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lunedì 23 luglio 2018

PENELOPE POIROT E L'ORA BLU (ma anche "fa la cosa giusta" e "il male inglese") - Becky Sharp

Una riflessione astemia partorisce aforismi esangui! Prenda nota.



Da un paio di anni a questa parte, oltre che di caldo, mare, zanzare, spritz e gelato, l’estate per me è diventata sinonimo di Penelope Poirot, questa buffa e burbera investigatrice di antenati famosi nata dalla penna di Becky Sharp.
Il primo volume, Penelope Poirot fa la cosa giusta, è uscito per marcos y marcos nel 2016. L’anno dopo, per lo stesso editore, è arrivato Penelope Poirot e il male inglese. E ora, fresco fresco di stampa, nelle librerie si trova il terzo capitolo: Penelope Poirot e l’ora blu.

Pur avendo letto tutti e tre i romanzi praticamente a ridosso dell’uscita, qui sul blog finora non avrete trovato nessuna recensione. Per quanto io abbia sempre apprezzato queste letture, nel momento di recensirle, per un motivo o per l’altro, lasciavo perdere. Non per colpa dei libri, sia chiaro, semplicemente perché l’estate è il mese in cui il blog (ovvero io) fa più fatica a carburare, complici il caldo, il mare, le zanzare, gli spritz e il gelato citati prima (uniti alla mia fantastica abitudine di stravolgere o vedere stravolta mio malgrado la mia vita proprio nei mesi più caldi.)
Qualche giorno fa, però, mi sono ritrovata in una discussione lanciata da una ragazza che chiedeva qualche consiglio su gialli italiani scritti da donne. Il mio primissimo pensiero, complice anche l’aver chiuso da poco Penelope Poirot e l’ora blu, è andato proprio a Becky Sharp. Certo, non so se possa essere considerata una grande giallista italiana, anche solo perché all’attivo per ora ha solo tre romanzi, ma è un’autrice che comunque mi ha sempre divertito e che è riuscita a creare un personaggio, la nipote del famosissimo investigatore di Agatha Christie, con un suo bel perché. Insomma, era ora di parlarne anche qui sul blog.

Come detto in precedenza, Penelope Poirot fa la sua prima apparizione in Penelope Poirot fa la cosa giusta. È qui che conosciamo questa pronipote del più famoso (ma non ditelo a lei) Hercule e molti tratti caratteristici del suo carattere: Penelope è molto sicura (o piena?) di sé, molto permalosa, quasi del tutto priva di sensibilità quando riguarda le faccende degli altri (ma molto melodrammatica con le sue), dispotica, ficcanaso, molto incline alla lagna, lanciatrice di mode che segue solo lei e amante del cibo. Riversa tutte queste sue caratteristiche sulla povera Velma Hamilton, la sua nuova segretaria che farà da contrappasso (e da spalla più o meno volontaria) a tutte le sue avventure.
Avventure che portano le due donne sempre in Italia. Tra le colline toscane del Chianti nel primo capitolo; in Liguria, a Portofino, come tappa iniziale del Gran Tour che la donna ha deciso di compiere dopo il successo del suo romanzo, Una nipote, in Penelope Poirot e il male inglese; e infine in un paesino sperduto sulle colline tra Liguria e Piemonte in Penelope Poirot e l’ora blu.

Si può sapere, perdiana, cos’è quest’ora blu che sembra deliziarla tanto?
A quanto so, è una delle cosiddette ore magiche, insieme al mezzogiorno e alla mezzanotte. – O almeno così mi aveva insegnato Sveva. – per la precisione è l’ora di latenza tra il giorno e la notte. Il crepuscolo che segue il tramonto.
La twilight, dunque! Ovvero l’istante in cui giorno e notte, scontrandosi, restano ammutoliti – commentò ispirata. – l’stante che si sottrae al volgare scorrere del tempo…

In tutti e tre i romanzi, la donna si ritrova a indagare su tre omicidi, che si verificano sempre nei luoghi in cui la donna si trova a villeggiare: una clinica salutistica nel primo volume; la bella villa a picco sul mare della famiglia Travers nel secondo; la grande tenuta di Edelweiss Gastaldi, in cui Penelope Poirot viene invitata da una sua vecchia fiamma a partecipare alla festa di compleanno della proprietaria, nonostante le mille reticenze di Velma, che con quel luogo ha molti legami.

