Pagine

sabato 31 maggio 2014

Incontrando... JOHN NIVEN

Ed eccomi qui, a raccontarvi dell'incontro di ieri sera con lo scrittore scozzese John Niven. Un incontro che si inseriva nel calendario di appuntamenti della Grande Invasione, il festival della lettura che si sta svolgendo in questo giorni a Ivrea.
Aspettavo l'incontro con John Niven con ansia, fin da quando è uscito il programma del festival. Ho comprato,  e sto leggendo, il nuovo libro Maschio Bianco Etero e, presa dall'entusiasmo, anche la versione cartacea di A volte ritorno, che l'autografo lo volevo proprio su quella.

Non avevo idea di che faccia avesse Niven, a volte vado a cercare i visi degli autori su internet, per dare un volto alla penna che sto leggendo, ma questa volta, non so perché, non l'ho fatto. Però quando è arrivato, ancor prima che salisse sul palco o che lo presentassero, ho capito che quello doveva essere lui. 
Pantaloni e giacca bianchi, cravatta rossa, faccia simpatica e un bel bicchiere di vino rosato in mano (con l'intera bottiglia al seguito sul palco), le prime parole che ha pronunciato sono state "Mi scuso ma non parlo italiano. Non parlo nemmeno inglese, in realtà, parlo scozzese, ma cercherò di farlo con calma, così magari riesco a farmi capire".
A presentarlo c'era Marco Rossari, suo bravissimo traduttore, che è stato davvero bravo a presentare i due romanzi (ci si è focalizzati di più su A volte ritorno che non sul romanzo nuovo, forse perché appena uscito e il rischio di spoiler era alto), a fargli le giuste domande e anche a leggere con la giusta enfasi vari spezzoni dei due libri.

E Niven, con l'ausilio di una bravissima interprete di cui mi spiace non aver segnato il nome ma che ha fatto un lavoro incredibile, è stato altrettanto bravo a rispondere alle sue domande, a raccontare di sé, dei suoi libri, unendo la giusta dose di serietà, ironia, "fuck it" e bicchieri di vino.
Si è parlato dei due romanzi, quindi, con domande sulla loro stesura ( tra cui una meravigliosa "Ma A volte ritorno è autobiografico?"), su come è stato accolto dal pubblico A volte ritorno, visti i contenuti non proprio semplici da digerire, soprattutto se religiosi convinti (concordo con chi gli ha detto che se Gesù fosse davvero così fico come lo ha descritto lui, non ci sarebbe così tanta crisi di fede), e l'importanza della musica nelle sue opere e nella sua vita. Si è poi parlato anche della vita di Niven come scrittore e sceneggiatore, dei suoi lavori futuri, dei libri che sta scrivendo (al momento ne sta scrivendo uno con protagonista una banda di vecchiette che rapinano una banca... "a mix between a comedy and Quentin Tarantino") e di quelli già scritti ma ancora non pubblicati da Einaudi.

Tra una lettura e l'altra, Rossari gli ha anche chiesto cosa pensa dei classici moderni e dell'alta letteratura e, in particolare, di spiegargli perché Lolita è il suo romanzo preferito. Niven ha risposto che i classici hanno ancora tanto da dirci, che sarebbe triste se non fosse così (e che anche se pensasse il contrario, non verrebbe certo a dirlo a un festival letterario). E Lolita è il suo romanzo preferito in assoluto, un romanzo che legge ogni due o tre anni e ci ritrova sempre qualcosa di nuovo, soprattutto nel personaggio di Humbert, un personaggio che fa cose terribili ma anche un personaggio estremamente umano.

E' davvero difficile riassumere qui tutto quello che è stato detto durante l'incontro. Non avrebbe nemmeno troppo senso, perché in un resoconto come questo, per quanto possa essere esaustivo, non si potrà mai riuscire a ricreare l'atmosfera, le espressioni, le risate del pubblico e tutto il contorno. 
Posso dirvi che è stato un incontro davvero molto bello e molto interessante, grazie alla bravura di Niven, sicuramente, ma anche di chi l'ha presentato (che tra l'altro conosceva dettagli nascosti della giovinezza di Niven, che hanno lasciato l'autore particolarmente basito... "But how do you know that!?")
Se vi capita, quindi, andate a sentire una sua presentazione! (Certo, deve piacervi il suo stile, devono piacervi i suoi libri e non dovete scandalizzarvi troppo di fronte a parolacce e letture non proprio da fascia protetta...).

Magari preparatevi anche lo spelling del vostro nome, o vi ritroverete con un autografo un po' pasticciato, come questo:

mercoledì 28 maggio 2014

UN SEGNO INVISIBILE E MIO - Aimee Bender

La matematica non è mai stata il mio forte. Sono sempre stata più brava con le parole, che con i numeri. Forse perché i numeri sono entità fisse, qualcosa che non si può cambiare e che, per quanto li combini tra loro, moltiplicandoli, sottraendoli, dividendoli o sommandoli, daranno sempre un risultato preciso.

Anche i romanzi di Aimee Bender non sono mai stati il mio forte. O almeno non lo è stato l'unico che ho letto finora, L'inconfondibile tristezza della torta al limone, un libro dal titolo bellissimo ma dalla storia complessa, surreale, che chiedeva una sospensione dell'incredulità che andava oltre le mie capacità. Chiuso quello,qualche anno fa, non ho mai avuto il coraggio di ritentare con questa autrice. Ne avevo timore.

Immaginatevi quindi con quale spirito potessi aprire un romanzo di Aimee Bender in cui i numeri e la matematica svolgono un ruolo fondamentale. Eppure, questo Un segno invisibile e mio era da un bel po' che mi stava chiamando. Da quando ne ho visto la copertina, in questa edizione tascabile Beat che è di grande impatto. Da quando ne ho letto spezzoni qua e là e recensioni entusiaste in giro. Insomma, dovevo mettere da parte la mia paura, per la matematica e per lo stile di questa autrice, e buttarmi.

Mi è bastato leggere il prologo e poi la prima riga del primo capitolo, per capire che questo libro mi sarebbe piaciuto:
Il giorno del mio ventesimo compleanno mi sono comprata un'ascia
Un incipit incredibile, che ci porta dentro la vita di Mona Gray, ventenne appassionata di numeri e matematica fin da bambina, che viene assunta come insegnante alle elementari nella sua città. Un incarico che accetta, nonostante le sue mille ossessioni,  i suoi mille tic, le sue mille paure che ogni il giorno il mondo circostante la obbliga ad affrontare. Mona non è sempre stata così, da bambina amava la matematica ma anche il mondo. Amava osservare e comunicare, con quel suo strano vicino, ad esempio, che ogni giorni si appendeva al collo un numero di cera per indicare il suo umore.
Ma poi suo padre si è ammalato di una misteriosa malattia, che lo ha ingrigito, spento, e le ossessioni di Mona sono iniziate. 
A scuola si ritrova ad affrontare tanti tipi diversi di bambini. Si affeziona in particolare a quelli della seconda, bimbi di sette anni che uniscono dentro di loro candore e cattiveria, tenerezza e rabbia. Mona si affezionerà in particolar modo a una di queste, la piccola, strampalata Lisa, che del mondo ha paura proprio come lei.

Ho letto questo libro in due giorni, talmente sono riusciti a conquistarmi la sua storia e, soprattutto, l'incredibile personaggio di Mona, che mangia sapone, si compra un'ascia e picchietta sui tronchi quando è nervosa. E sono riuscita a mettere da parte tutta la mia incredulità, tutte le cose che, nella vita reale, non avrei mai saputo o potuto comprendere.
E' un libro dolce ma anche un po' amaro. Inquietante, sicuramente, ma anche pieno di possibilità e, in qualche modo, speranza. Speranza che ci sia qualcuno che ci impedisca di correre in bagno, che non ci faccia fuggire, che ci aiuti ad affrontare ogni paura.

Insomma, un libro assolutamente da leggere.

