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venerdì 2 marzo 2018

THÉODORE E DOROTHÉE - Alexandre Postel

Quando l'agente immobiliare aveva precisato che gli inquilini precedenti erano una giovane coppia, Théodore aveva subito dedotto che si erano lasciati. Perché, tra le tante spiegazioni possibili, privilegiava proprio quella all'ipotesi di un trasferimento di lavoro, di un'eredità o di una gravidanza? Perché, se non per il suo timore della convivenza?
Gli tremavano le gambe, dovette appoggiarsi allo stipite della porta. Allora sentì i passi di Dorothée per le scale; portava uno scatolone di libri; la vide arrivare trafelata, sorridente, gli occhi scintillanti, una ciocca di capelli sulla fronte: non gli era mai sembrata così bella né così felice. Théodore tornava a respirare.

I romanzi che parlano di vita di coppia mi inquietano sempre un po’. Ho sempre paura di non riconoscermi, e pensare magari che nella mia, di vita di coppia, stia forse sbagliando qualcosa, o di riconoscermici troppo, e pensare che quindi la mia storia per me così speciale sia in realtà un susseguirsi di luoghi comuni ed esperienze simili a quelle di tutte. La paura di riconoscermici troppo aumenta nel caso in cui la coppia raccontata nel romanzo sia magari in crisi senza rendersene conto, o sia un po’ antipatica, o abbia atteggiamenti che, alla lunga, un amore, almeno dal mio punto di vista, potrebbero distruggerlo.

È un po’ il caso di Théodore e Dorothée, romanzo di Alexandre Postel appena uscito per minimum fax con la traduzione di Stefania Ricciardi. O almeno così l’ho percepito, che ho iniziato fin dalla prima pagina a trovare irritanti i due protagonisti, i cui nomi sono anagrammi l’uno dell’altro e quindi, almeno all’apparenza, fatti per amarsi.

I due stanno insieme da qualche tempo e sentono che sia giunto il momento di fare un passo avanti nella loro relazione e andare a vivere insieme. I soldi sono un po’ un problema, perché i prezzi degli appartamenti di Parigi sono più alti che quello che le tasche di una professoressa e di un freelance dell’informatica possono permettersi. Ma, insomma, volere è potere, soprattutto se si ha qualcuno alle spalle disponibile ad aiutare. Théodore e Dorothée vanno quindi a vivere insieme, vivendo con un po’ (troppa) ansia il momento della scelta dei mobili e dell’arredamento, poi quello dell’inaugurazione della casa con i loro amici e poi, piano piano, della loro vita di coppia in generale. Gli anni passano e loro decidono che no, non vogliono sposarsi; che no, figli non ne voglio, però dai, magari potrebbero prendere un gatto; che sì, dai, perché non mettersi lì e fare qualcosa insieme: la palestra, scrivere un libro, fare lunghe passeggiate… però poi forse no, non è un’idea così buona; che no, il sostegno che i due dicono di darsi a vicenda si scontra presto con la vita pratica (lei sta scrivendo da anni una tesi di dottorato che sembra infinita, e in cui nessuno crede; lui cerca lavoro, ma forse non abbastanza). Eppure si amano. Forse un po’ per abitudine, forse perché l’amore di una coppia si dimostra anche sopportandosi e trattenendosi dal dire o fare certe cose, pur pensandole e pur mettendosi in dubbio ogni giorno.
Interrogarsi sul senso della vita in comune era correre il rischio della tristezza. Non farlo, era correre il rischio di fallire la propria vita, di deviare se stessi, di scoprire, in fondo al cammino, che la vita a due non era in realtà che una mezza vita.
Théodore e Dorothée mi hanno irritata e, per fortuna devo dire, non mi ci sono nemmeno così tanto identificata. In alcune cose sì, ovviamente, perché è inevitabile che la vita di coppia si trasformi in piccole e grandi routine che sono, o si pensa che siano, uniche di chi le sta vivendo. Però in questi due personaggi ho colto una nota di insoddisfazione generale che mi ha un po’ intristita e un po’ infastidita. Una sorta di rassegnazione, che si manifesta in piccoli dispetti che i due quasi inconsapevolmente si scambiano. 

Sicuramente Alexandre Postel è stato bravo a rappresentare la vita di questa coppia, a caratterizzare bene entrambi i protagonisti (ma anche le persone che ruotano attorno a loro), a volte enfatizzandone ed esasperandone tratti e atteggiamenti. Però sarà che io sto vivendo ancora l’entusiasmo dei primi tempi (sono sposata da meno di sei mesi e vivo con mio marito da un anno e mezzo), che scegliere la camera da letto è stato traumatico all’inizio ma anche divertente, che ci facciamo le nostre cose senza cercare sempre per forza l’approvazione l’uno dell’altro, pur condividendo ogni cosa… insomma che non siamo ancora caduti in quelle routine, in quei dubbi e in quelle domande che, credo inevitabilmente, sorgono a un certo punto di una relazione, e quindi la visione di coppia di Théodore e Dorothée mi ha davvero irritata, al punto da non saper dire se il romanzo mi sia piaciuto o meno.

È sicuramente un libro che dà molto da riflettere (e questo per un libro è comunque già una gran cosa) e in cui ogni persona ci troverà qualcosa di diverso, in base a quel che sta vivendo in quel momento. 
Io più volte sarei voluta entrare nelle pagine e dire a Théodore e Dorothée che magari potevano anche provare a separarsi per un po’ e vedere cosa sarebbe successo. Però poi mi sono resa conto  che probabilmente separati non sarebbero riusciti a sopravvivere.


Titolo: Théodore e Dorothée
Autore: Alexandre Postel
Traduttore: Stefania Ricciardi
Pagine: 207
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: minimum fax
Prezzo di copertina: 17,00 €
Acquista su Amazon:
formato cartaceo: Théodore e Dorothée
formato ebookThéodore e Dorothée

4 commenti:

  1. Il romanzo non so, mi ispira a metà.
    Ma quella copertina... Insomma, deve essere mio prima o poi!

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    1. Le nuove copertine di minimum fax mi piacciono davvero un sacco!
      Il libro credo dipenda molto dall'esperienza di chi lo legge, invece :)

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Anch'io ho paura quando si tratta di romanzi prettamente sentimentali...Posso accettare che un romanzo parli della vita sentimentale del personaggio, ma che tutto ruoti intorno a quello no!

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