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sabato 7 agosto 2010

LA BELLEZZA E L'INFERNO- Roberto Saviano

La bellezza e l'inferno": fra questi poli opposti che richiamano il pensiero di Albert Camus si estende il campo di forze frequentato da Roberto Saviano, il luogo che genera la sua visione della vita, dell'impegno e dell'arte. Introdotti da una prefazione dell'autore, gli scritti raccolti in questo volume tracciano un percorso tanto ricco e vario quanto riconoscibile e coerente. Dal ragazzo che muove i primi già maturi passi nell'ambito della letteratura e della militanza antimafia fino allo scrittore affermato che viene invitato all'Accademia dei Nobel di Stoccolma e abbracciato dai terremotati in Abruzzo, Roberto Saviano resta se stesso. Ci racconta di un campione come Lionel Messi, che ha vinto la sfida più grande, quella contro il suo stesso corpo; di Anna Politkovskaja, uccisa perché non c'era altro modo per tapparle la bocca; dei pugili di Marcianise, per cui il sudore del ring odora di rabbia e di riscatto; di Miriam Makeba, venuta a Castel Volturno per portare il suo saluto a sei fratelli africani caduti per mano camorrista; di Enzo Biagi, che lo intervistò nella sua ultima trasmissione; di Felicia, la madre di Peppino Impastato, che per vent'anni ha dovuto guardare in faccia l'assassino di suo figlio prima di ottenere giustizia; e di tanti altri personaggi incontrati nella vita o tra le pagine dei libri, nelle terre sofferenti e inquinate degli uomini o in quelle libere e vaste della letteratura.

Mi capita spesso di piangere per un libro, anche se solitamente mi succede per i romanzi. Eppure alcuni degli scritti inclusi in questa raccolta mi hanno commossa. In particolare quello in cui Saviano racconta il suo incontro con Salman Rushdie a Stoccolma. Mi ha commossa la rabbia che esprime verso la fine, quando la frustrazione per tutto quello che ha passato, per le critiche, le diffamazioni, le accuse e gli insulti emerge all'improvviso. Così come il suo rendersi immediatamente conto di non essere solo.
Ho trovato molto belli anche i due scritti "sportivi": quello su Lionel Messi, la Pulga con un disturbo della crescita che non smette di lottare per diventare quello che vuole, e quello sui due pugili italiani.
E poi gli scritti di denuncia, contro la Camorra sì, ma anche contro chi fa di tutto per non far trapelare verità scomode (uccidendo chi ne è l'autore, come successo con Anna Politkovskaja), così come quello dedicato a Peppino Englaro, a cui le scuse credo ancora non siano state fattoe e quello dedicato alla madre di un altro Peppino, Peppino Impastato, ucciso proprio perchè stava diventanto pericoloso.

Mi piace molto il modo di scrivere di Saviano, la sua voglia di non arrendersi, di denunciare, pur sentendosi a voltre troppo solo, così come la sua voglia di narrare, sempre e comunque. Perchè, come gli dice Salma Rushdie, : "Continua ad avere fiducia nella parola, oltre ogni condanna, oltre ogni accusa. Ti daranno la colpa di essere sopravvissuto e non morto come dovevi. Fregatene. Vivi e scrivi. Le parole vincono."

Sono un po' indecisa se spendere o meno due parole sulle accuse mosse a Saviano di scrivere per soldi ed esibizionismo. Penso solo che chi scrive per soldi, non vive sotto scorta, non è obbligato a cambiare casa ogni settimana, non ha una taglia che pende sulla sua testa. Certo, i soldi arrivano. Ma il lavoro di Saviano, le cose che scrive, vanno ben oltre questo. Lasciano il segno, aprono gli occhi su qualcosa. E forse il modo scelto da lui, è l'unico modo per farlo. Come ribadisce lui stesso, non è colpa sua, "non sono certo io ad aver generato le contraddizioni che racconto". Prendersela con lui, e con chi come lui ha denunciato tutto questo, è solo un modo per non affrontare il vero problema, per nascondere la polvere sotto il tappeto.

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