Titolo:  Un segno invisibile e mio
Autore: Aimee Bender
Traduttore: M. Testa e D. Abeni
Pagine: 236
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: BEAT
ISBN: 978-8865590669
Prezzo di copertina: 9 €
Acquista su amazon:
formato brossura: Un segno invisibile e mio

Due titoli, un solo libro: ma perché? #81

Stamattina, prima di uscire di casa per venire a lavoro, mi sono messa a spulciare nella mia libreria alla ricerca di un titolo per la puntata di oggi. Volevo qualcosa di un po' diverso dal solito, almeno per quanto riguarda le case editrici, che parlare sempre delle stesse mi sembra un po' come sparare sulla croce rossa. 
E' stata però molto dura trovare un libro che facesse al caso mio, al punto che mi viene da chiedermi se per caso questa mia fissa dei titoli non mi stia portando a diventare (ancor) più selettiva nelle scelte dei romanzi da leggere e acquistare.

In ogni caso alla fine un romanzo per la puntata di oggi l'ho trovato. Con un po' di stupore, tra l'altro, perché ero davvero convinta che il titolo italiano fosse la traduzione dell'originale. Sto parlando di QUELLA SERA DORATA di Peter Cameron:


Ho letto questo libro, pubblicato dalla casa editrice Adelphi con la traduzione di Alberto Rossati, la scorsa estate. Conoscevo questo autore grazie al suo Un giorno questo dolore ti sarà utile e volevo leggere qualcos'altro di suo. La scelta era ricaduta su Quella sera dorata, per il titolo molto bello e per la trama, che mi ispirava parecchio. Il romanzo racconta infatti di un uomo,Omar Rezaghi, che decide di scrivere la biografia di Jules Gund, acclamato autore di un solo libro, un capolavoro. Per farlo, Omar si reca in Paraguay, nella villa di famiglia, per incontrare la moglie, il fratello e l'amante dell'uomo, tutti però molto restii a parlare con il biografo e a rivelargli i loro segreti.

Non so spiegarmi come mai non avessi notato allora che il titolo originale era ben diverso, ovvero THE CITY OF YOUR FINAL DESTINATION:


Letteralmente si potrebbe tradurre come "La città della tua destinazione finale". Entrambi i titoli hanno comunque un senso con il contenuto del libro e devo ammettere che, per quanto io sia sempre e comunque a favore dei titolo originali e delle loro traduzioni letterali, trovo che la scelta italiana, Quella sera dorata,sia molto più evocativa e che sia adatti perfettamente al romanzo e al suo stile. Certo, non è l'originale, quello voluto dall'autore (ok, forse scelto insieme all'editore, ma comunque accettato dall'autore), ma lascia comunque intendere che ci sia stato dietro un certo ragionamento e non sia un titolo messo puramente a caso.

Che ne pensate?

martedì 27 maggio 2014

LA GRANDE INVASIONE - Festival della lettura, Ivrea 30 Maggio-2 giugno 2014

Torna anche quest'anno La Grande Invasione, il festival della lettura che riempirà le vie e le piazze di Ivrea di incontri con gli autori, seminari, reading e, ovviamente, libri, dal 30 maggio al 2 giugno 2014.

Il festival è organizzato dalla casa editrice Sur (l'anno scorso era minimum fax, ma l'organizzatore è lo stesso, Marco Cassini, che si è da poco concentrato su questa nuova avventura in una casa editrice completamente dedicata alla narrativa sudamericana), dalla libreria La Galleria del Libro e dall'associazione Liberi di Scegliere.

Ammetto di aver temuto che l'edizione dell'anno scorso, che mi è piaciuta un sacco (trovate il resoconto qui), non si ripetesse, che fosse nata e morta lì. Sono sempre un po' pessimista in queste cose. Sono quindi davvero molto contenta che i miei timori siano stati smentiti e che, dopo la prima, ci sia anche una fantastica seconda edizione.
Mi creano un po' più di difficoltà i giorni scelti, se devo essere sincera: l'essere a cavallo di un ponte, forse il primo di sole dopo week end di tempo instabile, mi renderà un difficile partecipare a tutti gli incontri che vorrei, che ho una casa al mare che aspetta da un po' di essere invasa da creme solari e costumi. (Ma sicuramente i giorni scelti favoriranno le visite di chi non è della zona e deve arrivare a Ivrea apposta!).

Ma bando alle ciance e passiamo al programma!
Sul sito del festival, www.lagrandeinvasione.it,  potete trovare tutte le informazioni di cui avete bisogno e, soprattutto, l'elenco completo di tutti gli appuntamenti dei quattro giorni di festival, sia per i grandi sia per i più piccini.
Qui vi parlerò di quelli a cui, se possibile, cercherò di partecipare perché riscuotono il mio maggiore interesse.

Il primo, a cui sicuramente non mancherò, è quello di venerdì sera, alle 21.30, con John Niven. Sì, proprio lui, l'autore di A volte ritorno e del nuovo romanzo appena uscito Maschio bianco etero, entrambi pubblicati da Einaudi. Il primo l'ho già letto (e adorato!) e il secondo l'ho ordinato qualche giorno fa, approfittando del Maggio dei Libri (e spero arrivi in tempo!). Dialogherà con lui Marco Rossari, suo traduttore.
Sono davvero curiosa di vedere dal vivo Niven e sentirlo parlare dei suoi libri. E credo che la scelta del dialogo con il traduttore sia perfetta, perché senza uno in Italia non si conoscerebbe l'altro.

Il sabato mi piacerebbe a "Colazione e giornali", incontro durante il quale Alessandro Grazioli commenta con un ospite le notizie del giorno. L'ospite di quel giorno è Francesco Piccolo, che ancora non sono riuscita a vedere dal vivo (se non di sfuggita, mentre passeggiava nello stand Einaudi al Salone del Libro). Alle 11.15 ci sarebbe poi un seminario sul "Leggere" con Paolo Cognetti e alle 12.30 Matteo Colombo racconta della sua nuova traduzione di Il Giovane Holden. Sempre il sabato, alle 16.30, c'è un altro incontro con Francesco Piccolo, in dialogo con Jacopo Cirillo. La sera poi, alle 22, Milena Vukotic rende omaggio a Margherite Duras (di cui,confesso con vergogna,non ho mai letto nulla, al teatro Giacosa.

Nella giornata di domenica mi piacerebbe molto partecipare al seminario di "Scrittura", alle 11.15. Non perché voglia iniziare a scrivere, ma per rivedere Alessio Torino. Ho conosciuto questo autore all'edizione passata della Grande Invasione e, incuriosita, ho poi letto due dei suoi romanzi, Tetano e Urbino, Nebraska, che mi sono piaciuto molto. (Poi Alessio è stato anche protagonista di un'intervista rampante... e ancora non l'ho ringraziato dal vivo!). Dalle 12 alle 13 c'è poi di nuovo Cognetti, questa volta in veste di intervistatore di Mauro Corona. E alle 12.30 il seminario di traduzione con Ilide Carmignani che parla di Cortazar.

Lunedì pomeriggio mi piacerebbe partecipare all'incontro con Violetta Bellocchio e Tiziana Lo Porto che parlano di Jim Carrol (l'autore di Jim entra nel campo da basket).

Insomma, il programma è decisamente ricco anche quest'anno e, se riuscissi davvero a partecipare a tutti gli eventi, sarebbe una ricca full immersion in libri e cultura.
Vi consiglio davvero di dare un'occhiata a tutto il programma, che magari ho dimenticato qualcosa, e di organizzare a Ivrea la vostra gita fuori porta per la Festa della Repubblica. Ne vale davvero la pena!

lunedì 26 maggio 2014

HOLDEN, LOLITA, ŽIVAGO E GLI ALTRI - Fabio Stassi

Quando ho comprato Come un respiro interrotto, ultimo romanzo di Fabio Stassi da poco pubblicato dalla casa editrice Sellerio, arrivata alla cassa per pagare, il libraio mi ha guardata e ha esclamato: "Lo sai che stai per comprare un libro davvero stupendo?". Ovviamente non lo sapevo, ma l'ho scoperto poco dopo, leggendolo e innamorandomene. 
Quando al Salone del libro, ho comprato allo stand minimum fax questo Holden, Lolita, Zivago e gli altri, il libraio mi ha guardata e ha esclamato: "Ottima scelta! E' un libro bellissimo e Fabio Stassi dovrebbe essere considerato patrimonio della nostra cultura".
E sapevo che non stava assolutamente esagerando.

