’agenzia editoriale che, tra gli altri, rappresenta proprio Salinger. Ha una direttrice un po’ all'antica, che non accetta l’avanzare della modernità e che impone ai suoi collaboratori regole molto ferree nel trattate con i propri clienti. Tra cui, appunto, c’è anche Salinger. È il 1996, quindi è un Salinger un po’ anziano, un po’ sordo e che non pubblica libri da anni. Joanna, tra le altre mansioni, ha quella di rispondere alle lettere dei fan a lui indirizzate. Ci sono adolescenti, che si riflettono in Holden Caulfield e che leggendo la sua storia si sono sentiti meno soli. Ci sono reduci di guerra, proprio come lo è Salinger, che cercano un confronto con qualcuno che ha vissuto la stessa cosa. Ci sono persone da tutto il mondo che sentono il bisogno di dire a un autore che uno dei suoi libri ha cambiato loro la vita. Joanna a poco a poco si fa sempre più coinvolgere da queste lettere, a cui fatica a mandare la risposta standard. Ma si appassiona anche a Salinger, Jerry, e alla vita dell’agenzia, che la porta ad avere contatti con scrittori e giornali importanti, oltre che a rimettere in discussione tutto quello che ha fatto finora e, soprattutto, quello che vuole.

Un anno con Salinger mi ha coinvolta tantissimo. Forse perché parla di libri dal punto di vista degli addetti ai lavori e mostra il funzionamento, un po’ antiquato in questo caso, certo, perché siamo nel 1996, delle agenzie editoriali e dei contatti con autori e riviste, e sa il Cielo quanto mi piacerebbe lavorare in quel mondo.

Lei non aveva mai passato interi giorni stesa sul letto a leggere, notti intere a inventarsi mentalmente storie complicatissime. Non aveva mai sognato di catapultarsi nel mondo di Anna dai capelli rossi e Jane Eyre per poter avere degli amici veri, amici che capissero l'intrico spinoso dei suoi sogni e dei suoi desideri. Come faceva a passare le giornate - la vita - ad accompagnare dei libri verso la pubblicazione senza amarli come li amavo io, come dovevano essere amati?
Guardai per un attimo i suoi occhi freddi e intelligenti. Mi sbagliavo? Avevo capito male? Forse una volta lei era esattamente come me? E il tempo - e l'editoria - l'avevano cambiata?

Ma c’è stato anche qualcosa di più. La vita di Joanna fuori  e dentro l’agenzia, con le sue insicurezze, le sue paure, il suo primo approcciarsi al mondo del lavoro, la sua strana situazione sentimentale, ma anche la sua empatia con i fan che scrivono a Salinger o con il vecchio Jerry stesso,  le sue prime soddisfazioni ma anche il suo sentirsi tonta fragile (sì, con la o), insomma, tutto l’insieme di questo libro mi ha stupita, quasi come se fossi io… (parte del merito va anche al modo in cui Joanna Rakoff è riuscita a raccontare di sé, e a come Martina Testa ha reso il suo stile in traduzione).
Proprio come mi aveva detto chi me l’aveva consigliato: questo è un libro per me. 

E se amate i libri, ma anche tutto quello che c’è dietro, da quando nascono a quando arrivano ai lettori che li fanno propri, se adorate come me il lato umano degli scrittori e tutte le curiosità e le manie ad essi collegate, questo libro è anche un libro per voi. Anche se non avete mai letto Salinger.

Non so se ora andrò a rileggere Il giovane Holden o a cercare ancora una volta di trovare un senso ai Nove racconti. Forse mi prenderò ancora del tempo e poi lo farò, immaginando dietro a quelle parole il Jerry ormai anziano che Joanna Rakoff racconta così bene. 

Titolo: Un anno con Salinger
Autore: Joanna Rakoff
Traduttore: Martina Testa
Pagine: 287
Editore: Neri Pozza
Acquista su Amazon:
formato brossura: Un anno con Salinger
formato ebook: Un anno con Salinger

mercoledì 11 marzo 2015

NOVE RACCONTI - J.D. Salinger

Ho dovuto riflettere molto prima di scrivere questo post. Non che normalmente io scriva post senza pensarci, però ecco i pensieri dopo aver terminato Nove racconti di J.D. Salinger sono stati molti e riuscire a decidere quali valga la pena di condividere è stato abbastanza complesso.

