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venerdì 15 aprile 2016

LA SAGA DEI CAZALET vol.2: Il tempo dell'attesa - Elizabeth Jane Howard

«Ho capito cosa vuoi dire. È una specie di trappola. Uno non dice le cose alle persone a cui vuole bene. Invece io penso che più vuoi bene a qualcuno, più dovresti dirgli tutto, anche le cose brutte. Credo che dirsi le cose sia il più grande gesto d'amore»

I Cazalet sono finalmente tornati. Dopo Gli anni della leggerezza, infatti, è approdato ieri in libreria, sempre con Fazi editore e con la traduzione di Manuela Francescon, Il tempo dell’attesa, secondo volume della saga della scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard. 
Una saga che, grazie al cielo, si compone di ben cinque libri. Dico grazie al cielo, perché, dopo aver terminato questo nuovo capitolo ho subito sentito la mancanza della grande famiglia Cazalet. Come se avessi salutato qualcuno della mia, di famiglia, sapendo che per mesi sicuramente non l’avrei potuto rivedere.

Il tempo dell’attesa riparte un anno dopo Gli anni della leggerezza. Il volume precedente si era concluso con il discorso di Chamberlain del 1938, che garantiva che l’Inghilterra non sarebbe entrata in guerra. Un anno dopo, la Germania ha invaso la Polonia e gli uomini della famiglia Cazalet sono pronti ad arruolarsi e partire, se fosse necessario. 
A partire in realtà saranno sono solo in due: Edward, che coglie l’occasione al volo per allontanarsi dalla moglie Viola e poter finalmente essere più libero di vedere le sue mille amanti, e Rupert, costretto a lasciare la moglie Zoë e gli altri due figli, Clary e Neville, che patiscono tantissimo questa grande assenza. A casa resta solo Hugh, per occuparsi dell’azienda di famiglia, ma soprattutto della moglie e della figlia Polly, che da questa guerra è proprio terrorizzata. Tutti in qualche modo, comunque, cercano di darsi da fare, di aiutare come possono in questa precaria situazione: cucendo divise, accogliendo malati e bisognosi, o anche semplicemente aiutando tutti gli altri ad andare avanti.

Sono tanti i personaggi della famiglia Cazalet. Tanti sono gli intrecci, che ruotano attorno a Home Place. C’è chi è solo di passaggio, e chi invece è destinato a fermarsi più a lungo. La guerra c’è e si vede e si sente, eppure la vita deve comunque continuare e a Home Place effettivamente sembra non fermarsi mai, tra malattie, nuovi amori, sogni da inseguire, speranze e segreti. 

È difficile fare un vero e proprio riassunto di questo libro, come lo è, secondo me, un po’ di tutte le grandi saghe famigliari. Il lettore segue i personaggi nel corso degli anni, attraverso i racconti delle donne della famiglia, Loiuse Clary e Polly principalmente, ma anche tutte le altre, e partecipa alla loro vita, proprio come se ne facesse parte lui stesso. E quindi sì, proprio come mi era successo con Gli anni della leggerezza, anche in questo caso è come se fossi stata a Home Place, insieme a tutta la famiglia Cazalet, a seguire alla radio le notizie sulla guerra, a temere quando suonava la sirena per annunciare i bombardamenti, a mangiare cibo razionato e a oscurare vetri, a pormi domande, sulla guerra e sulla vita, ma anche a cercare comunque, per quanto possibile, di andare avanti con la quotidianità.

Il tempo dell'attesa mi è forse piaciuto ancor di più di Gli anni della leggerezza, libro che avevo già amato tantissimo. Non è semplice riuscire a tenere in piedi una storia con tutti questi personaggi, a farli incastrare perfettamente senza creare confusione, a coinvolgere così tanto il lettore da non riuscire a metter più giù il libro. Ed Elizabeth Jane Howard ci riesce invece in maniera incredibile, caratterizzando bene e andando bene a fondo di ogni singolo personaggio che introduce sulla pagina.