Non starò qui a fare un riassunto delle trame dei tre volumi. I gialli vanno letti, più che raccontati, secondo me, perché mai come nei romanzi di questo tipo è importante l’occhio del lettore: un giallo può essere bellissimo per qualcuno e insignificante per qualcun altro; qualcuno riesce a capire fin dalla prima pagina chi sia l’assassino, qualcun altro arriva alla fine e ancora non è convinto. 
I gialli di Penelope Poirot per me sono dei bei gialli.  Forse non di quelli che ti tengono incollato dalla prima all'ultima pagina e ti impediscono di fare qualsiasi altra cosa finché non hai scoperto chi è l’assassino; però sono romanzi divertenti, buffi, ma a volte anche profondi (soprattutto Penelope Poirot e l’ora blu, in cui si nota proprio una maggiore sicurezza ed evoluzione dell’autrice nel costruire e maneggiare le sue trame), che partono da un omicidio e un'indagine per poi svelare qualcosa di più sull'animo dei suoi protagonisti, al punto che spesso il delitto è solo un espediente, un punto di partenza per raccontare altro.

Grazie all'ambientazione (casualmente sempre in luoghi che conosco e che ho frequentato) e soprattutto ai personaggi, i romanzi di Becky Sharp si rivelano sempre una lettura piacevole e intelligente. Il personaggio di Penelope Poirot è caratterizzato alla perfezione, in tutte le sue manie e i suoi mille talenti, che spesso considera tali solo lei. A volte fa ridere, a volte mette a disagio, a volte ti verrebbe voglia di strozzarla o anche solo di darle una botta in testa e farla star zitta per qualche ora. Così come altrettanto ben riuscita è, secondo me, Velma Hamilton, la sua segretaria, che pur riluttante, spesso a disagio e con la stessa voglia di strangolarla che prova il lettore, segue la sua datrice di lavoro in ogni sua avventura e in qualche modo cerca sempre di farla ragionare (per poi quasi sempre rinunciare).
Hamilton, si vede che lei è vissuta nella bambagia: non conosce il mondo, non conosce l’ulcera, non sa cos’è lo stress”. Seduta alla toilette della sua suite, tra broccati rosa antico e mobili tardo Ottocento, Penelope si aggiustava l’ardito chignon e mi studiava dallo specchio. Dietro le lenti, i miei occhi restarono inespressivi. Non sono un’ipocrita, ma quando l’ipocrisia diventa questione di sopravvivenza, due lenti da miope possono rivelarsi una risorsa preziosa. [Cit. Penelope Poirot fa la cosa giusta]

Insomma, quelli di Becky Sharp sono romanzi perfetti per l’estate, leggeri, a tratti molto buffi e scritti con uno stile frizzante e vivace che coinvolge e diverte il lettore. Perfetti da abbinare al caldo, al mare (o alla montagna, o al lago, ma anche a casa), allo spritz e al gelato. Le zanzare invece molto probabilmente farebbero impazzire Penelope, quindi sì, direi che sono perfetti anche in questo caso.



TITOLO: Penelope Poirot fa la cosa giusta; Penelope Poirot e il male inglese; Penelope Poirot e l'ora blu
AUTORE: Becky Sharp
EDITORE: marcos y marcos
ANNO: 2016; 2017;2018
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formato cartaceo:
-  Penelope Poirot fa la cosa giusta
Penelope Poirot e il male inglese
Penelope Poirot e l'ora blu

lunedì 16 luglio 2018

PACIFICO - Tom Drury

Micah si portò pollice e indice alle labbra e fischiò. Di lì a poco una vecchia capra sbucò da dietro la casa. Micah e Lyris l'avevano cresciuta insieme.
La capra si avvicinò con passo felpato sull'erba. I ciuffi rossi e bianchi del suo manto avevano assunto varie sfumature argentee. Scrutò i presenti e poi fissò Micah, come a dire: «Ehi, aspetta, te ne stai andando? È di questo che si tratta?»
Micah si lasciò cadere in ginocchio e le arruffò il manto stopposo e lungo. Si sforzò chiaramente di non piangere, ma pianse comunque. La capra guardava con occhi a fessura la strada davanti alla casa.
«È più difficile di quanto avessi immaginato» disse Micah.


Aspettavo da tempo di tornare nella Grouse County di Tom Drury. Dopo essermici affezionata in La fine dei vandalismi e poi completamente innamorata in A caccia dei sogni, ero curiosa di sapere come andavano le cose per Tiny, Micah e Lyris, per Dan e Louise, per la capretta e per tutti quanti. Una curiosità che è stata prontamente soddisfatta con la pubblicazione, sempre per NN editore e sempre con la traduzione di Gianni Pannofino, del terzo e ultimo volume di questa trilogia, Pacifico, uscito in libreria a fine giugno.

