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lunedì 20 novembre 2017

L'ARTE DELL'ATTESA - Andrea Köhler

Esistono infinite forme di attesa: in amore, dal medico, alla stazione o nel traffico. Aspettiamo: l'altro, la primavera, i numeri del lotto, un'offerta, il pranzo, la persona giusta, e aspettiamo Godot. I compleanni, i giorni di festa, la felicità, i risultati sportivi, un referto. Una telefonata, il rumore della chiave nella toppa, il prossimo atto e la risata dopo il finale di una barzelletta. Aspettiamo che un dolore smetta e che ci colga il sonno o che il vento si plachi. Inerzia, distrazioni o noia: nel registro delle ore programmate, l'attesa è la pagina vuota da riempire. Che nel migliore dei casi ci ricompensa con la libertà.


Ho un rapporto un po’ particolare con le attese. Mi piace arrivare in anticipo agli appuntamenti, che siano di lavoro, medici o un semplice incontro con qualcuno e aspettare. Mi dà il tempo di schiarirmi le idee, di pensare a quello che sta per succedere, di calmarmi se quello che sto per fare è fonte d’ansia, o godermi ancor di più il momento se invece di lì a poco succederà qualcosa di bello. 
Odio, però, aspettare oltre l’orario stabilito e non vado particolarmente d’accordo con le persone perennemente in ritardo. Non mi piace aspettare i risultati degli esami, anche quando so che non ci dovrebbe essere nulla di cui preoccuparsi e i treni in troppo ritardo mi mettono un po’ di ansia.

Come tutti, poi, mi è capitato più volte di aspettare Godot, ovvero che succedesse qualcosa (bella o brutta che sia) che non aveva minimamente intenzione di succedere. Ma ho anche vissuto delle attese bellissime, di quelle che iniziano con giorni d’anticipo e senti crescere piano piano da qualche parte dentro di te e che rendono ancor più speciale il loro concludersi.

Tutta questa lunga premessa serve a introdurre L’arte dell’attesa di Andrea Köhler, questo saggio da poco pubblicato da Add editore con la traduzione di Daniela Idra. 
Come sempre più spesso sta succedendo ultimamente, ad attirarmi verso questo libro è stata prima di tutto la copertina, con questa bella illustrazione di Luca Cristiano. E poi il libro in sé, ovviamente, l’idea di analizzare l’attesa, a cui dedichiamo, a volte senza averne nemmeno troppa consapevolezza, una parte molto ampia della nostra vita.

In fondo la vita ci insegna molto presto l’esercizio del rimandare: abituarci a orari decisi da altri, controllare il nostro intestino, accettare il ritmo giorno-notte. Nella vita umana, la prima lotta per il potere si svolge sul terreno dell’attesa, cercando di imporre disciplina al corpo. Nelle primissime ore di vita dobbiamo riconvertici in uno strumento che obbedisce all’orologio. La prima cosa a essere allenata nell’esistenza terrena è la pazienza.

Per parlarci di attesa, Andrea Kohler chiama in aiuto scrittori e filosofi di tutti i tempi: da Barthes a Nabokov, da Camus a Handkle, passando ovviamente per Beckett e il suo Godot, ma anche Flaubert, Nietzsche, Walter Benjamin e altri più o meno conosciuti. Ma soprattutto, c’è la sua esperienza personale, di persona che nella vita ha vissuto tanti momenti di attese e in cui mi sono rivista quasi sempre.

Posso aspettarmi qualcosa con ostinazione, anche se la ragione mi dice che non accadrà in nessun caso. Questa aspettativa non si può correggere, è la caparbietà animale del cuore. Lo so: l'attesa terminerà il tale giorno - eppure l'aspettativa si ostina ad alimentare in malafede il desiderio. Aspetto una lettera, una chiamata, so che l'altro non scriverà, non telefonerà prima di tale data, di tale ora. Eppure continuo a verificare se uno spirito ben disposto non abbia intralciato i suoi piani ed esaudito invece i miei desideri.

Ho sentito così vicine alcune frasi e alcune citazioni, al punto da fare una cosa che solitamente con i libri non faccio mai: sottolineare. Solitamente quando in un libro trovo una citazione che mi piace la segno da qualche parte, ma mai nel libro. Uso dei post-it, a volte, che poi tolgo una volta segnato tutto quello che mi dovevo segnare. Mi piace l’idea che, in futuro, se rileggerò quel libro proverò lo stesso effetto di sorpresa della prima volta. Nel caso di L’arte dell’attesa, però, non è possibile: c’è troppa roba che merita di essere ricordata, qui dentro. Frasi che devono saltare all'occhio subito, qualora servissero e non si avesse tempo di rileggere tutto. E quindi la mia copia è tutta una sottolineatura, a partire dal prologo, fino all'ultima riga dell’ultima pagina.

Kairos, l'istante felice, presuppone l'attesa: il dono del tempo, a volte straziante, a volte beatamente sprecato, ma sempre un dono.

Certo, L’arte dell’attesa è un saggio e come tale va letto. Ma è anche qualcosa di più, perché racconta e analizza in modo molto sincero un argomento che, volenti o nolenti, consapevolmente o inconsapevolmente, da un lato o dall’altro (c’è chi aspetta e chi si fa aspettare, chi arriva sempre tardi e chi due ore prima, chi odia le attese e chi quando queste finiscono), tocca e toccherà sempre la vita di tutti.

TITOLO: L'arte dell'attesa
AUTORE: Andrea Köhler
TRADUTTORE: Daniela Idra
PAGINE: 126
EDITORE: add editore
ANNO: 2017
ACQUISTA SU AMAZON
formato cartaceo: L'arte dell'attesa
formato ebook: L’arte dell’attesa

4 commenti:

  1. Coi saggi sono a mio agio ma non troppo, non lo so.
    Però questo, tra titolo e copertina, mi incanta.

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    1. Io con i saggi non sono a mio agio quasi per nulla... però poi quando mi capita di leggerli, se l'argomento mi interessa, mi appassionano. Questo è uno di quei casi :)

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  2. Sembra pieno di spunti di riflessione interessanti questo libro. E poi è vero, l'attesa tocca e toccherà tutti.

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    1. Aspettiamo sempre qualcosa, anche quando non ce ne rendiamo conto :)

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