Certo, per amare questi volumi dovete sicuramente essere degli appassionati di saghe famigliari, o comunque avere la pazienza di aspettare che si crei la giusta famigliarità con i personaggi (occorre leggere un po' di pagine, ma l'albero genealogico a inizio libro aiuta tantissimo), per non rischiare di perdervi tra queste mille storie intrecciate. Io le saghe famigliari le adoro e Il tempo dell'attesa ha confermato quello che già avevo iniziato a sospettare con Gli anni della leggerezza: ovvero che quella della famiglia Cazalet è una delle più belle saghe famigliari che io abbia mai letto in vita mia.
E ora non mi resta che aspettare con ansia il terzo volume...

Titolo: La saga dei Cazalet - Il tempo dell'attesa
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon.
Pagine: 640
Editore: Fazi editore
Anno: 2016
Acquista su Amazon:
formato brossura:Il tempo dell'attesa. La saga dei Cazalet: 2

lunedì 16 ottobre 2017

LA SAGA DEI CAZALET vol.5: Tutto cambia - Elizabeth Jane Howard



E così siamo arrivati alla fine. Con Tutto cambia, quinto e ultimo volume, si conclude la saga della famiglia Cazalet della scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard, pubblicata in Italia da Fazi editore e tradotta da Manuela Francescon.

Scrivere la parola fine mi provoca una certa nostalgia, la stessa che ho provato quando ho chiuso definitivamente il volume pochi giorni fa. Perché, dopo questo lungo viaggio attraverso diciotto anni e cinque libri, la famiglia Cazalet mi mancherà terribilmente.

E pensare che l'avevo conosciuta quasi per caso, questa famiglia, grazie alla bella copertina del primo volume, Gli anni della leggerezza, che mi ha attirato come una calamita (è opera di Tom Purvis, così come lo sono quelle dei quattro volumi successivi). 


Così mi sono ritrovata a Home Place, un’enorme tenuta nella campagna inglese, in mezzo ai membri di questa numerosa famiglia, proprietaria di un’azienda di legnami: padre, madre, tre figli maschi, una figlia femmina, mogli e uno stuolo di nipoti. Stava per iniziare la seconda guerra mondiale, anche se per il momento sembrava ancora distante, una remota possibilità, che toccava solo di sfuggita le vite di questa famiglia.
Poi la guerra è scoppiata, in Il tempo dell’attesa, e con essa sono cambiate le vite dei Cazalet. Abbiamo letto un susseguirsi di vicende, di dettagli, di paure e, soprattutto, abbiamo visto crescere e maturare tutti i personaggi. C’è stata Confusione, poi Allontanarsi, fino, appunto, ad arrivare a Tutto cambia.

Un titolo che lascia già presagire parte di quello che succederà nel romanzo. Cambiamenti, enormi, nella vita di tutti, che iniziano con la morte della Duchessa nelle primissime pagine: una scomparsa che sembra rompere in qualche modo un equilibrio tra i tre fratelli, Edward, Hugh e Rupert, e che li metterà di fronte a enormi responsabilità che forse prima non erano ben consapevoli di avere. Per non parlare di Rachel, la sorella che da sempre si occupa di tutti tranne che di se stessa, che adesso si ritrova finalmente e per la prima volta ad avere in mano la sua vita.
Nel mentre ci sono le vite dei figli e delle figlie dei fratelli Cazalet, a cui si aggiungono ora anche quelle dei loro nipoti. E quindi ritroviamo Polly e Clary, ora madri e più distanti di quanto non fossero negli altri romanzi ma comunque sempre amiche. Ritroviamo Louise, che sembra in qualche modo aver trovato un suo equilibrio, e Simon e Teddy, che ancora stanno lottando per trovare il loro posto nel mondo, più una nuova generazione di piccoli Cazalet.

È difficile fare un riassunto della trama, sia perché è molto articolata (ed è questa una delle cose che più ho amato dei romanzi di Elizabeth Jane Howard: i dettagli, il raccontare anche episodi che potrebbero sembrare all'apparenza inutili, ma che messi insieme fanno andare avanti la storia e delineano le caratteristiche di ognuno dei suoi protagonisti); sia perché rischierei di rovinare il gusto della lettura a chi questi libri li deve ancora incominciare.

E non me lo perdonerei mai.

