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mercoledì 24 aprile 2013

Due titoli, un solo libro: ma perché? #31

Ho deciso che per questa puntata farò un'eccezione a una regola che avevo fissato nella mia mente al momento di aprire questa rubrica, ovvero di non parlare di libri pubblicati dalla Newton Compton. Che questa casa editrice non mi piaccia (se si escludono i Mammut), credo di averlo già detto in tutte le salse. Forse sono pregiudizi del tutto ingiustificati, forse no, ma in ogni caso, essendoci talmente tanti bei libri da leggere pubblicati da altre case editrici, per il momento non ho intenzione di scoprirlo.

Non volevo parlare di questa casa editrice perché praticamente tutti i libri da loro pubblicati ultimamente (quelli con la copertina rigida, a 9,90€ per intenderci) non rispettano il titolo originale. Sarebbe stato troppo facile, insomma. Basta prendere un libro con qualche spezia e un po' di amore nel titolo e la rubrica si sarebbe scritta da sola.
Eppure, adesso, a causa di un libro arrivato da poco nelle nostre librerie non riesco davvero a non parlarne. E' più forte di me. E mi consola molto il fatto che anche altre persone lo abbiano segnalato (sia sulla pagina Fb del blog, sia su altri book blog).

In romanzo in questione è SHAKESPEARE IN KABUL di Stephen Landrigan e Qais Akbar Omar, uscito in Italia con il titolo LEGGERE SHAKESPEARE A KABUL (traduzione di M. Togliani e E. Cantoni)


I più accorti avranno già storto il naso. Di per sé non si può nemmeno dire che sia una traduzione troppo distante o che non c'entri nulla con l'originale.  Certo, non è letterale e io sarei stata sicuramente più attratta da "Shakespeare a Kabul", perché mi avrebbe lasciato un minimo di curiosità. Però, comunque, quella tradotta ha un senso.
E allora dove sta il problema? Il problema sta nel perché è stato fatto questo cambiamento. Un motivazione non direttamente confermata dalla casa editrice, ma comunque estremamente plausibile.
Ovvero richiamare un libro bellissimo, che ha avuto molto successo e che secondo me tutti gli amanti della lettura dovrebbero leggere, nella speranza forse che questo richiamo di titolo faccia da traino per le vendite (ma davvero pensano che noi lettori siamo così deficienti?).
Sto parlando ovviamente del libro di Azar Nafisi LEGGERE LOLITA A TEHERAN, pubblicato in Italia dalla casa editrice Adelphi con la traduzione di R. Serrai:

La primissima cosa che sono andata a controllare è stata se Adelphi avesse rispettato nella scelta del titolo quello originale. E la risposta è sì.

Se si prende il catalogo Newton Compton, si scopre che non è la prima volta che questa casa editrice sceglie un titolo che richiami quello di un altro, preferibilmente di successo. Il caso più eclatante, che avevo notato già in passato ma di cui per la regola esposta in precedenza avevo deciso di non parlare, è quello di BUNHEADS di Sophie Flack, tradotto in italiano da E. De Giorgio, con il titolo BALLA, SOGNA, AMA


Un richiamo forse meno evidente, ma che comunque è impossibile non notare con un po' di accortezza, al romanzo MANGIA PREGA AMA di  Elizabeth Gilbert edito da Rizzoli.

Se questo richiamo a un'altra opera nel titolo non è voluto dall'autore o dall'autrice, perché un editore compie questo azzardo? Non so, trovo che questa pratica sia ancora peggiore di quella di cambiare in toto i titoli per adeguarli a una moda (ok, forse peggiore no, ma sicuramente di pari livello).

Comunque, tenetevi pronti perché a breve arriverà in libreria "Leggere Stoker ad Acapulco".

