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domenica 29 marzo 2015

PURGATORIO - Tomás Eloy Martínez

La grande tragedia dei desaparecidos argentini è un argomento di cui, nel nostro paese ma anche nel mondo in generale, si è sempre parlato troppo poco. Un po’ forse perché viene percepita come una cosa lontana, lontanissima da noi. Un po’ forse anche perché è una di quelle tragedie impossibili da quantificare: i numeri precisi hanno una maggiore risonanza nel generare indignazione e vergogna, creano maggiore scalpore, rispetto a questa entità imprecisa e incalcolabile di scomparsi. Eppure è una tragedia immensa nella storia moderna, una tragedia a cui bisognerebbe dare più voce, visto che c’è qualcuno, la madri e le nonne di Plaza de Mayo, ad esempio, che ancora non si è arreso, che ancora chiede giustizia e, soprattutto, che ancora spera.

Tomás Eloy Martínez in Purgatorio, pubblicato in originale nel 2008 e arrivato a noi solo quest’anno, grazie al lavoro di riscoperta della letteratura sudamericana svolto dalla casa editrice Sur, fa proprio questo. Dà voce a quella speranza, urla quel bisogno di giustizia.
Purgatorio, un luogo di passaggio, di transizione, di attesa speranzosa di qualcosa che non sei nemmeno sicuro che arriverà. Ed è in questo Purgatorio che vive Emilia, figlia di un alto rappresentante della dittatura argentina, che ancora giovane e innamorata si vede portare via il suo Simón. Vengono arrestati insieme, forse per errore. Lei però viene rilasciata. Di lui, invece, non si sa più nulla. C’è chi dice che è libero, chi che è stato torturato e ucciso, chi è scappato. Forse è morto, forse è vivo. Scomparso, insomma. Desaparecido. Da quel momento la vita di Emilia si trasforma in attesa, trascorsa ad accudire la madre malata che il padre ormai ha rinnegato e ad accompagnare proprio l’uomo nei suoi incontri ufficiali. E poi, all'improvviso, l’attesa si trasforma in ricerca, in viaggi sulle tracce, labili, labilissime, che Simón pare aver lasciato in giro, sulle mappe che loro, per lavoro, disegnavano. Finché un giorno di tanti anni dopo, Simón, come forse era scomparso, forse ricompare.

Come già aveva fatto in Santa Evita, Tomás Eloy Martínez è bravo nel mischiare realtà e finzione, trasmettendo nel lettore il dubbio su cosa sia vero e cosa no. Ed è bravo nel voce a questa attesa, incosciente forse, perché arriva il momento in cui ti rassegni a perdere per sempre quello che hai già perduto, ma del tutto comprensibile, di un amore che non vuole arrendersi di fronte a nulla, nemmeno alla follia di queste sparizioni.
Al tempo stesso, lo scrittore ci offre una panoramica di un periodo storico, quello post Perón, che ha segnato e forse ancora oggi segna l’Argentina e di cui, proprio come per i desaparecidos, qui da noi si è parlato davvero troppo poco.
Il lettore si ritrova quindi  a leggere un romanzo, una storia d’amore forte e potente, ma anche una cronaca storica, una denuncia, altrettanto forte e altrettanto potente, delle follie che il potere non solo giustifica ma addirittura compie direttamente.

Mi mancava un po’ la letteratura sudamericana. Mi mancava quel mix tra realtà e finzione, tra poesia e crudeltà, tra amore e dolore, che laggiù sanno scrivere così bene. E spero davvero che arrivino presto in Italia anche gli altri libri di Tomás Eloy Martínez, questo grande, grandissimo autore, che insieme ad altri (uno tra tutti Manuel Puig, che vi consiglio davvero caldamente di leggere) è riuscito a dare voce a persone e a una parte di storia che troppo a lungo sono state messe a tacere.

Un libro bellissimo, da leggere.