Questo è un libro un po' atipico, non saprei nemmeno come considerarlo. Fabio Stassi fa un viaggio nel secondo novecento della letteratura italiana e mondiale e ci presenta alcuni dei personaggi dei romanzi e delle opere che l'hanno formata. Sono personaggi che lui ha incontrato, durante i suoi viaggi in treno da pendolare, fatti di tante letture e di scrittura. Una sorta di enciclopedia, in cui ogni personaggio, non necessariamente il protagonista principale dell'opera, si racconta in prima persona al lettore. Per cui il lettore si ritrova a leggere i pensieri di questi protagonisti, le loro reazioni rispetto a quello che i rispettivi autori fanno loro vivere e a immaginarsi la loro vita oltre al libro. 

Creare un libro così non è assolutamente una cosa semplice. Bisogna aver letto tanto, tantissimo e avere una cultura immensa. Leggendolo si prova un po' di soggezione di fronte a tutto il sapere che Fabio Stassi dimostra e alla grande passione che ci mette a raccontarlo, una passione che emerge in ogni parola e in ogni frase.
Alla lunga questa enciclopedia può forse risultare un pochino noiosa, e forse non andrebbe letta tutta di fila ma una pagina ogni tanto. Pensandoci bene però, credo che si tratti di una noia soggettiva, che dipende principalmente da quanti dei personaggi che Stassi presenta si conoscono. Ho divorato le pagine che parlavano di libri che avevo letto (che si concentrano principalmente a partire da metà degli anni '70 circa, segno che il mio rapporto con i classici è davvero molto ostico), sono rimasta incuriosita da altre di romanzi che non conoscevo ma che sicuramente recupererò (devo assolutamente leggere qualcosa di Bolaño!) e letto con un po' di fatica quelle di opere che invece credo che sulla mia strada per qualche tempo ancora non incontrerò.

Credo che questo libro possa essere apprezzato meglio quando si è un po' più avanti con gli anni, quando il percorso che ogni lettore fa ha raggiunto una maggiore completezza e certe lacune, che tutti necessariamente abbiamo, sono state colmate.
Riprenderò sicuramente in mano questo libro tra qualche anno e, sono sicura, lo apprezzerò ancora di più di quanto già non l'abbia apprezzato oggi.

Titolo:  Holden, Lolita, Zivago e gli altri
Autore: Fabio Stassi
Pagine: 332
Anno di pubblicazione: 2010
Editore: minimumfax
ISBN: 978-8875212544
Prezzo di copertina: 12,50 €
Acquista su amazon:

giovedì 22 maggio 2014

IL PERCHE' DI TUTTO SOMMATO - Quim Monzó

C'è una striscia dei Peanuts di Schulz in cui la scorbutica Lucy, dopo l'ennesima delusione amorosa provocatale dal pianista Shroeder, dice che "L'amore fa fare un sacco di cose stupide". E' una frase che credo sia incredibilmente vera, perché l'amore è davvero capace di far fare alle persone che ne vengono colpite (tutte almeno una volta nella vita!) le cose più impensabili.

Leggendo Il perché di tutto sommato di Quim Monzó, autore catalano di cui avevo già letto e apprezzato Mille cretini, pagina dopo pagina, mi sono convinta che anche lui conosca i Peanuts e abbia letto quella particolare striscia. Perché in questo libro l'autore parla d'amore, in tutte le sue forme possibili e immaginabili. Lo fa attraverso brevi racconti, poche pagine ciascuno, che parlano di passione, di sesso, di tradimento, di perversione, di insicurezze, di onestà e di fedeltà, di fiabe e lieti fini che a volte esistono e altre no. Lo fa con uno stile caustico, che fa parecchio ridere ma che colpisce anche dritto dritto il punto, o al cuore visto che si parla d'amore.

La cosa che mi piace maggiormente dei suoi racconti, e che avevo già notato nella sua raccolta precedente, è che in essi tutto è normale: Monzó non giudica mai nessuno. Sa di non poterlo fare perché sa che dentro a queste pagine c'è sempre ognuno di noi. Certo, magari non in tutte e non con la stessa identica intensità, ma qualche cavolata più o meno grave, da innamorati, tutti l'abbiamo fatta. Ora, non sto dicendo che tutti tradiamo nostra moglie o nostro marito, che tutti asfissiamo il nostro partner chiedendogli a raffica "mi ami?", né ci innamoriamo di ogni persona che ci passa davanti. Però, ecco, sfido che leggendo almeno una volta non vi sentiate un po' come uno dei protagonisti.

Questo libricino si legge davvero in fretta, catturati da queste piccole storie d'amore. E anche se sul finale si trascina un po' e perde un po' della verve iniziale (un po' come certe relazioni di coppia, quando ormai stanno arrivando alla fine, ma i due interessati ancora non sono disposti ad ammetterlo), rimane davvero una bella lettura, di quelle che si ricordano con affetto. Proprio come un amore che è stato e ora non è più.

Titolo:  Il perché di tutto sommato
Autore: Quim Monzó
Traduttore: Gina Maneri
Pagine: 176
Editore: marcos y marcos
ISBN:978-8871686899
Prezzo di copertina: 10,00 €
Acquista su amazon:
formato brossura: Il perché di tutto sommato

mercoledì 21 maggio 2014

Due titoli, un solo libro: ma perché? #80

Puntata numero 80 della rubrica di confronto tra titolo originale e sua traduzione! Ancora qualche mese e arriviamo a cento, e poi deciderò cosa farne. Se da un lato so benissimo che le fonti sono inesauribili, dall'altro non vorrei che l'effetto ripetitività alla lunga potesse annoiare. Ma ho ancora tempo per pensarci (e voi, per dirmi la vostra!).

Nella puntata di oggi vi parlo di un romanzo pubblicato pochi giorni fa dalla casa editrice Corbaccio, dell'autore M. J. Arlidge, noto sceneggiatore di crime series. Il titolo italiano dell'opera, tradotta da G. Arduino, è QUESTA VOLTA TOCCA A TE


Pur non avendo riferimenti a profumi, libri, spezie, colori né una costruzione standard (articolo+sostantivo+preposizione articolata+sostantivo, per intenderci), questo titolo ha subito attratto la mia attenzione. E' un titolo che trovo abbastanza originale ed ero davvero curiosa di capire se fosse stato tradotto letteralmente o se invece arrivasse dall'estro di chi assegna i titoli.
Ho cercato quindi il titolo originale, che ho scoperto essere EENY MEENY:


Chi ha un minimo di conoscenza dell'inglese ha subito capito a cosa si riferisce il titolo originale. Sono le prime due parole della "conta" che per intero fa:

Eeny, meeny, miny, moe
Catch a baby by the toe
If it squeals let it go,
Eeny, meeny, miny, moe.

Non so voi, ma noi da bambini facevamo sempre la conta per decidere chi dovesse iniziare per primo un gioco o dovesse essere il cercatore a nascondino (o addirittura per decidere chi dovesse fare la conta...eravamo bambini originali, noi). Noi usavamo sempre questa:

Passa paperino, 
con la pipa in bocca, 
guai a chi la tocca, 
l'hai toccata proprio te

a cui poi seguivano diverse frasi in rima inventate sul momento per cercare di barare il più possibile.
Ora, sicuramnete il libro non avrebbe potuto intitolarsi "Passa paperino". Sarebbe stato alquanto strano, considerando che si tratta di un thriller e non di un libro per bambini (oltre a una questione di diritti, credo). Però forse un "Ambarabacci ciccì coccò", forse quella più conosciuta in tutta Italia, ci sarebbe potuta stare. Tutto sommato, trovo il titolo italiano non troppo distante o sbagliato dal senso originale (grazie anche all'aiuto dell'immagine di copertina... sempre il solito faccione, ma stavolta bendato)

Che ve ne pare? E soprattutto, che conta usavate voi da bambini?

martedì 20 maggio 2014

LUCE D'ESTATE ed è subito notte - Jón Kalman Stefánsson

Devo scrivere la recensione di questo libro e non ci riesco. Sarà che l'ho terminato solo da poche ore e forse non sono ancora pronta a staccarmene, a salutare definitivamente i suoi buffi personaggi e la loro quasi inconsapevole poeticità. Sarà che recensire libri belli è sempre più difficile rispetto a quelli brutti, perché rendere giustizia a un libro, a tutte le emozioni che è riuscito a trasmettere è molto più complesso che massacrarlo. Fatto sta che ho questa pagina bianca davanti agli occhi da più di un'ora, indecisa su come riempirla.