I personaggi che ho conosciuto e amato nel primo e nel secondo volume ritornano tutti. Ritornano Dan, che ora non è più sceriffo ma investigatore privato, e sua moglie Louise, che nonostante i tanti anni passati ancora non si è messa il cuore in pace per quello che ha perso. Ora lei gestisce un negozio di antiquariato e vizia come può Lyris e il suo fidanzato, che vivono insieme nello stesso palazzo. Sì, Lyris se n’è andata da casa di Tiny per seguire la sua vita, ma senza mai abbondare davvero quel padre adottivo che l’ha accolta come fosse sua figlia, né il fratello Micah (e tanto meno la loro capretta). Tiny è sempre Tiny, invece, anche se ora si ritrova a fare i conti con la solitudine:  la ex moglie Joan, infatti, che lo aveva lasciato nel secondo romanzo, è tornata a riprendersi suo figlio Micah per portarlo con sé a Los Angeles, dove lei fa l'attrice, per offrirgli una una nuova vita. 

In Pacifico il raggio della Grouse County si amplia e arriva fino all’oceano. Ai racconti della vita nella contea, fatta sempre di personaggi singolari, di momenti bislacchi alternati ad altri di profonda tenerezza, si alternano quelli nella grande città dove Micah si ritrova a vivere e cercare di ambientarsi. Lì stringerà amicizie, lì conoscerà per la prima volta l’amore, ma da lì continuerà anche a sentire la nostalgia della sorella, della provincia, di casa.

«Ho trovato una fidanzata, pa'».
Tiny si sentì vecchio a quella notizia.
«Una fidanzata, Micah».
«Si chiama Charlotte. Va a cavallo».
«Devo aprirle le porte, capito? E non farle prendere freddo».
«Okay, pa'».
«Prendono freddo facilmente. Cioè, magari non tutte, ma tante sì».
«Le prenderò dei guanti».
«Bravo. E se ha freddo togliti la giacca e dalla a lei. Non so bene perché ma è una cosa molto importante».

Tom Drury conclude la trilogia di Grouse County riprendendo tutti i personaggi principali che sono comparsi nei romanzi precedenti e mostrando al lettore dove sono adesso, come se le passano, come sono diventati, come e se sono cambiati. Ma in Pacifico (che è stato scritto tredici anni dopo da A caccia nei sogni e ben diciannove dopo La fine dei vandalismi... come se l'autore stesso abbia voluto lasciare ai suoi protagonisti un po' di tempo per loro, e poi tornare a vedere come andavano le cose.) non si tirano le somme, non si conclude nulla: proprio come nei romanzi precedenti è semplicemente il racconto di vite normali prese in un momento della loro vita, della loro quotidianità, che affrontano ciò che viene messo loro di fronte ogni giorno, che sia uno strano omicidio su cui indagare, oppure un rimpianto che ancora si fa sentire, un ricordo che proprio non se ne può andare, una rapina fatta tanto per il gusto di farlo o una ragazza da caricare in auto senza farsi troppe domande.

Rispetto ai due precedenti, che avevo amato alla follia, Pacifico mi è piaciuto un pochino meno. Forse perché non c’è solo la Grouse County e la vita di provincia, ma anche la città; forse perché la città così grande per me resta sempre uno spauracchio e non riuscirei mai a viverla come la vive Micah; forse perché ho sempre odiato Joan, fin dalla sua prima apparizione. Ma è comunque un gran bel romanzo, in cui Drury mescola ancora una volta con sapienza comicità, ironia, tenerezza e commozione, attraverso gesti semplici, e spesso singolari, che si caricano di un significato profondo. 

Mi mancherà tanto la Grouse County. Mi mancherà perdermi per i paesini che la compongono e ascoltare le chiacchiere di chi si incontra per strada. Mi mancheranno Tiny, Lyris, Louise, Dan e tutti gli altri. Capretta inclusa.

TITOLO: Pacifico
AUTORE: Tom Drury
TRADUTTORE: Gianni Pannofino
PAGINE: 243
EDITORE: NN editore
ANNO: 2018
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formato cartaceo: Pacifico. Trilogia di Grouse County: 3
formato ebook: Pacifico