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martedì 15 luglio 2014

IL NERO E L'ARGENTO - Paolo Giordano

E' cresciuto, Paolo Giordano. E mi verrebbe anche quasi da aggiunger un bel "per fortuna", perché ho sempre considerato La solitudine dei numeri primi, suo romanzo d'esordio e vincitore del Premio Strega, un romanzo leggibile ma anche abbastanza sopravvalutato. Al punto che dal secondo romanzo dell'autore mi sono tenuta ben lontana. E probabilmente non avrei letto nemmeno Il nero e l'argento se non mi fosse capitato quasi casualmente tra le mani. 

La primissima cosa che si nota, ancor prima di iniziare a leggere, è il cambio d'editore (o meglio, di marchio, che il gruppo editoriale è sempre lo stesso). Un cambio che secondo me giova all'autore, non fosse altro per l'elegante copertina con cui questo suo nuovo romanzo è arrivato alle stampe.
Poi, appena si apre il libro, si iniziano a percepire tutti gli altri cambiamenti. Una prosa più matura, meno intricata, più pulita e diretta. E una storia senza troppi fronzoli, fatta di affetto, di amicizia, di dolore, di paura, di morte e d'amore. 

Protagonisti sono il narratore (forse lo stesso Paolo Giordano?), la moglie Nora e la signora A., arrivata in casa come colf e signora delle pulizie e ben presto trasformatasi in ago della bilancia dell'equilibrio dell'intera famiglia. E' stata lei a tener compagnia  a Nora quando era costretta a letto a causa di una gravidanza difficile. E' stata lei a prendersi cura del narratore quando la moglie era via per lavoro. E' stato verso di lei che il bambino ha mosso i suoi primi passi. Ed è lei che adesso si ammala di tumore, gettando la famiglia nello sconforto più totale: per la paura e la sofferenza di perdere una persona cara, ma anche per la paura di non poter più riuscire ad affrontare gli equilibri familiari senza di lei.

La signora A. era la sola vera testimone dell'impresa che compivamo giorno dopo giorno, la sola testimone del legame che ci univa. Senza il suo sguardo ci sentivamo in pericolo
Durante il libro il lettore segue l'evolversi della malattia della donna e di pari passo le reazioni di Nora e di tutti i personaggi coinvolti. Scopriamo quanto forte è stato l'amore che la signora A ha provato per il marito perso anni fa e quanto debole possa sembrare quello di una giovane coppia di fronte alle prime grandi difficoltà.
Avrei voluto forse qualche pagina in più, devo essere sincera. Non perché la trama non risulti completa, ma perché si viene talmente coinvolti e travolti dalla lettura e dalla storia che si vorrebbe non finisse mai. 

Proprio non mi aspetto un romanzo così da Paolo Giordano. Dopo che, nonostante siano passati cinque anni o sei anni da quando ho letto La solitudine dei numeri primi, ancora non riesco a decidere se mi sia piaciuto o meno (e mi ricordi perfettamente ogni dubbio e ogni perplessità che mi aveva lasciato), non mi aspettavo tale prova di maturità. Tale capacità di usare le parole, di portare il lettore dentro una storia che, pensandoci bene, non è poi così originale, anzi è semplice, banale, di quelle che potrebbero capitare un po' a tutti. Non tutti però saprebbero raccontarla così.
Insomma, una lettura che merita.

Titolo: Il nero e l'argento
Autore: Paolo Giordano
Pagine: 118
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Einaudi
ISBN: 978-8806221614
Prezzo di copertina: 15 €
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formato brossura: Il nero e l'argento

13 commenti:

  1. ti dirò che "La solitudine dei numeri primi" a me era piaciuto parecchio e, cmq, assai più della (inquietante) versione cinematografica.

    ho letto volentieri anche quest'ultimo libro, a proposito del quale ti chiedo: un formato del genere è giusto considerarlo un romanzo breve o un racconto lungo..?

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    1. Non ho visto il film... ma da come ne parli non mi sono persa molto, direi!

