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lunedì 25 marzo 2013

MONOCEROS - Suzette Mayr

Una scuola canadese cattolica. "Qualcuno ha scribacchiato 6 1 frocio con un pennarello rosso eul suo armadietto, e la ragazza del ragazzo di cui è innamorato gli ha tirato addosso merda di cane congelata." Così Patrick Furey, diciassette anni, si suicida, dopo essersi incontrato un ultimo glorioso martedì con Ginger nel loro posto speciale, al cimitero. Sullo sfondo la neve di Calgary e una moltitudine di ragazzi e di emozioni, perché in "Monoceros" i ragazzi possono essere crudeli e indifferenti, fragili e soli. L'autrice inchioda, le voci dei protagonisti ad una trama durissima, tirando fuori l'energia cinetica e la claustrofobia di una scuola moderna, mentre esplora l'effetto a catena che il suicidio del ragazzino ha su un gruppo eterogeneo di adolescenti. I capitoli formano un collage in rapido movimento. Nel cast figurano la crudele e spietata Petra e la sensibile Faraday, ossessionata dalla verginità e dagli unicorni che acquisterà in internet, Gretta, la madre di Patrick che cerca disperatamente di elaborare il lutto per la perdita del figlio, ma anche il preside Max e l'assistente scolastico Walter, legati da una relazione gay in forte crisi.

Ho delle serie difficoltà a scrivere la recensione di questo romanzo. Scrivo, poi cancello, poi riscrivo e cancello di nuovo, incapace di tradurre in parole quello che c'è nella mia testa da quando ho chiuso il libro. Perché ci sono dei libri che ti fanno male. Che DEVONO farti male. Libri che ti danno pugni nello stomaco forti, mascherandoli da carezze. Libri che ti entrano dentro e ti fanno riflettere e aprire gli occhi su un mondo che non è per nulla distante dal tuo, mostrandoti la sua crudeltà e la sua durezza. Una crudeltà e una durezza quotidiane, che riguarda e che tocca tutti: le vittime, i carnefici, i testimoni che avrebbero potuto fare qualcosa e non l'hanno fatto, vuoi per paura, vuoi perché semplicemente non lo sapevano.

Il protagonista di questa storia è Patrick, un ragazzo innamorato di un altro ragazzo. Un ragazzo che per questo amore resiste al bullismo di cui è vittima. Resiste alle minacce e alle offese, come quel "6 1 frocio" inciso con pennarello indelebile sul suo armadietto. Resiste ai furti, ai dispetti e al menefreghismo di chi potrebbe salvarlo ma non lo fa perché ha paura di ammettere quanto si riconosca in lui. Resiste ai genitori, le persone che più dovrebbero amarlo al mondo, che gli implorano di non essere così, di non essere omosessuale, di aspettare che passi questo periodo di confusione. Ma quando l'altro ragazzo si tira indietro, perché spaventato, perché confuso, Patrick non resiste più. E si uccide. Portando così alla luce tutte le ipocrisie, la cattiveria, il menefreghismo ma anche la fragilità delle persone che ruotano intorno a lui e che a poco a poco, iniziano a fare i conti con loro stesse. Conti che non sempre tornano, ovviamente.

Alla fine della lettura, davvero scorrevole, si resta stravolti. Al punto che non si sa nemmeno contro chi puntare il dito, sebbene si abbia una voglia matta di farlo, per vendicare la morte così assurda di un ragazzo semplicemente innamorato. Si può puntare il dito contro una ragazzina indubbiamente cattiva, indubbiamente egoista, ma anche indubbiamente innamorata, di un amore morboso, come lo è stato da sempre quello dei suoi genitori? Si può puntare il dito contro un ragazzo che sa dentro di sé di amarne un altro ma che ancora non ha il coraggio o la forza di ammetterlo? Si può puntare il dito contro la prima reazione dei genitori, una reazione sconvolta, esagerata, ma che non ha avuto a disposizione il tempo necessario per ridimensionarsi? Si può puntare il dito contro un uomo di più di cinquant'anni che vive con un altro e che allo stesso tempo è il preside di una scuola cattolica e che per paura, viltà, stabilità, non riesce a fare nulla? Si può, certo, contro tutte queste persone. Ma l'autrice ci fa anche capire che c'è qualcosa di più profondo,  qualcosa che questo dito una volta puntato lo fa un po' vacillare. Sono tutti colpevoli, ma anche tutti vittime di una società che schiaccia e rende inerti e contro cui non tutti hanno la forza di ribellarsi.
La domanda che principalmente ti assilla una volta arrivati alla fine è: "ma io come mi sarei comportato?", "ma io avrei davvero potuto fare qualcosa?". E per quanti sforzi tu faccia, non riesci a rispondere. E capisci quante sfumature, belle ma anche crudeli, può avere l'amore.
Forse davvero solo gli unicorni potranno salvarci.

Una lettura dolorosa, che merita davvero.

Nota alla traduzione: nulla da segnalare!