Proprio come con i romanzi precedenti, a stupirmi ancora una volta è stata la bravura di Elizabeth Jane Howard nel raccontare queste vite, nel creare questi intrecci che da un lato sì, raccontano semplicemente la storia (moooooolto dettagliata) di una famiglia, ma dall'altro sono anche uno spaccato della società inglese della metà del ‘900. Leggendo i cinque volumi della saga dei Cazalet si legge anche una parte della storia inglese: la leggerezza tra una guerra e l’altra; la paura e l’attesa di sapere cosa ne è stato di chi è stato costretto ad arruolarsi nella seconda guerra mondiale; la confusione negli anni immediatamente successivi al conflitto e il bisogno di ritrovare la propria vita; l’allontanamento dalla famiglia che si vive quando si cresce e si prende consapevolezza di quello che si è e si vuole (o non si vuole) diventare; fino, appunto, all'inevitabile cambiamento finale, in un epoca che va avanti veloce e non aspetta nessuno.

Più volte, durante la lettura, mi sono ritrovata partecipe delle vicende dei suoi protagonisti, quasi come se le stessi vivendo io: alcuni personaggi avrei voluto picchiarli (Edward, mi dispiace, dopo cinque volumi vinci senza alcun dubbio il premio di più antipatico di tutti); altri mi hanno profondamente deluso (il “noooooooooooooooooo” che ho urlato quando ho scoperto cosa aveva fatto uno dei miei personaggi del cuore credo lo abbia sentito tutto il palazzo); altri avrei voluto scuoterli un po' e farli reagire (Rachel, cavolo...) e altri ancora avrei voluto semplicemente abbracciarli e dire loro che si stanno comportando bene e che andrà tutto bene.

Non so come si faccia a scrivere libri così. Come sia riuscita Elizabeth Jane Howard a creare tutto questo e a far sentire il lettore, ogni volta, in ogni volume, quasi come fosse parte della famiglia. 
So che in questi libri e in ognuno dei personaggi c’è qualcosa della scrittrice stessa, so che Elizabeth Jane Howard ha vissuto molti degli episodi raccontati sulla sua pelle e che nella sua vita ha incontrato alcuni dei personaggi che incontrano i suoi protagonisti nel libro. Ed è riuscita a raccontare tutto questo, a dare voce a tutto quello che ha vissuto, alle persone che ha incontrato, all'ambiente che l’ha circondata, attraverso le voci, le vicende, gli intrallazzi, i tradimenti, i dolori e gli amori di questa famiglia. E lo ha fatto incredibilmente bene.

È stato un vero piacere conoscerti, famiglia Cazalet, e percorrere con te un pezzo della vostra vita. Cercherò di venirvi a trovare ogni tanto, risfogliando le vostre storie e quella della vostra fantastica autrice. Chissà che così io riesca a sentire un po' meno la vostra mancanza.

Titolo: Tutto cambia (la saga dei Cazalet vol. 5)
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon.
Editore: Fazi editore
Anno: 2017
Pagine: 610
Acquista su amazon:
formato cartaceo: Tutto cambia. La saga dei Cazalet: 5
formato ebook:Tutto cambia (La saga dei Cazalet)

lunedì 17 ottobre 2016

LA SAGA DEI CAZALET vol.3: Confusione - Elizabeth Jane Howard

Aveva sempre avuto problemi ad accettare che qualcosa potesse essere per sempre. Poteva credere che una persona se ne fosse andata, ma le riusciva difficile pensare che quella persona potesse non tornare più.



Mi risulta davvero difficile scrivere la recensione di Confusione, terzo volume della bellissima saga della famiglia Cazalet, scritta da Elizabeth Jane Howard e pubblicata in Italia da Fazi editore con la traduzione di Manuela Francescon.

Difficile perché è il terzo volume della saga e chi ha già letto i due precedenti (Gli anni della leggerezza e Il tempo dell’attesa) già sa di che cosa stiamo parlando. Conosce già i personaggi che popolano queste pagine, conosce l’ambientazione inglese in cui si muovono e insieme a loro sta vivendo la guerra, ora entrata davvero nel vivo, ma anche quelle piccole e grandi vicissitudini quotidiane tipiche di ogni famiglia. Per chi ha letto i due volumi precedenti, leggere Confusione è un po’ come telefonare a un parente dopo diversi mesi dall’ultimo aggiornamento e poi decidere di non lasciare più passare tutto questo tempo e rimanere sempre aggiornato.

