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venerdì 11 settembre 2015

LUCERNARIO - José Saramago

Quando sarai cresciuto, vorrai essere felice. Per il momento non ci pensi ed è proprio questo il motivo per cui lo sei. Quando ci penserai, quando vorrai essere felice, smetterai di esserlo. Per sempre! Forse per sempre!... Hai sentito? Per sempre. Quanto più forte sarà il tuo desiderio di felicità, tanto più sarai infelice.La felicità non è qualcosa che si conquista. Ti diranno di sì. Non crederci. La felicità è o non è.



Lucernario è il primo romanzo di José Saramago. Il primo che ha scritto, tra la fine degli anni 40 e l’inizio degli anni ’50, ma anche uno degli ultimi ad essere pubblicato. Come ricorda Pilar del Río nella bella introduzione a questa edizione, il romanzo era stato dato per perso da Saramago stesso, dopo che lo aveva consegnato a una casa editrice affinché ne valutasse la pubblicazione, senza però mai ricevere alcuna risposta (considerate anche che a quei tempi non avevi copie del tuo romanzo salvate su dieci hard disk diversi). Quando il romanzo è ricomparso, nel 1999, Saramago era felice di averlo ritrovato, ma alla proposta di molti editori darlo alle stampe la sua risposta è stata “No, grazie, così vi imparate a non avermi risposto la prima volta” (ok, non credo abbia detto proprio “così vi imparate”, ma il concetto era quello). Avrebbe preferito un no onesto a quel per lui terribile e irrispettoso silenzio. Il romanzo è uscito poi postumo, nel 2011, l’anno successivo alla morte dello scrittore.

Lucernario è anche uno dei pochi romanzi di Saramago (tra quelli che ho letto io almeno, sette o otto) in cui l’autore utilizza la punteggiatura nel modo canonico. È la prima cosa che un lettore di Saramago nota iniziando a leggere questo libro. Uno stile più semplice, rispetto a quello a cui poi ci ha abituato dopo, più giovane (non per niente lo ha scritto che aveva meno di trent'anni), ma che racchiude già in sé tutta la grandezza narrativa dell’autore portoghese.

Siamo in condominio popolare in un quartiere di Lisbona in cui vivono sei famiglie. Ognuna con i suoi problemi, le sue gioie e i suoi dolori. In uno vivono quattro donne, due sorelle rimaste vedove e le due figlie di una di queste. Una delle giovani ama tantissimo la musica, l’altra non riesce a staccare gli occhi dai libri. La madre e la zia vegliano su di loro e si sconvolgono ad ogni piccolo turbamento della loro quiete.
In un altro c’è Lidia, una donna che fa la mantenuta, per non dover più vivere nell'ansia di non sapere come arrivare a fine giornata. Tutti nel palazzo conoscono gli orari di arrivo e di partenza del suo amante, tutti parlano, tutti giudicano, qualche uomo vorrebbe anche fare qualcosa di più, ma alla fine nessuno le si avvicina mai. In un altro, al piano terra che dà sulla strada, vivono Silvestre e Mariana una coppia quasi anziana, calzolaio lui, casalinga lei. Si amano e sono felici, nonostante i problemi di soldi e qualche rimpianto che la vita inevitabilmente lascia. E quando in casa loro arriva Abel, un giovane intellettuale incapace di legarsi a un posto, lo sono ancora di più.
In un altro ancora, vivono il linotipista Caetano e la moglie Justina. Non si amano, non si rispettano e, soprattutto, non sono riusciti a superare una terribile perdita  che ha segnato per sempre il loro rapporto già nato guasto. E anche l’altra giovane coppia, quella formata da Emílio e Carmen, e dal piccolo Henriquinho ha qualche problema. Anche loro, non si sopportano più. Anche loro si rifacciano delusioni e insoddisfazioni che non sanno o non vogliono risolvere. E nel sesto appartamento ci sono Anselmo, Rosalia e la figlia ventenne Claudinha. Sentono di essere una famiglia modello, nonostante i problemi economici, e soprattutto sono orgogliosi di quella figlia bellissima, che credono di vegliare e proteggere ma che in realtà sfugge loro un po’ di mano.

O sì, poi lì affacciati dal lucernario ci siamo noi lettori, che sbirciamo su quelle scale, dietro a queste porte, in quelle case e nelle vite di chi le popola. Lo facciamo con discrezione, senza essere visti, tant’è che una volta chiusa la porta di casa non ci sono sconti per nessuno. Né alla violenza, né alle lacrime, né alle delusioni o alle insoddisfazioni. Guardiamo senza essere visti e scopriamo tanti piccolo mondi sconosciuti, quelli di ogni famiglia.
Lucernario un libro molto bello. Lo è nel delineare i vari personaggi (i miei preferiti sono le quattro donne innamorate di musica e libri e la famiglia di Emilio e Carmen), ma anche i rapporti che si creano tra di loro nel condominio. Saramago è stato bravo a mettere su carta quello che in queste realtà succede davvero: tutti sanno tutto, tutti in casa parlano degli altri, in modo più o meno feroce, più o meno invidioso o benevolo, ma quando ci si incontra un sorriso e un buongiorno non si può mai negare.

Probabilmente per l’epoca in cui è stato scritto e Saramago ne ha tentato la pubblicazione, il libro era troppo scabroso, troppo rivoluzionario. L’entrare in casa delle persone e scoprirne i segreti, quelli che fuori dalle mura domestiche non andrebbero mai rivelati, quelle insoddisfazioni a cui non andrebbe mai data voce, forse era considerato troppo. Per fortuna Lucernario, questo “grande romanzo perduto”, è stato ritrovato e, soprattutto, pubblicato, perché è davvero un piccolo gioiello.


Titolo: Lucernario
Autore: José Saramago
Traduttore: Rita Desti
Pagine: 325
Editore: Feltrinelli
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4 commenti:

  1. Non conoscevo questo libro di Saramago, scrittore che fa parte del mio personale Pantheon. E devo dire che mi incuriosce parecchio. Anche perché ho l'impressione che si tratti di vicende meno cupe di quelle cui sono abituata (Cecità, Il vangelo secondo Gesù Cristo per dirne alcuni). Il che è positivo per me. Ogni volta la lettura di Saramago mi lascia un tale sconcerto dentro che devo far passar mesi tra una lettura e l'altra. Non per altro Intermittenze della morte giace sul mio comodino in attesa di lettura da Giugno più o meno!

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    1. Cecità era stato sconvolgente anche per me... e anche l'inizio di Il vangelo secondo Gesù Cristo mi aveva un po' stravolta.

      Questo è molto meno cupo sì, sebbene le vite di alcuni di questi abitanti siano tutto fuorché allegre. Però sono persona normali, comuni, prese nella loro quotidianità. Un po' ti senti pettegolo, leggendo. Mi è proprio piaciuto :)

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    2. La mancanza di allegrezza può anche starci, è quando subentra l'angoscia che è un po' un problema ^^
      P.s. Come me hai avuto anche la faccia tosta di vedere il film Cecità? Niente a che vedere con la grandezza del libro, ma certe situazioni trasposte sullo schermo hanno un effetto addirittura amplificato! Per farti capire il livello di angoscia, va'.

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    3. No, il film non l'ho visto! Però ora sono molto curiosa!

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