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mercoledì 24 febbraio 2010

MOON PALACE- Paul Auster

Un moderno Tom Sawyer cerca la propria identità nella storia di tre generazioni di americani. Orfano, solo, Marco Stanley Fogg è un figlio degli anni '60 che decide di intraprendere un viaggio alla ricerca delle proprie origini a cominciare da un padre mai conosciuto. E' un viaggio nel tempo e nello spazio, condotto con l'incoscienza di un moderno picaro e con la tenacia di un detective. Tra coincidenze, episodi comici e tragedie esorcizzate con l'ironia, Fogg procede lungo l'arco di tre generazioni, dall'inizio del secolo alle imprese spaziali.



Ho fatto una fatica incredibile a finire questo libro. Inizia bene, molto bene. Con questo ragazzo un po' sfigato a cui sembrano capitargliene di tutti i colori e che si abbandona stoicamente al suo destino (un po' troppo stoicamente forse...). Il problema viene dopo, quando il ragazzo va a fare il badante a un anziano signore che, per scrivere il suo necrologio, decide di raccontare al giovane la storia della sua vita. E' stato difficile non saltare delle pagine. Come se non bastasse poi, si aggiunge anche un terzo personaggi, figlio dell'anziano signore e, in modo fin troppo paradossale, incredibilmente imparentato anche con il ragazzo. Già di per se, questo legame è bastato a scoraggiarmi. Se poi si aggiungono le 5 pagine di riassunto del libro che questo signore ha scritto da giovane, qualche riga allora sono stata costretta a saltarla. Lo so che non si fa, ma è stato più forte di me, perchè abbandonare i libri non mi piace.

Peccato, perchè l'inizio era molto promettente.


Nota alla traduzione: note sui giochi di parole (e ci possono stare) e qualche termine un po' strano di tanto in tanto.

1 commento:

  1. Non sono d'accordo. Rispetto il tuo punto di vista, ma non dobbiamo soffermarci sulle storie paradossali che vengono raccontate, queste sono solo stratagemmi per portarci alla fine del romanzo, quando, dopo un lungo viaggio, arriva alla fine del continente, si siede, guarda l 'oceano , e si sente più forte di quanto non fosse mai stato. Banalità? Non credo...a me è piaciuto moltissimo.

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