      E' una bella domanda la tua... ci sono dei libri della stessa lunghezza che non riesco a definire romanzi, altri ancor più corti che mi sembrano comunque completi. Per me cambia molto da libro a libro... comunque lo definirei un "romanzo relativamente breve" :)

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    2. al tuo confronto, Ponzio Pilato era un dilettante! ^_^

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  2. Sono d'accordo con te....è un romanzo splendido che cattura e commuove, sembra descrivere perfettamente le due generazioni di oggi: i trent'enni ovvero moderni, ma persi, fragili, bisognosi di una guida sicura, e gli anziani, soli, con dei valori un pò datati ma con una immensa forza. Davvero una bella scoperta. Alessia

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    1. Esatto sì! E' un ritratto fedele e realistico delle generazioni di oggi.
      Concordo, proprio una bella scoperta... e sono contenta che Giordano sia cresciuto così tanto.

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  3. Non ho mai letto Giordano, sono sempre stata titubante però questo magari...

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    1. Guarda, La solitudine dei numeri primi non penso che lo consiglierei... Questo invece sì, molto :)

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  4. Ho letto "La solitudine dei numeri primi" anni fa, penso più o meno quando uscì - ovvero quando avevo all'incirca 15-16 anni. All'epoca mi piacque molto, ma poi non ho più letto nulla di Giordano, benché fossi curiosa di vedere come fosse cresciuto come scrittore. Forse, inconsciamente, ero trattenuta da tutte le polemiche che ogni tanto continuavano a circondarlo.
    Penso proprio che in futuro recupererò questo libro (e anche quello precedente, forse, quello ancora con Mondadori).

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    1. Le polemiche su di lui onestamente non le capisco molto... nel senso che può piacere o non piacere, certo, ma ha comunque un suo stile ben definito. Forse vincere lo Strega con il romanzo d'esordio è stata la sua "colpa" (sempre che ci sia ancora qualcuno che prende sul serio lo strega :P). Il precedente non mi ispira tanto, devo essere sincera, ma questo merita :)

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  5. Non ho mai letto "la solitudine dei numeri primi" un pò, forse, per colpa dei pregiudizi creati da tutto il battage pubblicitario che ne fu fatto all'epoca. Questo romanzo però mi attira e, grazie alla trama e alla tua -sempre perfetta- recensione, credo che lo leggerò.
    Milly

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    1. Forse si era trasformato più in un fenomeno che altro, pompato dalla casa editrice che non da lui stesso.
      Questo libro invece è stata una vera sorpresa, sebbene non abbia invaso classifiche e premi vari :)
      (grazie per la "perfetta recensione" :) )

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  6. Sai che anche a me quando lessi "La solitudine dei numeri primi" capitò di non riuscire a capire se mi stesse piacendo o meno? Poi alla fine mi sono reso conto, dopo averlo finito e averci rimuginato sopra che sì, in effetti mi era piaciuto, che pur considerando stonato e un po' eccessivo il battage che si era creato attorno, GIordano avesse parecchia stoffa. E concordo con te anche su un altro aspetto: Giordano è cresciuto, ed è cresciuto parecchio. Ho letto anche Il corpo umano, e già avevo avuto questa sensazione, che stesse sempre più a suo agio nelle parole che usa, che stesse riuscendo ad affilare il suo stile, ad essere sempre più incisivo. Questo libro me lo ha confermato appieno: davvero notevole, consapevole, pieno, capace di risuonare dentro di me. Tutto ciò per dire che la tua recensione (e il tuo blog nel suo complesso - che ho appena scoperto grazie ad anobii) mi è sembrata molto centrata :)
    Aldo

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    1. Secondo me è una reazione abbastanza comune! Così come succede un po' con tutti quei libri che vengono caricati un po' troppo di aspettative... almeno, io tendo sempre a cercare tutti i difetti possibili nei libri che diventano bestseller, non so bene perché :)

      Pensare che questo invece non volevo leggerlo, proprio perché temevo succedesse quanto successo con La solitudine dei numeri primi. Per fortuna è arrivato comunque tra le mie mani.

      E ben arrivato sul blog :)

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