Che io ami i racconti credo si sappia già. Raymond Carver, Alice Munro, Agota Kristof, il nostrano Paolo Cognetti e la mia ultima lettura Eric-Emmanuel Schmitt, solo per citarne qualcuno (e ci aggiungerei anche Verga, da cui forse questa mia passione per i racconti inconsciamente è partita parecchi anni fa). Eppure non avevo mai letto dei racconti di Salinger, sebbene sia considerato uno dei capisaldi del genere da chi questo genere lo scrive. Non so dirvi perché, onestamente. Forse il fatto che questo autore viene citato quasi sempre solo per Il giovane Holden, libro che ho letto, sì, che mi è piaciuto, sì, ma che non mi è entrato nel cuore. Forse semplicemente perché nessuno mi aveva mai consigliato tanto caldamente di leggerli.
Poi è arrivato A pesca nellepozze più profonde di Paolo Cognetti, in cui racconta la sua scrittura tramite le opere di chi in qualche modo l’ha formato. Tra i vari racconti da lui citati, ricorreva spesso Per Esmé: con amore e squallore, un titolo che conoscevo solo “di fama” (e che trovo bellissimo). Cognetti è riuscito a incuriosirmi, a farmi venire voglia di leggere questo racconto ed è così che sono arrivata a Nove racconti, la raccolta che tra gli altri contiene appunto Esmé.

L’impatto iniziale con i racconti di Salinger, devo ammettere, non è stato dei migliori. Ho dovuto leggerli tutti due volte, prima di riuscire a comprenderne il (o parte del) senso. Un po’ è sicuramente colpa della traduzione di Carlo Fruttero, che poteva essere una grande traduzione quando è uscita ma che ora è decisamente troppo invecchiata. Una traduzione così, fatta da un grande tra l’altro, può far parte del fascino del libro, certo, ma nel mio caso ha reso la lettura davvero faticosa. Un po’ è che forse, per qualche inspiegabile motivo, la mia mente non era concentrata abbastanza sulla lettura (che avevo già rimandato una volta, dopo poche pagine) e quindi si è incagliata in punti in cui normalmente non l’avrebbe fatto.  Ci sono poi le aspettative, che erano molto alte,  e quasi sicuramente limite mio (che non posso negare) che mi ha impedito di apprezzare tutti questi racconti tanto quanto avrei voluto.

Sì, ho adorato il racconto in apertura, Un giorno ideale per i pescibanana. Mi sono piaciuti Alla vigilia della guerra contro gli Esquimesi, Il periodo blu di De Daumier-Smith e il dialogo finale di Teddy, oltre ovviamente allo stupendo Per Esmé: con amore e squallore, che era il vero obiettivo di questa lettura.  Però, ecco, ho l’impressione di essermi persa qualcosa. Di non aver capito qualcosa che avrebbe dovuto essermi chiaro. Di non aver colto l’intensità delle storie e, in alcuni casi, come dicevo anche prima, il loro reale significato.
E questa cosa mi fa arrabbiare, perché ero convinta che mi sarei innamorata di Salinger e dei suoi racconti, ma anche pensare al fatto che come lettrice ho (e avrò sempre) dei limiti che scoprirò nei momenti più impensabili.

Mi rendo conto che questa non è una recensione. Non può esserlo, perché per parlare bene o male di un libro del genere bisogna essere pienamente sicuri di sé, di quello che si è capito, di quello che è rimasto. E io, lo dico con tutta la sincerità del mondo, non sono sicura di nessuna di queste cose.

Continueranno a piacermi i racconti? Certo. Darò un’altra possibilità a Salinger? Ma sì, ovvio, che magari è solo una questione di momenti giusti. Vi consiglio i suoi Nove racconti? E di nuovo sì, ma preparatevi alla possibilità (magari remota, nel vostro caso) di scoprire che avete anche voi qualche limite.

Titolo: Nove racconti
Autore: J.D. Salinger
Traduttore: Carlo Fruttero
Pagine: 230
Editore: Einaudi
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formato brossura: Nove racconti