Il tempo dell’attesa si era concluso con la notizia che Rupert, uno dei tre fratelli Cazalet, dato da tutti per morto in guerra in realtà potrebbe essere ancora vivo. Una notizia incredibile per la figlia Clary, che non ha mai creduto che suo padre potesse essere morto, ma anche per la giovane moglie Zoë, che il marito se l’è potuto godere molto poco e che nemmeno ha conosciuto la sua nuova figlia Juliet.
Confusione inizia con la morte di Sybil, moglie di Hugh Cazalet, malata da tempo di un brutto male, che si è spenta piano piano, lasciando tutta la famiglia nello sconforto e nel dolore totale. Soprattutto Polly, la figlia maggiore, che ora sente di dover fare di tutto per tenere unita la famiglia.

E poi ci sono tutti gli altri personaggi: la Duchessa e il Generale, sempre più anziani eppure sempre collante della famiglia; la figlia Rachel, ancora combattuta tra la sua devozione e il suo spirito di sacrificio per la famiglia e l’amore per Sid, sua grande amica ma anche qualcosa di più; il figlio Edward, sempre più freddo e distaccato dalla moglie Villy e sempre più a disagio con la figlia maggiore Louise, ma che invece non disegna le altre relazioni sentimentali. 

Vera protagonista in Confusione è la generazione dei figli dei tre fratelli Cazalet. Le figlie, in realtà, che stanno crescendo e che si ritrovano ad affrontare per la prima volta problemi da adulti: Louise, che voleva fare l’attrice, che sembrava lo spirito più libero e indipendente di tutti, ora si ritrova sposata e incastrata in un ménage famigliare che le ha portato via tutti i sogni; Polly, che affronta il dolore della perdita della madre, gli obblighi morali che sente di avere nei confronti del padre, ma anche la sua voglia di crescere, di diventare donna, di innamorarsi; Clary, che continua a sognare di fare la scrittrice e che racconta la sua vita in un diario da regalare a suo padre quando tornerà.
Ci sono anche gli adulti, certo, e ancora una volta con una maggiore attenzione verso le donne, che sembrano essere il vero motore di tutta la famiglia.

Stavo per scriverti che mi pare stia superando il dolore per la morte di sua madre, ma è una frase senza senso. Non credo che un dolore così terribile si possa superare: magari, pian piano, smette di essere l'unico pensiero o quello principale, ma quando vi si torna il dolore è sempre intatto. C'è poi il fatto che non so cosa provi esattamente, perché io non sono lei. Del resto, è questo che rende le persone così interessanti, non credi, papà?

Era davvero da un sacco di tempo che non leggevo una saga famigliare così appassionante. Adoro il modo in cui Elizabeth Jane Howard porta il lettore in mezzo alla vita dei suoi personaggi. Adoro i dettagli che racconta, adoro il modo in cui riesce a unire il contesto storico, quella della Seconda guerra mondiale, con la quotidianità della vita dei protagonisti. E adoro il modo in cui descrive i sentimenti, le passioni, le gioie e i dolori della famiglia Cazalet.

Alcuni personaggi sono detestabili, altri un po’ una delusione per l’evoluzione che hanno avuto (Louise, mamma mia, io in te riponevo un sacco di speranze!), ma sono tutti molto umani.

Chi non conosce questa saga, secondo me, dovrebbe proprio rimediare. Partendo dal primo, da Gli anni della leggerezza, per essere sicuro di affezionarsi ai personaggi e a questa grande famiglia. Chi già la conosce e la ama, invece, arriverà alla fine di Confusione (versando anche qualche lacrima per il bellissimo capitolo finale) con la consapevolezza di stare leggendo dei libri via via sempre più belli, man mano che gli anni passano e la storia va avanti. Confusione è il più bello dei tre volumi pubblicati finora, almeno per quanto mi riguarda. 

Vediamo poi come sarà il quarto, previsto per la primavera del 2017. Certo, in tutto questo tempo, la famiglia Cazalet mi mancherà davvero molto.