Il primo istinto sarebbe quello di copiare e incollare a oltranza alcune delle frasi più belle che ho trovato al suo interno e lasciare che siano loro a farvi innamorare del romanzo. Non so voi, ma io non potrei mai stancarmi di leggere parole come "Due sono le cose che faccio - respirare e pensare a te". Però nemmeno questo gli renderebbe giustizia, perché vi toglierei il piacere di leggerle per la prima volta, di stupirvi per la loro dolcezza e poeticità. 

Uno stupore che per me è stato ancora maggiore, pensando che il romanzo in realtà una trama non ce l'ha: è fatto di tante piccole storie, tante piccole vite, quelle degli abitanti di questo sperduto paesino islandese, in cui giorni, settimane, mesi e anni si susseguono, dove viene buio presto e l'inverno non lascia scampo. Un paesino in cui si potrebbe pensare non succeda mai niente che meriti di essere raccontato, soprattutto dopo che il Maglificio ha chiuso e di lavoro sembra non essercene più. Eppure, se si guarda bene a fondo, ognuno di questi abitanti ha una sua storia, più o meno intensa, più o meno triste, che merita di essere letta e ascoltata. La storia di Agústa che lavora all'ufficio postale e che si diverte a leggere le cartoline di tutti, per esempio. La storia del vecchio proprietario del maglificio, che ha speso tutti i suoi risparmi in libri in latino che gli permettono di studiare e osservare meglio le stelle, e  quella di Hannes e di suo figlio Jonas, felice solo con un pennello in mano. Quella d'amore, tra Mathias ed Elisabeth e tra Benedikt e la donna dalla valigia marrone, o di tradimento tra Asdis e Kajartan.

Ognuno di questi abitanti ha una storia, è una storia da raccontare, è Stefansson è davvero molto bravo nel mescolare dolcezza, ironia, tristezza, dolore, amicizia e amore,e metterli tutti insieme sulla carta.
Fin da quando ho visto per la prima volta il libro e ne ho letto la quarta di copertina, sapevo già che mi sarebbe piaciuto. Perché io amo le storie così, semplici, all'apparenza banali, eppure incredibilmente reali e, per questo, ancor più profonde.
Si ride e ci si commuove, si gioisce e si sta male, leggendo Luce d'estate ed è subito notte, proprio come succede a tutti, nella propria vita, tutti i giorni, di fronte a cose grandi ma anche soprattutto a quelle piccole, che illuminano le nostre giornate, prima di lasciarci di nuovo nel buio.
D'altronde è questo il motivo per cui viviamo, no?


Titolo:  LUCE D'ESTATE ed è subito notte
Autore: Jón Kalman Stefánsson
Traduttore: Silvia Cosimini
Pagine: 304
Anno di pubblicazione: 2013
Editore: Iperborea
ISBN: 978-8870915174
Prezzo di copertina: 16,00 €
Acquista su amazon:

giovedì 15 maggio 2014

CONCERTO IN MEMORIA DI UN ANGELO - Eric-Emmanuel Schmitt

Credo che una delle più grandi soddisfazioni da lettori sia quella di scegliere un libro quasi a caso, senza averne mai sentito parlare prima, semplicemente attratti da un titolo, una copertina e una quarta, e ritrovarsi a leggere un qualcosa di semplicemente meraviglioso.

Conoscevo Eric-Emmanuel Schmitt solo di nome, non avevo nemmeno tanto ben chiaro che fosse francese né quale fosse una delle sue opere più famose. Ho visto questo Concerto in memoria di un angelo in mezzo agli altri libri, su un bancone nello stand e/o al Salone del libro, e mi sono subito innamorata della copertina. Poi ho letto la quarta, scoperto che si trattava di una raccolta di quattro racconti e ho deciso di comprarlo, quasi a scatola chiusa, pensando tra me che, trattandosi di racconti, almeno uno dei quattro sicuramente mi sarebbe piaciuto.

La cosa buffa e bella è che se ora mi chiedeste quale dei quattro mi sia piaciuto di più non ve lo saprei direi. Sono tutti e quattro incredibili. Si parla di amore in ognuno di essi: l'amore un po' malsano di una presunta assassina per un prete in L'avvelenatrice, l'amore a scoppio ritardato di un padre per la moglie e le figlie in Il ritorno, l'amore tra due persone che si odiano in Concerto in memoria di un angelo, per concludere con quello in crisi tra un uomo e una donna in Un amore all'Eliseo.
Quattro racconti ricchi di personaggi forti, che in un modo o nell'altro, nell'arco di poche pagine, che poi corrispondono a instanti più o meno lunghi nella vita di ognuno di essi, evolvono, cambiano, fanno i conti con il mondo circostante, con il loro passato, ma anche e soprattutto con se stessi.

Non so cosa sia stato ad avermi conquistato così tanto, se la forza delle storie raccontate, i loro protagonisti o l'incredibile scrittura di Eric-Emmanuel Schmitt. Che tra l'altro non sembra francese nella scrittura... non che i francesi scrivano male, sia chiaro, ma finora in tutte le opere di scrittori francesi ho trovato qualcosa che non mi era congeniale, una certa altezzosità, un modo di scrivere quasi come esercizio di stile, per darsi un tono, che non mi ha permesso di apprezzarli appieno (mi viene in mente Muriel Barbery, ad esempio, o Laurence Cossè... che tra l'altro mi rendo conto solo ora essere tutti pubblicati da e/o). In Schmitt non ho trovato nulla di tutto questo. Ho semplicemente iniziato a leggere senza riuscire più a smettere, trasportata dall'intensità di ognuna delle quattro storie narrate e dal suo modo diretto di narrarle, senza giudizi per nessuno, nemmeno per assassine di mariti, padri un po' degeneri, sedicenni invidiosi e quarantenni rancorosi, o innamorati che forse non si amano più.

Insomma, se come me non l'avevate mai fatto prima, è proprio ora che leggiate qualcosa di Eric- Emmanuel Schmitt. Se invece già lo conoscevate, si può sapere perché non mi avete detto che i suoi libri fossero così belli?

Titolo:  Concerto in memoria di un angelo
Autore: Eric- Emmanuel Schmitt
Traduttore: Alberto Bracci Testasecca
Pagine: 192
Anno di pubblicazione: 2012
Editore: e/o
ISBN: 9788866320944
Prezzo di copertina: 9 €
Acquista su amazon:

mercoledì 14 maggio 2014

Due titoli, un solo libro: ma perché? #79

Vi devo confessare un segreto. Ho una passione per le canzoni di Gianni Morandi. Quelle più vecchie, che ascoltavo da bambina, in auto con i miei genitori quando facevamo i viaggi. Ancora adesso, ogni volta che parte una di quelle canzoni, non posso fare a meno di cantarla a squarciagola. E' quasi un riflesso automatico. 

