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lunedì 11 febbraio 2013

IL BUIO ADDOSSO - Marco Missiroli

Questa è la storia di un buio invisibile che si aggrappa all'anima e non la lascia, e copre la vita di chi ce l'ha addosso. Questa è la storia della zoppa di R., il paese dove in nome della purezza di Dio solo i sani di corpo e di mente possono vivere: la zoppa, sopravvissuta alla condanna a morte della sua gente grazie all'amore straziante di suo padre, che alla purezza ora non crede più. Vivrà rinnegata e reclusa, sbranata dalla ferocia di chi la vuole sepolta "in un angolo di terra abbandonata". Solo la curiosità per il mondo là fuori e l'incontro con anime affini la terranno in vita. Finché un giorno diventerà custode di un segreto sconvolgente. Un segreto che cambierà il destino di R. e la farà artefice della sorte dei suoi carnefici. Una storia di crudeltà e solitudini ambientata in un mondo solo in apparenza luminoso e chiaro: un paese senza età del sud della Francia, viola per le spighe della lavanda, azzurro per il mare in lontananza, rosso e blu per le giubbe dei gendarmi che lo sorvegliano. Ma è anche il racconto di una speranza: quella di un buio creato solo dagli altri, e da cui ci si può liberare.

Dopo aver scoperto e amato Marco Missiroli grazie al suo ultimo romanzo, "Il senso dell'elefante", avevo deciso di aspettare un po' di tempo prima di provare a leggere qualche altro suo libro. Mi succede spesso: se da un lato dopo aver letto un libro meraviglioso non vedo l'ora di recuperare tutto il tempo perso con l'autore, dall'altro ho sempre un po' paura che gli altri suoi lavori non siano all'altezza e, quindi, di rovinare l'opinione positiva che mi ero fatta fino a quel momento. Poi però a un certo punto la curiosità prende sempre il sopravvento... d'altronde non si può giudicare un autore da una singola opera, né rischiare per paura di perdersi altri bei libri.

Diciamolo subito, "Il buio addosso" non è meraviglioso come "Il senso dell'elefante". Ci si avvicina, a volte. Ne sfiora la perfezione, senza però riuscire sempre a mantenerla. Ma d'altronde è un'opera precedente, in cui sono presenti sì tutti gli elementi stilistici che mi hanno portato ad amare follemente questo autore, ma forse manca ancora un po' di sicurezza nell'utilizzarli.

Siamo in un piccolo paese provenzale, di cui conosciamo solo l'iniziale: R. Un paese che viveva e prosperava grazie alla vendita della sua lana magica. Una lana pura, immacolata, come se fosse prodotta da Dio stesso. Questa lana però d'improvviso ha perso purezza e perfezione, è diventata marcia, invendibile, di pessima qualità. I cittadini corrono ai ripari: se si eliminano le imperfezioni nella gente, spariranno anche quelle nella lana. E somministrano a tutti i bambini che nascono con qualche imperfezione la "polvere dolce", che li fa addormentare per sempre. Solo una viene risparmiata, grazie all'amore di suo padre, sindaco della città, che implora il resto del Consiglio di risparmiarla, visto che non potranno avere altri figli. L'unico patto è che non esca mai di casa, non si faccia mai vedere in giro. E così la zoppa, di cui praticamente nessuno conosce il nome, vive da reclusa in casa sua, a causa di una gamba più piccola e debole dell'altra. Non può andare a scuola, non può giocare con gli altri bambini, non può passeggiare per le vie del paese. Guarda il mondo dalle finestre di casa sua, desiderosa di uscire ma anche paurosa. Ben presto, il padre accoglie in casa un altro bambino reietto, Nunù, un "pazzo", che viveva con il padre in mezzo al bosco e ora rimasto solo. La zoppa e Nunù diventano amici, compagni di una prigionia sempre più difficile da sopportare. 
Il padre della bambina chiede al Consiglio di poter far venire in casa un maestro, che istruisca i bambini. Nelle loro vite entrerà così l'orologiaio, un anziano signore dal triste passato, che più di altri si rende conto dell'ingiustizia di questa reclusione. Perché alla fine la zoppa e Nunù sono bambini come tutti gli altri. Il Consiglio però non accetta quello che sta succedendo e, dopo che il padre e l'orologiaio hanno portato i due bambini fuori violando così l'accordo, decide di prendere provvedimenti.
La storia si interrompe per poi ricominciare qualche anno dopo, con Nunù e la zoppa che vivono ora nel campanile dell'orologio, di nuovo impossibilitati ad uscire. La loro situazione agli occhi del paese non è cambiata: li vedono come i veri responsabili del declino della lana, ormai sempre più corrotta e invendibile. Lì vivranno lontani da tutto e da tutti, osservando dalla torre la vita del paese. Finché non assisteranno all'ultimo, disperato tentativo, ad opera del nuovo sindaco, di recuperare lo splendore perduto.

Come si può vedere, il romanzo ha una trama lunga e abbastanza complessa (difficile da riassumere senza fare spoiler), che però a volte fatica un po' ad andare avanti con scorrevolezza. Alcuni punti che forse andrebbero spiegati vengono lasciati all'oscuro e non so dire se questa scelta sia voluta o meno.
La vera forza del libro sta però nei personaggi e nella caratterizzazione del paese in generale. Un paese che emana bigottismo e supponenza da ogni parte, un paese che in nome di qualcosa di più grande (e forse, ai più incomprensibile) ha deciso di eliminare chiunque corrompesse la purezza che si vantava di avere. Solo in pochi si sono ribellati, e sono stati emarginati, allontanati, addormentati.
Una storia dura, che colpisce e lascia sgomenti,  raccontata dal punto di vista di due bambini, due diversi, due imperfetti, che alla fine sono migliori di tutti gli altri.

Da queste pagine, dai personaggi, dalle parole e le situazioni descritte, emerge già chiaramente quel grande narratore che Marco Missiroli diventerà con "Il senso dell'elefante". E quindi credo che qualche imperfezione gliela si possa anche perdonare.

Titolo:  Il buio addosso
Autore: Marco Missiroli
Pagine: 276
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: TEA
ISBN: 978-8850221370
Prezzo di copertina: 9€
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formato brossura: Il buio addosso

2 commenti:

  1. Ho adorato "Il senso dell'elefante" e sono più che intenzionata a leggere altri romanzi di Missiroli, poichè mi piace il suo modo di raccontare, di incuriosire. Grazie per aver parlato di questo suo romanzo precedente! :)
    Un abbraccio

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  2. D'accordo con te per il senso dell'elefante appena finito. finito bianco ho iniziato il senso dell'elefante e ora inizio il buio addosso. Purtroppo ho letto atti osceni per primo...però sono tutti belli , adoro Missiroli

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