10 commenti:

  1. "Leggere Stoker ad Acapulco" xD Sto praticamente soffocando dal ridere xD

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    1. :P
      (non so perché Acapulco, in realtà, ma Stoker sulla spiaggia con un mojito me lo immagino :P)

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  2. 'Leggere Stoker ad Acapulco' lo leggerei, guarda.
    Di questo titolaccio ne avevo già letto da qualche parte, ma non ricordo dove. E mi erano giustamente cascate le braccia. Cioè, WHY? Non so, Newton Compton... non la capisco.

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    1. Penso se ne sia parlato già su altri blog e un po' ovunque... e a ragione, direi, perché è scandaloso!

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  3. Io invece apprezzo la Newton Compton... tranne i Mammut, non perché non mi piacciono ma perché ancora non ne ho preso in mano uno. Anche se in generale mi danno la sensazione che possano tradursi in un lavoro superficiale... tu che ne pensi?

    Giusto oggi ho richiesto il prestito di Leggere Lolita a Teheran :)
    Quando ai due titoli in oggetto, invece, la differenza c'è e bella consistente. Purtroppo. Magari si attenua "con cognizione di trama", ma per me i due titoli presuppongono proprio cose diverse.

    Non mi esprimo su "Balla sogna ama": difficile negare l'evidenza, se non fosse voluto il richiamo allora lo si sarebbe evitato. Terribile. E per altro, laddove il titolo dell'autobiografia della Gilbert ha un motivo e suona bene così, in questo caso fa solo ridere: moscio, banale.
    Come spesso capita, agli italiani altri italiani rifilano titoli bambineschi: leggiamo poco, okay, ma chi lo fa è forse rimbambito?

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    1. Dei mammut mi piace l'idea e mi piacciono le copertine. Ed essendo classici grossi stravolgimenti non li possono aver fatti (anche se le traduzioni Newton lasciano sempre un po' a desiderare)

      I titoli in questo caso mi hanno lasciata più basita del solito. Pazienza la moda di spezie e zucchero e cannella. Ma fare due richiami del genere, secondo me, è davvero prendere in giro il lettore. Tu come casa editrice devi essere convinta e sicura di quello che pubblichi e non usare espedienti del genere per vendere i libri.

      Quanto poi hai finito "Leggere Lolita a Teheran" fammi sapere che ne pensi! :)

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  4. Questa cosa è pure peggio del cambiare i titoli a scopo di marketing, per renderli più accattivanti e attraenti rispetto all'originale. Mi pizzica la pelle dal nervoso, anche quando fanno la stessa cosa con i titoli dei film, ci avete mai fatto caso? Il primo esempio che mi viene in mente è Il mio grosso grasso matrimonio greco. Enorme successo, e allora che fanno i traduttori italiani? Al secondo film girato dalla stessa attrice, che con il primo non ha niente a che vedere (non ne è il seguito!), trama diversa, lo intitolano però "le mie grosse grasse vacanze greche" (mai visto). Ma perchééééééééé! Che nervoso.
    Io non sono un'esperta, amo leggere sì, ma non sto dietro a tutte le uscite e ai bestseller, eppure guarda, nel leggere i due titoli qua sopra ho riconosciuto SUBITO la somiglianza con Leggere Lolita a Teheran e con Mangia, Prega, Ama. Proprio per questo non leggerò mai quei due libri, per dispetto :))

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    1. Uh sì! Con i film capita anche più spesso che con i libri! Ed è davvero una vergogna. Io lo trovo fastidiosissimo.

      In questo caso è impossibile non cogliere i riferimenti. E davvero non riesco a capire come sia potuto venire in mente alla casa editrice di fare una cosa del genere... sarei davvero curiosa di sapere se questa scelta ha davvero aumentato le vendite oppure no.

      Condivido in pieno il tuo dispetto :P

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    2. Sono completamente d'accordo con te/voi! :)
      Anche io odio i titoli stravolti, in particolare, poi, se così sfacciatamente simili ad altri con cui nulla hanno a che vedere!

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