Titolo: Monoceros
Autore: Suzette Mayr
Traduttore: F. Gamberini
Pagine: 331
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: Miraviglia editore
ISBN: 978-88-89993-23-1
Prezzo di copertina: 17,00 €
Acquista su Amazon:
formato brossura: Monoceros

giovedì 7 marzo 2013

AMPHIBIAN - Carla Gunn

Phineas William Walsh ha nove anni e una conoscenza enciclopedica del mondo. Sa che se un cane rifiuta il cibo inumidito con la tua saliva allora il maschio alfa è lui e non tu, sa che i delfini possono dormire con metà cervello per volta. Ci sono cose che però non riesce a spiegarsi: perché il bullo della scuola, Lyle, se la prende sempre con lui e perché i suoi genitori non possono più vivere insieme. Dopotutto nelle altre coppie di mammiferi ci si morde e si ringhia, ma nessuno alla fine fa le valigie e se ne va in un altro stato. Ma soprattutto non riesce a spiegarsi perché gli uomini continuino, giorno dopo giorno e specie dopo specie, ad uccidere il pianeta che li ha generati e nutriti. Così, quando una rarissima raganella di White finisce nell’acquario della scuola elementare, Phineas capisce che è giunto il momento di arruolare l’amico fraterno Bird e passare all’azione.

Prendete Oskar, il bambino protagonista di "Molto forte, incredibilmente vicino" di Joanathan Safran Foer, che ha fobie e manie che solo il padre, morto nell'attentato alle Torri Gemelle, riusciva in qualche modo a placare. Prendete anche Markus dal libro "Un ragazzo" di Hornby, vessato dai suoi compagni di classe perché un po' diverso da solito. Aggiungeteci un po' di Russel, il rotondo scout in cerca di becaccini del cartone della Pixar "Up" e, già che ci siamo, anche un pizzico di Calvin direttamente dal fumetto di Watterson. Mescolate bene il tutto e voilà, ecco a voi Phineas, il bambino protagonista di questo incredibile romanzo.

Phineas ha nove anni, figlio di genitori separati, che vive con la madre e la sua gatta, con una passione per la scrittura, per le ricerche su google e per Green Channel,  un canale ecologista che ogni giorno riporta le notizie sempre più tragiche di quello che l'uomo sta facendo alla natura. Notizie che entrano nella testa di Phineas e lo sconvolgono. Il bambino vorrebbe fare qualcosa ma si scontra con la madre, un po' spaventata da questa sua ossessione al punto da mandarlo da uno psicologo. Ma Phineas non si lascia impressionare e continua a portare avanti la sua campagna ecologista: prima libererà la rana di classe, in compagnia del suo fidato amico Bird, poi butterà via tutto il cibo di dubbia origine presente in casa, fino ad arrivare a mandare, di nascosto da sua madre, delle lettere e dei disegni a un'associazione locale nella speranza di impedire la distruzione della palude locale, habitat di moltissimi animali. La madre fatica a stare dietro a questo bambino, un bambino che ama alla follia ma che un po' teme anche, sia per questa sua "ossessione" per la natura sia per l'evidente sofferenza che l'assenza del padre, corrispondete estero di un giornale, gli provoca. Ad aiutare lei, ma soprattutto Phineas c'è la nonna, con la quale il bambino riesce a parlare e a confidarsi. Ma un bel giorno le sue parole avranno tutta la risonanza che meritano. Perché anche i più piccoli possono fare tanto.

Non mi aspettavo di trovarmi di fronte a un libro così intenso e piacevole da leggere, né tanto meno di provare così tanta simpatia per questo problematico bambino, anche nei momenti in cui è più esasperante. E sono quasi pentita di aver aspettato così tanto a leggerlo, visto che è stato sul comodino per più di un mese..
Phineas alla fine non fa altro che incarnare una buona fetta dei bambini di oggi, anche se forse un po' più problematica. Ma alla fine è comprensibile che a nove anni non si riesca a capire perché l'uomo faccia così tanto male alla natura che lo circonda (ma anche da più grandi alcune cose rimangono davvero incomprensibili), così come lo è che soffra per la separazione dei genitori o nel vedere sua madre accanto a un altro uomo. Eppure alla fine, nonostante le sue ossessioni, le sue manie, la sua incapacità di vedere sfumature nel mondo, Phineas riesce a vedere una speranza nell'umanità e nella vita che lo circonda, e capisce che bisogna iniziare dal piccolo, aiutando magari una rana ad attraversare la strada o disegnando per salvare una riserva vicino a casa sua, per poter poi fare cose grandi.

Una lettura davvero piacevole, che ti apre gli occhi su tante, tantissime cose, che fa sorridere ma anche riflettere. Merita davvero!

Nota alla traduzione/edizione: qualche piccolo refuso ma nel complesso direi ben fatta!

Titolo: Amphibian
Autore: Carla Gunn
Traduttore: Alessandra Passeri.
Pagine: 253
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Miraviglia Editore
ISBN: 978-88-89993-24-8
Prezzo di copertina: 17,50 €
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formato brossura: Amphibian