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lunedì 11 luglio 2016

FRATELLO JOHN, SORELLA MARY - Marco Ehlardo

Migrante. Parola politically correct (finché non ne troveranno uno più correct) che non mi piace.
Viaggi per migliaia di chilometri in condizioni al limite, e spesso oltre il limite, della sopravvivenza. Alla fine approdi in un nuovo paese e magari speri di ricostruirti una vita lì. Ossia fermarti. Invece no, resti sempre un migrante. Participio presente. Colui che migra. Condannato sull’altare del politically correct a farlo per sempre.
Quando arrivano qui, e intendono restarci, preferisco il termine immigrato. Sarà meno fico ma rende meglio l’idea e soprattutto il progetto di vita di queste persone.

Vorrei davvero riuscire a scrivere qualcosa di sensato su Fratello John, sorella Mary di Marco Ehlardo, da poco pubblicato da edizioni Spartaco, e soprattutto sul tema dell’immigrazione, ma credo di non esserne in grado. E mi rendo conto che non sia un grande incipit per una recensione, soprattutto considerando quanto questo libro mi sia piaciuto.
È che lo stavo leggendo proprio quando si è sentita per la prima volta la notizia di Emmanuel, quel ragazzo di colore rimasto ucciso dopo un alterco iniziato per difendere la sua compagna dagli insulti razzisti di un italiano. A cui poi sono seguite altre notizie: la reazione di Salvini, il tentativo degli avvocati di dire che si è trattata di legittima difesa (e magari lo è anche stata, ma certo è che se tu non avessi chiamato una persona “scimmia” non avresti dovuto difenderti da niente), il dolore della comunità che lo aveva accolto e lo stava seguendo in questi giorni e quello della compagna che, nonostante tutto, ha accettato di donare gli organi.  

È quindi il mio pensiero va lì, a questo episodio che è solo uno dei tanti, e all'ennesimo barcone di disperati che è approdato sulle nostre coste in questi giorni (non mi riferisco a uno specifico, perché ne approdano ogni giorno), e mi rende difficile parlare del libro.


Marco Ehlardo con Fratello John, Sorella Mary, da poco uscito per edizioni spartaco, ci parla di accoglienza, proprio quella che Emmanuel e sua moglie avevano ricevuto da un’associazione di Fermo. Ci parla di quanto è difficile essere un operatore sociale, soprattutto se a Napoli come nel suo caso, e avere a che fare con le situazioni più complesse e disperate. 
A raccontare è Mauro, l’operatore sociale precario alter ego dell’autore che avevamo già conosciuto in Terzo settore in fondo. Lavora sempre per il terzo settore e si occupa sempre di immigrati: della loro accoglienza e del tentativo di inserirli nel mondo del lavoro.

Mauro cerca di aiutare tutti, anche quelli con le situazioni più difficili. Come John e Mary, per esempio, lei con un permesso di soggiorno umanitario che sta per scadere, lui senza nemmeno quello, ed entrambi con un figlio in arrivo. O come Flower, una giovane nigeriana fuggita da una situazione disperata con una figlia e che proprio non capisce perché deve sottostare a quelle ridicole regole che gli operatori sociali le hanno imposto per poter conservare un tetto sulla testa.


Ma, oltre che contro la diffidenza e la testardaggine delle persone che cerca di aiutare, Mauro spesso si ritrova a combattere anche contro la sua stessa associazione e alcuni dei personaggi che ci lavorano, contro altre associazioni simili alla sua e contro uno stato che una mano, almeno lì a Napoli, non la sta dando. Contro chi, come lui, dovrebbe aiutare gli altri e invece fa cose senza alcun senso, più per mostrarsi che per effettivamente aiutare. (Beh, un bel corso di tarantella secondo me è molto utile per un immigrato che cerca lavoro). 

Come già era successo con Terzo settore in fondo, in Fratello John, Sorella Mary Marco Ehlardo mescola saggio e romanzo, con una narrazione piena di ironia ma che non fa sconti a nessuno e che mette in luce tutte le problematiche, ma anche la profonda ignoranza, che esistono a livello di accoglienza e gestione degli immigrati. 
E, di nuovo proprio come già era successo con Terzo settore in fondo, questo libro mi è piaciuto molto. Per lo stile dell’autore, per la scelta di raccontare con ironia una situazione che sarebbe in realtà tragica e, soprattutto, per l’incredibile umanità che Mauro/Marco, e penso anche tante altre persone come loro, ci mettono per cercare di aiutare gli altri. 
E poi mi ha permesso di scoprire cose che ignoravo e che spesso sui giornali e in tv ci vengono raccontate in modo completamente distorto.

Facciamo il caso che arrivi sulle coste italiane un barcone con trecento somali ed eritrei, come succede spesso. Somalia ed Eritrea sono riconosciuti, persino dal nostro governo, come Paesi altamente insicuri. Dunque scontata la richiesta di asilo e scontata la concessione di una protezione.
I titoli che leggeremo?
«Trecento clandestini sbarcati a Lampedusa».
«Ennesimo sbarco di clandestini».
«Invasione di clandestini grazie alla sinistra».