Titolo: Purgatorio
Autore: Tomás Eloy Martínez
A cura di: Francesca Lazzarato
Pagine: 283
Editore: Sur
Acquista su Amazon:
formato brossura:Purgatorio
formato ebook: Purgatorio

venerdì 10 gennaio 2014

SANTA EVITA - Tomás Eloy Martínez

Il mio primo impatto con Evita è avvenuto alle medie. Era da poco uscito il film con Madonna e Antonio Banderas, tratto dall'omonimo musical di  Tim Rice e Andrew Lloyd Webber, e il laboratorio teatrale di cui facevo parte aveva deciso di metterlo in scena. Ammetto che sognassi di cantare Dont' cry for me Argentina davanti a un pubblico, ma, essendo io stonata come una campana, mi sono ritrovata a interpretare la "folla". Ma in realtà non mi importava, ero talmente innamorata di quel musical e di quel film, che l'importante per me era farne parte.
Ovviamente a quei tempi tutta la parte storica, politica e sociale dietro alla figura di Evita Perón mi era totalmente sconosciuta. Ci erano state date le informazioni base, quelle che avremmo potuto comprendere: una dittatura argentina, lei una donna povera che ha sfruttato l'amore per arrivare al potere, una donna che ha aiutato il suo popolo, più acclamata di Perón stesso e per questo è diventata leggenda e rimasta tale anche dopo la sua morte. Ma di cosa è successo realmente a chi le stava accanto, in vita ma anche dopo, non ci è mai stato raccontato nulla. Forse eravamo troppo piccoli, per capire appieno il mito di Evita.

Da quando ho visto per la prima volta questo libro ho provato un forte desiderio di leggerlo. Non so se fosse curiosità latente, rimasta in me fin dai tempi delle medie e poi, per un motivo o per l'altro, mai approfondita. Né se fosse la mia passione per la letteratura sudamericana in generale. Non lo so. Fatto sta che sentivo che questa storia mi chiamava, che voleva a tutti costi essere letta (che sia anche merito delle bellissime copertine della Sur?)

In questo libro, che è un misto tra reportage e romanzo, tra finzione e realtà, Tomás Eloy Martínez ci racconta di quello che è successo dopo la prematura scomparsa della donna. Perón l'ha fatta imbalsamare, del suo corpo sono state fatte diverse copie, che hanno affrontato mille avventure e mille peripezie, in giro per il mondo. Un peregrinare strano, il suo, con il suo corpo che sembra impossibile da seppellire, che rimane intatto nel tempo, come quello di una bambola di porcellana, mentre a chiunque se ne occupasse, o anche solo si trovasse intorno a lei, capitavano le cose più strane. Chi se ne innamorava perdutamente, chi perdeva la testa e ne diventava ossessionato, al punto da impazzire, chi continuava ad amarla come se fosse ancora viva e chi ad odiarla, per tutto quello che è stata e che continuava ad essere anche da morta.

La cosa forse più bella di questo libro è l'incapacità di scindere tra realtà e finzione, tra fatti realmente successi e fatti invece romanzati, inventati. Un mix incredibile, che riesce a riflettere appieno tutto quello che Evita è stata: la sua vita reale che si alterna alle leggende sul suo conto, i momenti sotto i riflettori che si alternano al silenzio e all'oblio, in cui tutti suppongono ma nessuno sa, la sua fragilità e la sua forza, il potere che ha avuto, da viva, da morta, e di cui forse non era nemmeno del tutto consapevole. Tomás Eloy Martínez è stato davvero, davvero bravo. L'aver vissuto quel periodo lo ha sicuramente aiutato (un libro così può essere scritto solo ed esclusivamente da un argentino che ha vissuto quegli anni) nel rendere al meglio il clima, le sensazioni e le percezioni attorno a questa donna. Si legge con piacere, ci si appassiona, anche se a tratti è sicuramente un tantino inquietante (l'idea di questo corpo, imbalsamato, che resiste agli anni e gira il mondo, alla lunga mette un po' di angoscia).
Insomma, un libro assolutamente consigliato!

Titolo: Santa Evita
Autore: Tomás Eloy Martínez
Traduttore: Silvia Meucci
Pagine: 433
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Sur
ISBN: 978-8897505228
Prezzo di copertina: 16,00€
Acquista su Amazon:
formato brossura:Santa Evita
formato ebook: Santa Evita