Immagino vi stiate domandando cosa c'entri questa mia imbarazzante confessione con la rubrica di confronto tra titoli. Ed effettivamente me lo domanderei anche io, se non avessi una copia de Il Libraio sott'occhio e non fossi incappata in un romanzo di Jon Rance, che sta per essere pubblicato dalla casa editrice Longanesi e che si intitola NON SON DEGNO DI TRE


La prima reazione alla vista del titolo è stata quella di cantare ("Non son degno di te... non ti merito più... ma al mondo no non esiste nessuno che non ha sbagliato una vooooolta, amooor...."), la seconda quella di scrivere alla casa editrice per chiedere se per caso il titolo è stato scelto da un fan di Morandi. La terza reazione è stata pensare che, anche se fosse davvero stato scelto da un fan di Gianni, o da Gianni stesso, sarebbe comunque totalmente ingiustificabile. Perché non si può dare un titolo italiano così a un romanzo inglese. O meglio, si potrebbe, con molto rischio, se anche il titolo originale facesse riferimento a una canzone inglese. Cosa che, ovviamente, non fa.
In originale infatti il romanzo si intitola THIS THIRTYSOMETHING LIFE



Letteralmente si può tradurre con "Vita da trentenni", un titolo abbastanza logico e in linea con la trama del romanzo, che racconta di una coppia di trentenni, appunto, che sta per avere un bambino. Certo, anche Non son degno di tre" in qualche modo potrebbe, con molta fantasia e l'aiuto di una copertina ad hoc, rimandare a una coppia e all'ansia legata alla nascita di un figlio. Però, onestamente, di fantasia credo che se ne debba avere molta... 
Sarei davvero curiosa di sapere cosa ne pensa Gianni Morandi di questo titolo...

lunedì 12 maggio 2014

NULLA, SOLO LA NOTTE - John Williams

Il mercato editoriale, si sa, vive anche (o soprattutto?) grazie alle mode. Mode che spesso portano alla ribalta libri che non se lo meriterebbero, trasformandoli in veri e propri casi editoriali senza che ne sia poi ben chiaro il motivo. Per fortuna, ogni tanto, queste mode riguardano anche libri meritevoli. E' il caso di Stoner di John Williams, ad esempio. Un romanzo da poco riscoperto e pubblicato in Italia e che è riuscito a conquistare moltissimi lettori. E io sono sicuramente tra questi. Ho amato Stoner con tutta me stessa: l'elogio dell'uomo medio, della mediocrità, dell'uomo ordinario che si lascia trasportare dagli eventi. Una storia che all'apparenza potrebbe sembrare noiosa ma che Williams, con il suo modo di scrivere, di raccontare, rende meravigliosa.

Da queste mode editoriali nasce poi solitamente un altro fenomeno: quello di tradurre e pubblicare tutto ciò che l'autore di "moda" ha pubblicato, prima e dopo l'incredibile successo letterario che lo ha consacrato. E' un fenomeno che capisco e che, in casi come quello di Williams, approvo e condivido. Così dopo Stoner, uscito originariamente nel 1965, è arrivato Butcher's Crossing, scritto nel 1960, e per ultimo Nulla, solo la notte, in realtà romanzo d'esordio dell'autore americano, scritto nel 1948, quando l'autore aveva solo ventisei anni e quasi vent'anni prima di quello che viene considerato da tutti il suo capolavoro.

Un romanzo breve, questo Nulla, solo la notte, con un titolo che tra l'altro trovo estremamente meraviglioso, che racconta la giornata di Arthur Maxley, un ragazzo dell'alta borghesia californiana, dal passato cupo e controverso, che vive non facendo assolutamente nulla. Il lettore segue Arthur durante la sua giornata, incontra i suoi amici, suo padre a cena e con lui si ubriaca al bar. Ma soprattutto, di Arthur segue i pensieri, i dubbi, le paure, le sofferenze che il passato gli ha lasciato addosso.

Che si tratta di un romanzo d'esordio si sente eccome, soprattutto se, come me, lo leggete dopo aver già letto Stoner. Si sente anche la giovane età dello scrittore, che nel personaggio di Arthur mette un po' tutte le insicurezze e le paure dei ragazzi di quell'età nel rapportarsi con il mondo ma anche solo con le persone che gli stanno attorno, unite alla difficoltà di superare uno shock. 
La scrittura è un po' acerba, a tratti confusa e a volte un po' si perde in qualche virtuosismo non del tutto necessario. All'inizio soprattutto si fa un po' fatica a seguire la storia, a cogliere i pensieri e capire davvero cosa l'autore voglia dire e raccontare al lettore. Ma man mano che si procede con la lettura, che meglio si conosce questo protagonista (per come si possa conoscere una persona standoci insieme solo per un giorno) tutto prende un senso e una forma, e Arthur si trasforma a sua volta in un personaggio, magari non grande come Stoner (e non per niente, come dicevamo, il romanzo ha vent'anni in meno), ma comunque molto forte e difficile da dimenticare, che lascia presagire cosa di grande l'autore, tempo dopo, creerà.

Ho già in casa il romanzo di mezzo, Butcher's Crossing, e a sto punto sono davvero curiosa di sapere a quale dei due si avvicinerà di più.

Titolo:  Nulla, solo la notte
Autore: John Williams
Traduttore: S. Tummolini
Pagine: 138
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Fazi
ISBN: 978-8864117027
Prezzo di copertina: 13,50 €
Acquista su amazon:
formato brossura: Nulla, solo la notte

domenica 11 maggio 2014

Salone del Libro di Torino e Salone OFF 2014: un resoconto rampante

E finalmente trovo il tempo per scrivere un post e raccontarvi i miei due giorni tra Salone del Libro e Salone OFF. Due giorni belli, intensi, un pochino anche angosciosi, ricchi di incontri, libri ed emozioni.
Come vi avevo anticipato, quest'anno sarei stata parte attiva, nel mio piccolo, del Salone e del Salone Off: un sogno che si avvera, quello di entrare con il pass di relatore e vedere il mio nome comparire nel programma.

Ma andiamo con ordine, che oltre alle mie presentazioni, ci sono altre cose che meritano di essere raccontate.
Innanzitutto credevo che andare al Salone di venerdì garantisse una certa tranquillità al suo interno. Tranquillità che c'era sicuramente all'ingresso (il lettore rampante ed io siamo arrivati verso le 11.30 e di coda per il biglietto lui non ne ha dovuta fare... mai vista una cosa del genere!), ma che poi un po' si perdeva una volta varcata la soglia dei padiglioni. Perché il venerdì è il giorno delle scolaresche. Tante scolaresche. E di conseguenza altrettanti ragazzi e ragazzini delle più svariate età che girano per il salone. Se da un lato trovo che sia davvero una bella cosa portare le scuole in mezzo a tutti quei libri, dall'altro, essendo una che odia il caos, ho avuto seriamente paura di sbroccare.

Dopo essere passati a salutare i ragazzi delle Edizioni Spartaco (visto quanto li ho torturati i giorni prima con le mie ansie, mi sembrava giusto fargli sapere che almeno il primo scoglio, ovvero l'ingresso, era stato superato) e aver fatto i primi acquisti alle edizioni e/o (dove se acquistavi due libri te ne regalavano un terzo), siamo andati all'incontro TRADURRE I CLASSICI, in Sala Azzurra. A parlare dei classici e della loro traduzione (argomento che mi sta molto a cuore, in quanto sono fermamente convinta che i classici vadano ritradotti dopo un po' di anni affinché siano più fruibili e leggibili) c'erano Luciano Canfora, Renata Colorni, Ernesto Franco, Nuccio Ordine e Elena Loewenthal. Tutti esperti di classici per le più importanti case editrici, da Einaudi a Bompiani, anche se non tutti traduttori. 

La sala era gremita, per lo più da ragazzi delle scuole superiori, verosimilmente trascinati lì dai loro professori.  E infatti quelli davanti a me giocavano all'impiccato, quelli dietro erano su facebook o su twitter e sono abbastanza sicura di aver sentito qualcuno russare. Per quanto lo trovi deprecabile e poco rispettoso, lo posso anche capire. Parlare di classici non è per niente facile. Bisogna avere un sacco di conoscenze e una grandissima passione. La stessa che ci va per tradurli. Il problema è che se si vogliono mantenere in vita i classici, invogliare i giovani a leggerli, bisogna parlar loro in modo diverso. Meno accademico e più dinamico. Ho faticato davvero anche io a seguire senza distrazioni tutta la conferenza, pur trattandosi di un argomento che mi interessava molto. Ho preso qualche appunto, certo. Qualche spunto per la mia rubrica di traduzione (mi sa che in una delle prossime puntate si parlerà di Thomas Mann), ma devo ammettere che quando è finito ho tirato un sospiro di sollievo. 
Appena usciti abbiamo fatto un giro tra i vari stand: minimumfax, marcos y marcos, iperborea (sconto con la tessera ikea) e poi multiplayer edizioni... dove c'era un angolo interamente dedicato a Star Wars (e diamo un contentino al povero lettore rampante, su!).