Titolo: La saga dei Cazalet - Confusione
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon.
Pagine: 526
Editore: Fazi editore
Anno: 2016
Acquista su Amazon:
formato brossura:Confusione. La saga dei Cazalet: 3

martedì 6 ottobre 2015

LA SAGA DEI CAZALET: Gli anni della leggerezza - Elizabeth Jane Howard


Non dev'essere per niente semplice scrivere una saga familiare. Bisogna delineare e caratterizzare bene tutti i personaggi, principali e di contorno; avere ben chiaro il contesto, familiare ma anche storico e politico,  in cui farli muovere; far incastrare perfettamente tutte le loro storie e le loro interazioni. A pensarci sembra un’impresa impossibile. Eppure di saghe familiari ne sono state scritte tante, e tanto sono ben riuscite.

Tra queste c’è sicuramente La saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard, il cui primo dei quattro volumi che la compongo, Gli anni della leggerezza, è stato da poco pubblicato in Italia da Fazi editore, con la traduzione di Manuela Francescon.

Elizabeth Jane Howard, dicevamo, riesce in tutto questo. Prende una famiglia, i Cazalet, formata dai capostipiti, William Cazalet, che ha fondato un’imponente azienda di legnami,e la moglie Kitty, per tutti “la duchessa, dai tre figli maschi, Hugh, Edward e Rupert e dalle rispettive mogli, e dalla figlia nubile Rachel, più tutta un piccolo esercito di nipoti di tutte le età. 
Li prende e li colloca nell'Inghilterra della seconda metà degli anni ’30, quando la minaccia della guerra si stava facendo sempre più persistente. E ne racconta le storie: Hugh, il figlio maggiore, è tornato dalla prima guerra mondiale senza una mano e con schegge di proiettile in testa, ama follemente la moglie Sybil e i tre figli, soprattutto la primogenita Polly. Teme l’arrivo di un conflitto e non sa come tenere a bada questa sua paura. Edward è il secondogenito, ed è sempre stato quello più sicuro di sé, più spavaldo. Anche lui ha fatto la guerra, tornandosene a casa però senza un graffio. È sposato con Viola, anche se forse non si amano poi così tanto, e ha amanti sparse per tutta Londra. Per ultimo c’è Rupert, l’unico a non lavorare nell'azienda di famiglia per inseguire il suo sogno di diventare pittore. E’ sposato in seconde nozze con Zoë, una donna che sfrutta la sua bellezza per ottenere tutto quelle che vuole. E ha due figli, la piccola e solitaria Clary e il malaticcio Neville. E infine Rachel, che si prende cura dei genitori e di tutti, dimenticandosi forse un po’ troppo di se stessa
.
Poi però lo spettro della guerra si fa ancora più vicino e tutti i fratelli con le rispettive famiglie si ritrovano in campagna, nell’enorme casa di William Cazalet e Kitty, dove trascorrono le vacanze estive tutti gli anni, ritenuta più sicura di Londra nel caso arrivassero le bombe. Qui i personaggi si muovono, interagiscono tra di loro, crescono e affrontano i loro rapporti e i loro cambiamenti. Vengono fuori le paure e le fragilità dei più piccoli, ma anche le debolezze e le insicurezze dei più grandi. 

E tu, lettore, ti ritrovi lì in mezzo alla famiglia Cazalet, senza essere visto. A sapere tutto di tutti, senza che gli altri sappiano nulla. A commuoverti per la dolcezza di Polly e per la fragilità di Clary. Ad arrabbiarti per gli atteggiamenti di Edward, ma un po’ anche per quelli di Sybil. A detestare un po’ Zo ë e poi di colpo un po’ anche a capirla. A provare pena per Rachel e la sua vita spesa per gli altri, e ad invidiare il grande amore tra Hugh e Sybil.

Gli anni della leggerezza è un gran bel libro. Di quelli che ti tengono sveglia la notte perché non riesci a interrompere la lettura. E che, una volta finito, ti porta subito a sperare che il secondo volume non si faccia attendere troppo (non si farà attendere troppo, vero, mia adorata Fazi?), perché ora muori dalla curiosità di sapere che cosa succederà dopo.