Un libro da leggere assolutamente, per aprire un po’ gli occhi e piantarla di farsi abbindolare da semplici slogan politici e scoprire davvero come funziona quel mondo, dalle parole di chi lo vive tutti i giorni.


Titolo: Fratello John, sorella Mary
Autore: Marco Ehlardo
Pagine: 180
Editore: Edizioni Spartaco
Anno: 2016
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venerdì 13 febbraio 2015

TERZO SETTORE IN FONDO - Marco Ehlardo

È raro, estremamente raro, che io legga un saggio. È sicuramente un mio limite tenermi lontana da questo genere di lettura. Ma un limite che non riesco mai a convincermi di superare. Sarà che ne ho letti tanti all’Università, sarà che le cose, se mi vengono raccontate in forma di romanzo, mi rimangono più a mente.

Quando la casa editrice Spartaco (che, se seguite questo blog, ormai dovreste sapere quanto gli sono affezionata, per i bei libri che mi ha sempre fatto scoprire) mi ha inviato  Terzo settore in fondo di Marco Ehlardo,  ultimo titolo della loro collana di saggistica, il primo pensiero è stato “E adesso?”. Faccio finta di nulla e lo nascondo in uno scaffale della libreria o provo a superare questa mia riluttanza per i saggi. Ne ho parlato direttamente con loro, (e questo è un altro dei motivi per cui mi trovo così bene con i libri di questa casa editrice, la possibilità che si ha di confrontarsi con loro) che mi hanno detto di fidarmi, di leggerlo, di dargli una possibilità. Ammetto che il sottotitolo Cronistoria seminseria di un operatore sociale precario già in parte mi aveva convinto, ma di fronte a questa richiesta di fiducia alla fine mi sono decisa del tutto.

Terzo settore in fondo di Marco Ehlardo è un saggio che è anche un romanzo. Racconta una storia vera, come il sottotitolo lascia intendere la cronistoria di un operatore sociale, Mauro Eliah che è poi è lo stesso Marco Ehlardo sotto mentite spoglie, che lavora a Napoli e che ha il compito di aiutare i rifugiati a fare domanda di asilo politico. Non di clandestini, quindi, ma di quelle persone che sono fuggite non “solo” dalla miseria e in cerca di un futuro migliore (quel solo non può che andare tra virgolette) ma perché perseguitati, in pericolo, nel loro paese. Il protagonista ci racconta i giochi di potere, le incongruenze e le assurdità delle istituzioni coinvolte, l’ignoranza di chi le rappresenta, le pecche e i vuoti legislativi che regolamentano queste procedure. E in più, ci racconta di Thomas Compaoré, uno di questi richiedenti asilo, un giornalista fuggito dal Burkina  Faso che sta aspettando ancora il permesso di soggiorno e che si ritrova a combattere anche qui, nel nostro Belpaese, contro le ingiustizie che persone come lui subiscono.

Devo ammettere che non sapevo assolutamente nulla di rifugiati politici e della prassi per ottenere il permesso di soggiorno. Di questi argomenti so quello che viene detto ogni al tg, in forma sicuramente edulcorata e manipolata in base alle esigenze. Non sapevo che l’emergenza è continua, non sapevo quali strani giochi di soldi, di potere, di facciate, di rapporti da non incrinare e di burocrazia ci fossero dietro (certo, in parte sono immaginabili, che la burocrazia italiana è lunga per qualunque cosa).

Marco Ehlardo ce lo racconta in modo tragicomico, sottolineando tutti gli aspetti assurdi del suo lavoro di operatore del terzo settore a Napoli (ma sono convinta che l’ambientazione geografica conti davvero poco). Ci racconta la passione che ci mette lui e che ci mettono anche alcune altre persone che lavorano nello settore, che lavorano onestamente, che aiutano più che possono e che non riescono a lasciar perdere. Ci racconta anche di chi invece se ne frega, di chi non sa quali possano essere i problemi di un rifugiato politico, che se ne frega da che cosa sia fuggito, ma pensa solo ad apparire, a mettere d’accordo tutti, a fare bella figura. E ci racconta anche di come questi rifugiati vivono e affrontano la loro condizione, di come vengono spesso fregati e di come, purtroppo, a volte loro si stessi si fregano non collaborando come dovrebbero.

È libro breve, questo Terzo settore in fondo, che scorre veloce e si legge in poche ore. Ma è anche un libro importante, che riesce a trasmettere nel lettore un po’ di consapevolezza, che lo spinge, oltre che ad arrabbiarsi, a informarsi, a provare una maggiore empatia. E da’  voce a una situazione che spesso viene messa a tacere, o affrontata semplicemente con urla (da parte di chi è contrario ad aiutare chi ha bisogno) o con proclami che lasciano il tempo che trovano.
Insomma, un libro da leggere.

(Ok, se tutti i saggi sono così, forse qualcuno in più lo potrei anche leggere).

Titolo: Terzo settore in fondo
Autore: Marco Ehlardo
Pagine: 117
Editore: Edizioni Spartaco
Anno: 2014
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