Dopo le foto di rito con Chewbacca e R2D2, siamo andati allo Stand del Paese Ospite, la Città del Vaticano, per l'incontro con le altre blogger. Un incontro rapido, ma molto piacevole. Anche se sono convinta che il Salone non sia il posto migliore per conoscersi un po' meglio, visto che ci sono conferenze da seguire, autori da stalkerare e libri, libri, ovunque. 
Da lì siamo poi andati all'incontro in Sala 500 con ANDREA VITALI. Era da tempo che volevo assistere dal vivo a una sua presentazione, per cercare di capire che persona è e, soprattutto, come fa a scrivere così tanto. 
L'incontro è stato davvero molto divertente, anche se non ho ancora letto nessuno dei due libri che venivano presentati (sì, due). La relatrice gli ha anche posto proprio la domanda che da tempo vorrei porgli io, ovvero: come fai? Lui ha detto di aver tanti libri nel cassetto, tante storie che gli frullano in testa e tanta voglia di raccontare. Non necessariamente i libri che escono oggi sono libri che ha scritto oggi. Sebbene rimanga dell'idea che un libro all'anno, massimo due, siano più che sufficienti, la sua spiegazione in qualche modo mi ha convinta. Poi beh, sentirlo parlare dal vivo di Bellano e dei suoi compaesani è stato davvero emozionante! (E ricordate che "Chi piscia spesso e chiaro il medico vede raro").

Finito l'incontro con Vitali, ci siamo avvicinati allo stand della Spartaco. Alla mia prima presentazione mancava poco meno di un'ora e volevo arrivare per tempo e magari chiacchierare anche un po' con l'autrice (ok, e il lettore rampante voleva essere sicura che non scappassi). Abbiamo scambiato due parole (riguardo soprattutto all'affluenza al salone) e poi, finalmente, è giunta l'ora di recarsi all'Indipendent's corner, per presentare LE GIOCATRICI di Marilena Lucente, insieme all'autrice e a Giusi Marchetta.


Molto bella la sala (con i mobili di cartone!) e direi anche parecchia gente a sentirci. Come sia andata, onestamente, non lo so dire. Nel senso che ero un po' terrorizzata e non sono ancora del tutto convinta che le mie domande non fossero sceme. Devo ammettere di essere scesa da lì, una volta finita la presentazione, pensando di chiudere tutto e non presentarmi il giorno successivo (sì, lo so, lo so, le mie reazioni sono sempre un po' spropositate... soprattutto considerando che invece tutti mi hanno detto che era andata molto bene!).

Dopo la presentazione abbiamo fatto ancora due passi per il Salone (con degli amici speciali a farmi da supporto) e incontrato Francesco Piccolo che passeggiava amabilmente tra gli stand ("Ma come cavolo è possibile che ci sia Francesco Piccolo che passeggia così, tranquillo, senza che nessuno lo fermi?" cit.), per poi avvicinarci alla Sala 500 per l'incontro con i fratelli Carofiglio. Incontro a cui però non abbiamo assistito, in quanto erano molto in ritardo sul programma, ma che mi ha dato modo di parlare un po' con Francesca di La contorsionista di parole, una blogger che adoro e che dal vivo non avevo mai incontrato (e che vi suggerisco di seguire, se ancora non conoscete). E' stato davvero bello!

Siamo finalmente usciti dal Lingotto che erano quasi le 21 di sera e, dopo una scorpacciata di sushi, siamo tornati a casa, stracarichi di libri. Alla fine sì, ho comprato tantissimo, approfittando anche degli sconti fiera. Sconti che le grandi case editrici non fanno ma che invece, in una forma o nell'altra, le piccole sì.
Questo è il bottino finale (sì, c'è anche un flipback... ma me l'hanno regalato):


Sabato nel pomeriggio invece ho partecipato alla mia seconda presentazione. Fuori dal Salone, questa volta, a San Salvario al Camaleonte Piola, in occasione appunto del Salone OFF. Dopo aver fatto due passi per il centro di Torino in mezzo a un'afa pazzesca, il corteo dei No Tav e dei buffi corridori tutti colorati (c'è stata la Color run, una figata pazzesca!), siamo arrivati al locale con un po' di anticipo e scambiato quattro chiacchiere con Andrea Vismara, autore di Iddu, il romanzo che di lì a poco avrei presentato insieme a lui e accompagnati dalle letture di Alessandra De Fortis. 



Sicuramente il fatto che il locale fosse un po' più piccolo e più intimo, e soprattutto di aver già esordito come "presentatrice" (Allegria!) il giorno precedente mi hanno aiutato. La presentazione è stata molto bella, divertente, e Andrea Vismara è stato davvero bravo a raccontare la storia della nascita del romanzo e a trasmettere la sua passione per Stromboli (oltre, ovviamente,a rispondere anche alle mie domande imbecilli). 
Alla presentazione è poi seguito un aperitivo a base di specialità strombolane: (due ore prima "Oh, lettore rampante, speriamo  non ci siano pesci o melanzane tra le specialità strombolane, che figura ci faccio se no visto che non li mangio"): ovvero acciughe, caponatina e focaccia ripiena. Tutto buonissimo (mi assicura chi ha mangiato)!


Insomma, sono stati due giorni molto belli e molto intensi, come da qualche anno a questa parte sempre lo sono quelli del Salone. E devo ringraziare tanto, tantissimo tutte le persone che hanno contribuito a renderli così belli: Tiziana, Ugo e Francesco delle edizioni Spartaco, per avermi offerto questa grande opportunità. Marilena Lucente e Andrea Vismara, per essersi fidati a farmi presentare i loro libri pur sapendo che era la prima volta.  Laura e Thais, grandi amiche, sempre presenti nel momento del bisogno, e che, insieme a Fabio, hanno sopportato il mio calo di tensione post presentazione. Tutte le blogger che ho incontrato, anche se per poco. Tutti quegli editori con cui ho scambiato battute e tutti quei fantastici libri che sono venuti poi a casa con me.
Vabbè sì, poi ovviamente anche il lettore rampante, per il sostegno, la pazienza e le spalle robuste  con cui ha portato tutti i miei acquisti. Non riesco a immaginare di andare a un Salone del Libro senza di lui (da nessuna parte senza di lui riesco più a immaginare di andare, in realtà).
Bom, detto questo, da domani riprenderà la normale programmazione sia qui sul blog sia sulla pagina facebook, che immagino che per chi non è potuto andare al Salone sia una vera tortura vedere foto e leggere questi resoconti.

mercoledì 7 maggio 2014

Due titoli, un solo libro. ma perché? #78

Per la puntata di oggi della rubrica di confronto tra titolo originale e sua traduzione sfrutto un gradito suggerimento arrivatomi da Marina, una fan della pagina facebook del blog. Un suggerimento che mi ha fatto troppo ridere per l'enfasi con cui mi è stato dato e quindi vi riporto così come è arrivato a me.

Ciao! Ho scoperto il tuo blog e volevo segnalarti un romanzo ideale per la tua rubrica "due titoli, un solo libro". Si tratta di questo: 



titolo originale? "A beautiful lie"


Ma perché???????


Non posso fare a meno di domandarmelo anche  io. Perché? Ma anche come? Come ha fatto un romanzo che in originale si intitola A beautiful lie, quindi letteralmente "Una meravigliosa bugia", a diventare La biblioteca dei mille libri (edito da Newton Compton con la traduzione di M. Togliani)? Certo, leggendo la trama pare che il protagonista abbia effettivamente una ricca biblioteca di libri antichi collezionati negli anni dal padre, ma non è ben chiaro se si tratta di un elemento fondamentale della trama. Ben più chiaro invece è il riferimento del titolo originale, in quanto il protagonista nasconde per anni al padre l'arrivo della Guerra Civile in India, per far sì che non soffra, creando appunto una meravigliosa bugia.

E' che probabilmente la parola bugia in copertina attira meno delle parole biblioteca e libri (che poi mille non è che siano così tanti eh...)

