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venerdì 7 luglio 2017

LA LETTRICE SCOMPARSA - Fabio Stassi

La lettura non è un'attività passiva, non si inganni. Dipende solo dal grado di coinvolgimenti con il quale il lettore partecipa alle traversie di un personaggio. È più facile che alcuni libri possano far deperire chi li legge che concedergli qualche chilo in più.


Qualche anno fa Sellerio ha pubblicato un libro intitolato Curarsi con i libri. Era una sorta di enciclopedia medico-letteraria, in cui le autrici Ella Berthoud e Susan Elderkin associano a ogni malattia un libro che potrebbe aiutare in qualche modo a curarla. La versione italiana è stata curata da Fabio Stassi, che poi per un breve periodo ha tenuto una rubrica simile, con consigli di lettura "curativi", su Vanity Fair. Non so per quanto tempo sia proseguita, né quanto effettivamente questi consigli possano aver giovato a chi li ha ricevuti (l’idea di curare i malanni con la letteratura è sicuramente molto bella e molto romantica, ma altrettanto sicuramente inattuabile), ma di certo ha dato a Fabio Stassi l’ispirazione per La lettrice scomparsa, romanzo pubblicato l’anno scorso da Sellerio.

Protagonista è Vince Corso, un professore precario che, rimasto escluso dalle graduatorie scolastiche dopo l’ultimo concorsone, decide di provare a mettersi in proprio, sfruttando la sua enorme passione per la letteratura aprendo uno studio di biblioterapia. Una sorta di psicologo, che ascolta i pazienti e poi, anziché pastiglie o cure, consiglia una lettura adeguata allo stato d’animo espresso.
Pochi giorni dopo essersi trasferito nel palazzo che ospita il suo nuovo studio e che funge anche da casa, una vicina di casa di Vince scompare nel nulla e il marito viene accusato di omicidio. Per qualche motivo, Vince si sente molto attratto da questa storia. Forse perché la donna era una grande lettrice, che frequentava la stessa libreria frequentata dal protagonista, o forse semplicemente perché l’uomo vede della letteratura in ogni situazione della vita… fatto sta che Vince decide di indagare e scopre che la verità è molto più complessa di quello che potrebbe sembrare all'apparenza.

Ho iniziato a leggere La lettrice scomparsa con un certo entusiasmo. Finora ho amato molto tutti i romanzi che ho letto di Fabio Stassi (con una menzione speciale a Come un respiro interrotto) e ho un debole per i libri che parlano di libri.

E questo lo è, forse fin troppo.

Fabio Stassi, prima di essere uno scrittore, è un grande, grandissimo lettore. Lo si percepisce dal suo modo di scrivere, ma anche e soprattutto dall'enorme quantità di libri che riesce a citare nel dettaglio, in questo romanzo e negli altri. Già l’idea di poter curare, o comunque alleviare il dolore, con i libri ne presuppone una conoscenza smodata. Il risultato però, almeno in questo caso, è una punta di autocompiacimento involontario, che porta il lettore a perdersi un po’ tra i pensieri, i consigli e persino le indagini di Vince Corso.

Un personaggio, questo creato da Fabio Stassi, che ama la letteratura al punto da non riuscire a immaginare che possa esistere una vita senza di essa e senza la sua influenza. E quindi apre uno studio per curare con i libri, dove però arrivano però solo donne con problemi complicati, che tendono a sbeffeggiarlo, a contraddirlo, a disilluderlo più che a seguire ciecamente i suoi consigli.
In giro c'è molta più infelicità di quanto credessi: tutti i libri di questa biblioteca non potrebbero farci niente.
E poi si mette a indagare su una donna scomparsa, una lettrice amante della letteratura quanto lui, che dalla letteratura ha preso spunto per creare una trama complicata, un giallo che il lettore non ha alcun modo di risolvere.

È proprio nella caratterizzazione di Vince Corsi, appassionato di letteratura ma al tempo stesso insicuro e insoddisfatto di sé, nel rapporto con le sue assistite, ma soprattutto nelle indagini che il protagonista compie per scoprire che fine abbia fatto la donna scomparsa nel suo palazzo che Fabio Stassi un po’ si perde. Ci sono troppi elementi ricercati, troppe citazioni, troppo di tutto (e i libri, e la musica, e gli scacchi, e..., e..., e...).
E se all'inizio l'idea affascina ed emoziona (grazie anche alle frasi ad hoc per mandare un po' in visibilio gli appassionati lettori) a un certo punto il romanzo diventa un po' noioso, un po' pesante, un po' ripetitivo.

O forse semplicemente non tutti (non io, almeno, pur avendo letto moltissimi dei libri che il biblioterapeuta consiglia nel corso del romanzo) sono in grado di seguire tutti questi intrecci, letterari e non.

La lettrice scomparsa non è un brutto libro, intendiamoci. È scritto davvero bene e alcuni elementi sono molto toccanti (le cartoline che Vince invia al padre, per esempio) e, soprattutto, come si è già detto, l'autore dimostra ancora una volta il suo amore e la sua conoscenza per le letteratura. Che però dovrebbe essere un mondo inclusivo, almeno secondo l’idea del protagonista e dell’autore stesso, ma che in queste pagine si trasforma invece in un luogo quasi ostile e respingente.
Il solo potere taumaturgico che conosco è quello dell'amicizia. Consigliare un romanzo è un modo di voler bene a una persona.

Titolo: La lettrice scomparsa
Autore: Fabio Stassi
Pagine: 273
Anno di pubblicazione: 2016
Editore: Sellerio
Prezzo di copertina:14 €
Acquista su amazon:
formato brossura: La lettrice scomparsa
formato ebook: La lettrice scomparsa

8 commenti:

  1. L'ho letto a febbraio, forse, e concordo pienamente.
    Mi ha anche divertito, bellina l'idea nella priam metà, ma poi mi è sembrato proprio che Stassi se la spassasse più di me. E alcuni personaggi, alcuni dialoghi, sono davvero inverisimili e "libreschi".

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    1. Sì, si vede che lui a scriverlo si è divertito molto... al punto che forse si è dimenticato di chi lo avrebbe letto e si è fatto un po' prendere la mano.

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  2. A me, invece, come scrivevo l'altro giorno, è piaciuto molto, forse perché in vena di gialli atipici, forse perché Vince mi ha intenerita. Concordo sulla complessità del giallo e la sovrabbondanza di citazioni letterarie ma, dal mio punto di vista, pur non avendo letto molti dei titoli citati, sono dei punti di forza, di originalità, dell'opera di Stassi. Probabilmente poi avrai pure ragione sul fatto che potrebbe non essere un romanzo per tutti, tuttavia mi sembra intuibile dalla sinossi che sia un giallo atipico, di un certo calibro.
    Comunque "Curarsi con i libri" è in WL sin dall'uscita, dovrei tenere d'occhio Libraccio, grazie per avermelo ricordato :)

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    1. Non so, io ho trovato tutte queste citazioni, tutta questa letteratura un po' esagerata, a un certo punto. Ma può darsi sia stato davvero solo un problema mio :)

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  3. Il libro mi è piaciuto, ma è evidente un certo autocompiacimento. Non mi sono mai annoiata, ma la tristezza di Vince era quasi contagiosa.
    Mah. Devo leggerne un altro per capire meglio. Di sicuro non è stato amore a prima lettura come con Rocco o con Carlo di Robecchi.
    Lea

    P.S: Però il dialogo con la donna con i capelli ribelli è stupendo. Non avevo mai considerato di poter vivere la vita attraverso i capelli (in un certo senso), anche se Niccolò Fabi a tale proposito era stato chiaro.

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    1. A me quasi tutte le donne che sono andate da lui hanno un po' infastidito, devo dire la verità. Cioè, ci ho trovato un po' di stereotipi confusi. Però forse è perché non si è creata la giusta empatia con tutta la storia.
      Mi ha fatto sorridere un po' solo la donna cannone che vuole un libro per mangiare :)

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  4. E' da un po' che voglio leggere qualcosa di Stassi e questo titolo mi attirava. Ma forse è il caso che parta da un altro titolo, consigli?

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