Con i libri non c'entra molto, ma  è da quando mi è stato segnalato il libro che sto ascoltando in loop una bellissima canzone degli Hana-b, che ha proprio lo stesso titolo della versione originale del romanzo. Ascoltatela anche voi!



martedì 6 maggio 2014

SEGNALI DI FUMO - Andrea Camilleri

Sarò forse una blogger un po' atipica, ma a me leggere i libri in anteprima non piace. Mi mette un po' d'ansia non poter andare a cercare su internet le opinioni di chi ha letto il libro prima di me, perché non so mai cosa aspettarmi. Per cui solitamente, le (poche, in realtà) volte in cui mi viene chiesto tendo a rifiutare, a meno che non ci sia qualcosa che mi incuriosisca a tal punto da superare la mia reticenza.

Nel caso di Segnali di fumo di Andrea Camilleri la curiosità è nata soprattutto dal cambio di editore: non il classico Sellerio in cui siamo abituati a vedere i romanzi di Montalbano, non la Mondadori con cui Camilleri pubblica i romanzi senza commissari, ma la Utet, una casa editrice che nella mia mente ho sempre collegato ai manuali universitari. Ad incuriosirmi è stata anche la struttura del libro: Camilleri che racconta la sua vita e i suoi anni da letterato e scrittore in tanti brevi capitoletti, tanti pensieri... dei segnali di fumo appunto. E insomma, considerando la non più giovane età di Camilleri, il libro prometteva di raccontare una grande storia, dei begli aneddoti di un grande scrittore italiano (che io non riesco a leggere, ma di cui riconosco l'importanza e la bravura).

Per cui ho iniziato la lettura molto entusiasta e molto convinta e l'ho terminata del giro di poche ore. Con un po' di delusione, devo essere sincera. Non perché ciò che racconta Camilleri non sia interessante, assolutamente. E' solo che mi è sembrato tutto un po' troppo costruito e un po' troppo superficiale. Cavolo, hai un'intera vita da raccontare, ha incontrato tanti grandi personaggi, vissuto tanti grandi momenti, e ti limiti a raccontarmeli in 142 paginette? Lo so che questa struttura di tanti piccoli capitoli della lunghezza di una pagina è voluta, per rendere la lettura rapida, veloce, leggera. Per raccontare solo dei piccoli flash. Ma il lettore si aspetta indubbiamente qualcosa di più, da un uomo e uno scrittore che ha così tanto da raccontare. In questo modo è come se Camilleri desse al lettore solo un piccolo, piccolissimo assaggio di quello che è stato, lasciandolo lì a interrogarsi su come è stato tutto il resto.
Non per niente i capitoli che ho preferito sono quelli sulle sue riflessioni ed esperienze più personali (con le figlie, la moglie o i nipoti) e non quelli che raccontano di incontri o di avvenimenti della storia italiana che meriterebbero ben più spazio per essere raccontati.

In ogni caso, in questi 142 segnali di fumo, ce ne sono quattro o cinque che sono delle piccole perle che da sole, probabilmente, valgono tutto il libro. La mia preferita in assoluto è questa:
Il successo editoriale dell'anno 2012 in Italia sono stati i tre volumi delle Sfumature, dovuti a un'autrice statunitense. Non parlo mai dei libri che non ho letto e quindi dovrei starmene in silenzio. Ma un amico lettore nel quale ho fiducia mi dice che si tratta di una sorta di rivisitazione in chiave porno dei romanzetti della collana "Harmony". Mi torna in mente che mia madre, negli ultimi anni della sua vita, ogni tanto voleva che le comprassi un romanzo, aggiungendo la raccomandazione «che sia stupido però, che non mi faccia pensare». Io le compravo un "Harmony" e lei ne restava soddisfatta. Allora il successo editoriale nel mondo si conquista mixando stupidità e pornografia? «Sì» rispondono in coro gli editori.


Titolo: Segnali di fumo
Autore: Andrea Camilleri
Pagine: 146
Anno: 2014
Editore: Utet
ISBN: 978-8851122492
Prezzo di copertina: 14,00 €
Acquista su amazon:
formato brossura: Segnali di fumo

sabato 3 maggio 2014

BENVENUTI IN CASA ESPOSITO- Pino Imperatore

Una delle mie filosofie di vita è che bisogna sempre cercare di sdrammatizzare, di ridere delle cose che ci fanno più paura. Solo ridendo, solo mettendo in luce l'assurdità delle cose, si riesce in qualche modo a esorcizzarle, a combatterle e, in alcuni casi, persino a sconfiggerle Una filosofia che ovviamente non sempre riesco a seguire ma che mi è stata utile in alcuni periodi bui della mia vita.

Anche di cose di cui ci sembra impossibile poter ridere, bisognerebbe farlo.Come della Camorra, ad esempio. Quel sistema tanto profondo e radicato, a Napoli ma anche nel resto d'Italia, che sembra impossibile da fermare.

In Benvenuti in casa Esposito, Pino Imperatore cerca di fare proprio questo. Ridere della camorra, mettendone in evidenzia le assurdità e le debolezze. Lo fa presentandoci la famiglia Esposito appunto, il cui capofamiglia, Tonino, è orfano di un potente boss di camorra, ucciso in agguato poco tempo prima. Tonino potrebbe vivere di rendita, con il sussidio offertogli dal clan ogni mese, ma vorrebbe a tutti i costi far parte di quel sistema, imitare le gesta paterne. Peccato che sia troppo goffo, ingenuo, alla fin fine forse buono, per poterlo fare. Attorno a lui ha tutta la sua famiglia, che si rapporta con lui e con il suo essere camorrista in modo diverso. La moglie Patty, contenta di tutte le ricchezze e del poterle scialacquare, ma anche a suo modo innamorata del marito. I figli Tina, ragazza sveglia in conflitto con il padre per la sua appartenenza al clan e che vorrebbe una vita normale. Il figlio Genny, troppo piccolo per capire, che adora il padre semplicemente per quello che è. E ancora la madre, i suoceri, la signora delle pulizie, il coniglietto e l'iguana Sansone. Una famiglia che potrebbe anche essere normale, se non ci fosse la camorra alle spalle.

Leggendo il libro si ride molto, certo, ma si riflette anche molto. Sui rapporti all'interno dei clan, ma anche soprattutto all'interno delle famiglie dei camorristi, di come si vive questa situazione, di come si affronta la quotidianità, come si crescono i figli, come ci si rapporta con gli altri e, perché no, anche come si fa a ribellarsi.

Bisogna parlare delle cose, in ogni modo e in ogni forma, per poterle affrontare, per poterle esorcizzare. E non importa se un libro, due o tre materialmente non possono cambiare nulla. E' sempre meglio che stare zitti e fare finta di nulla.

Insomma, un libro da leggere. E non vedo l'ora di leggere anche il seguito!

Titolo: Benvenuti in casa Esposito
Autore: Pino Imperatore
Pagine: 256
Anno: 2013
Editore: Giunti
ISBN: 978-8809785229
Prezzo di copertina: 6,90€
Acquista su amazon:




venerdì 2 maggio 2014

Di formati di libri e di cosa vogliono davvero i lettori forti.

Era un po' che non mi mettevo a sproloquiare di qualcosa qui sul blog. E probabilmente voi non ne sentivate nemmeno poi così tanto la mancanza, ma, come ormai avrete capito, quando qualcosa mi frulla in testa l'unico modo che ho per avere un po' di quiete è buttare giù i miei pensieri, provare a scriverne e vedere se così, nero su bianco, hanno effettivamente un senso.

Un paio di giorni fa su Affari Italiani è uscita un'intervista ad Antonio Riccardi, direttore letterario della Mondadori, in cui ha presentato in anteprima i Flipback, ovvero un nuovo rivoluzionario formato di libri tascabili.
Libri grandi 1/6 dell'edizione normale, che si leggono in verticale, che si sfogliano con una sola mano e che stanno in tasca.
I primi titoli, tutti già usciti nei formati tradizionali per la Mondadori, arriveranno in libreria l'8 di maggio, con un prezzo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 10€.
Ora, lo so che per parlarne, bene o male che sia, sarebbe meglio aspettare di vederli dal vivo. Provarne magari uno, aspettare di vedere se si diffondono o meno e se sono davvero così rivoluzionari. Però non posso fare a meno di dar voce al mio pensiero di primo impatto. Quello che mi dice che si tratta di una boiata pazzesca. 
I motivi sono diversi: il fatto che si tratti di titoli già pubblicati (me l'immagino uno che si è comprato Inferno di Dan Brown a 25€ che ora se lo ricompra a 12 per provare il nuovo formato... visto che volendo trova anche il tascabile tradizionale a 5€), il fatto che per essere di così piccole dimensioni significa che sono necessariamente scritti con carattere 8 quando va bene (avete mai aperto una Bussola della Guanda? Anche lì, nuovo fantastico formato tascabile, che costa comunque una cifra non proprio da tascabile e, soprattutto, illeggibile se non si ha una vista decisamente buona). Il fatto che non non si parla di quanto siano spessi. E ancora il fatto che debbano essere rilegati molto, molto, molto bene, per non distruggersi come un qualunque block notes che ha lo stesso sistema di apertura e chiusura.

Ma tutte queste obiezioni potranno essere smentite una volta visto uno di questi libricini dal vivo. 
Ciò che però più di tutto mi lascia basita è il fatto che si pensi che basta cambiare il formato per avvicinare potenziali lettori alla lettura. Chiedete a un non lettore perché non legge. In quanti vi risponderanno che è perché il libro si apre a sinistra e non in alto? In quanti vi risponderanno che non leggono perché fanno fatica a tenere un libro in mano? Magari qualcuno c'è davvero eh... però dai, un romanzo tascabile pesa poco di più del telecomando della tv (dipende dalla copertina, se è cartonata o meno). 
Non riesco quindi a capire come, in tempi di crisi, economica certo, ma anche culturale e di lettori, la soluzione possa essere quella di cambiare il formato dei libri.
Prima di preoccuparsi del formato, secondo me, bisognerebbe pensare al contenuto. Alla qualità di quello che si pubblica. Al costo, anche, con cui i libri nuovi vengono messi in commercio. Il formato conta, certo, ma fino a un certo punto.
Nell'intervista Riccardi dice che il nuovo formato si rivolge soprattutto ai lettori forti. Quelli che leggono tanto, tantissimo e ovunque si trovino. E che probabilmente, visto che leggono tanto, tantissimo e ovunque si trovino hanno già un ereader.
Oltre al fatto che un lettore forte, spesso è anche un po' maniaco e ama avere una libreria in ordine. Così, di colpo, oltre alle ovvie differenze di formato tra una casa editrice e l'altra (differenze che, sia chiaro, adoro perché caratterizzano e identificano ogni casa editrice), si ritroverà anche ad avere libri che, senza una mensola apposita, non stanno da nessuna parte.

Mi chiedo se qualcuno abbia mai davvero chiesto ai lettori forti di che cosa hanno bisogno, prima di sfornare novità. Avessero chiesto a me, avrei risposto ciò che ho già detto prima. Libri belli nel formato certo, che lo so anche io che anche l'occhio vuole la sua parte, ma soprattutto libri belli nel contenuto e a prezzi umani.

Sicuramente all'inizio questi libri venderanno (e sicuramente uno lo comprerò anche io, o almeno lo sfoglierò), perché le novità attirano sempre. Quindi le sue casse Mondadori forse un pochino le sistemerà.
Però da una casa editrice così grande, con così tanto "potere" mi aspetto qualcosa di diverso, qualcosa di più, per diffondere la voglia di leggere. Non semplici operazioni commerciali per guadagnare soldi.

Perché se metto le luci di Natale a un water, per quanto più colorato, rimane sempre un water.

(Ovviamente, mi riservo di cambiare idea una volta visti i libri dal vivo... e scriverò un post di  mea culpa). 

giovedì 1 maggio 2014

Salone Internazionale del Libro di Torino... in versione rampante!

Tra una settimana esatta inizia il Salone del Libro di Torino. Uno degli appuntamenti più attesi da noi appassionati lettori. E, sebbene sia un po' contraria al fatto che il paese ospite quest'anno sia Città del Vaticano, anche io non vedo l'ora di andarci.
Anche perché quest'anno per me sarà ricco di novità. Cose piccole eh, ma che per me significano tanto.

La prima grande novità, per me, è il giorno in cui sarò presente. Mi troverete a girare per gli stand già il venerdì, il 9. Credo di non esserci mai andata in un giorno che non fosse sabato o domenica, e sono davvero curiosa di vedere com'è (sperando soprattutto che ci sia un po' meno calca).
Ci sono diversi appuntamenti che mi interessano quel giorno e a cui spero vivamente di riuscire ad andare: l'incontro TRADURRE I CLASSICI alle 12,  quello con ANDREA VITALI alle 16 (a questo non mancherò sicuramente) e poi HOMO FABER alle 17 con la minimumfax che racconta la sua storia. 

Alle 18 invece ce n'è uno a cui assolutamente non posso mancare... semplicemente perché non sarò seduta tra il pubblico ma dall'altra parte, sul palco (oddio, spero che non ci sia davvero un palco). Le Edizioni Spartaco, casa editrice indipendente che amo moltissimo, mi ha chiesto se volevo partecipare alla presentazione del libro LE GIOCATRICI: LOTTO, SLOT MACHINE E BINGO di Marilena Lucente. E ovviamente ho detto sì. L'incontro si terrà nella sala Independent's corner e insieme a me saranno presenti l'autrice e la scrittrice Giusi Marchetta.
Devo confessarvi che vedere il mio nome scritto nel programma del Salone del Libro è stata un'emozione incredibile. Anche perché è la prima volta che mi capita di presentare un libro e in questa settimana che manca sono sicura che emozione e agitazione mi tormenteranno un bel po'. 

Alle 20, se sopravvivo alla presentazione, c'è poi l'incontro con i fratelli Carofiglio, per presentare La casa nel bosco, loro ultima fatica (oddio, non credo che abbiano faticato poi così tanto a scriverlo). Il libro è stata una vera delusione, ma forse sentendoli parlare cambierò un po' idea.

Non ancora deciso se andare o meno anche il sabato dentro al Salone. Dico dentro, perché quel giorno sarò coinvolta in un appuntamento per il SALONE OFF (per chi non lo sapesse, la rassegna che si svolge in concomitanza del Salone in diverse zone di Torino e Provincia... fuori dal Salone, appunto).


Alle 18.30 sarò insieme ad Andrea Vismara presso la Camaleonte Piola, in via Bertholet 9 (zona San Salvario) per presentare il suo ultimo romanzo IDDU. DIECI VITE PER IL DIO DEL FUOCO, edito sempre dalla casa editrice Spartaco. L'incontro, organizzato dalla libreria Trebisonda, si inserisce nel ENJOY SAN SALVARIO SOCIAL FESTIVAL e, dopo la presentazione, ci sarà un aperitivo a base di specialità strombolane (e sono davvero curiosa di sapere quali siano le specialità di Stromboli!).

Quindi, non ho mai fatto una presentazione di un libro in vita mia e ora me ne "toccano" due in due giorni. Come vi dicevo già prima, sono contentissima ma anche un po' terrorizzata. E ringrazio tanto, tantissimo, le Edizioni Spartaco per la fiducia e la grandissima opportunità che mi stanno offrendo. Ma soprattutto per i bei libri che pubblicano (anche perché se fossero brutti, mica ci andrei a presentarli!).

E niente, questo è quanto al momento. Sarebbe bello riuscire a incontrare qualcuno di voi lettori per scambiare due chiacchiere e conoscerci oltre allo schermo. Quest'anno non so ancora se avrò la maglietta rampante come l'anno scorso (magari sì, e poi me la cambio prima della presentazione). In ogni caso, più o meno sapete dove potrete trovarmi. Oppure vi basta cercare una coppia con lei superentusiasta e lui, il povero lettore rampante, carico come un mulo. Perché sì, ho una lista di libri che vorrei comprare mooooolto mooolto lunga:


Fatemi sapere se ci sarete!