È un libro assolutamente da leggere, per i temi che tratta (alcuni molto importanti se si pensa all’epoca in è cui ambientato), per lo stile di Elizabeth Jane Howard e per le emozioni che suscita leggendolo. Se siete amanti delle saghe familiari e se vi piace Londra, l’Inghilterra e scoprire la vita del passato, Gli anni della leggerezza fa decisamente per voi.


Titolo: La saga dei Cazalet - Gli anni della leggerezza
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon.
Pagine: 606
Editore: Fazi editore
Anno: 2015
Acquista su Amazon:

lunedì 3 aprile 2017

LA SAGA DEI CAZALET vol. 4: Casting off (Allontanarsi) - Elizabeth Jane Howard

She had a secret fear that once you were possessed by some strong feeling you will have it for life.

Giovedì 20 aprile arriva in libreria Allontanarsi, il quarto volume della saga della famiglia Cazalet della scrittrice inglese Elizabeth Jane Howard. Sempre pubblicato da Fazi editore, sempre con la traduzione di Manuela Francescon e sempre con le bellissime copertine con le illustrazioni di Tom Purvis, come i tre romanzi precedenti: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell'attesa e Confusione.



Molti di voi non vedono l’ora, e io stessa devo ammettere che non avevo ancora finito il volume precedente, Confusione, che già provavo un forte senso di nostalgia per le avventure di questa numerosa famiglia. Una nostalgia talmente tanto forte che a gennaio, complice anche un’imperdibile offerta online, ho deciso di comprare tutti e cinque i volumi in lingua originale. 
Eppure, una volta ricevuti, ho aspettato a tuffarmi tra le pagine di Casting off. Perché sì, certo, c’erano la nostalgia e la curiosità, ma anche la triste consapevolezza che dopo questo e dopo All Change, dovrò salutare definitivamente la famiglia Cazalet. E so già che sarà un grande, grandissimo trauma.

Ma la vita del lettore è fatta anche di queste cose e quindi, via, torniamo a Home Place, torniamo nella Londra del Secondo dopo guerra e vediamo come se la stanno cavando i vari membri della famiglia.
Come procede il matrimonio di Louise con il pittore Michael Hadleigh (e la di lui madre)? E Rupert e Zoe come stanno vivendo il miracoloso ritorno di lui dalla guerra, dopo che era stato dato disperso in Francia per anni? E Polly e Clary come se la stanno cavando nella loro vita londinese? Edward, invece, ha preso una decisione riguardo al suo matrimonio con Villy e alla sua relazione con Diana? E Rachel ha finalmente deciso di lasciarsi andare all’amore per Sid? E il Generale e la Duchessa come stanno affrontando il peso degli anni? Ma, soprattutto, come diavolo fa l’intera famiglia a sopravvivere senza Archie?

Non voglio dirvi niente della trama del libro, perché vi rovinerei la sorpresa e il gusto di scoprirlo. Può sembrare una frase fatta o, in qualche modo, comoda. Ma chi conosce la saga dei Cazalet, chi si è già lasciato conquistare dalla penna di Elizabeth Jane Howard e ha seguito le vicende degli anni e dei volumi precedenti, sa quanto ogni piccolo fatto, ogni piccolo accadimento, anche quello all’apparenza più insignificante (e la narrazione delle vicende è davvero molto, molto particolareggiata), contribuisca alla grandezza e alla bellezza di questi libri.

Una saga famigliare con tanto gossip, mi è capitato diverse volte di definire così la storia dei Cazalet nel corso della lettura dei volumi che la compongono. E, in effetti, in Allontanarsi ci sono funerali, matrimoni, divorzi, storie d’amore appassionate e grandi delusioni, furiose litigate e impacciate dichiarazioni d’amore, colpi di scena e racconti di noiosi ménage famigliari. A far da sfondo, una Londra che sta facendo i conti con la fine di una guerra, con quello che è rimasto e quello che è andato perduto, e con il disperato bisogno di ricominciare a vivere.

Leggendo Allontanarsi, ma anche i tre libri precedenti, mi sono chiesta spesso come abbia fatto Elizabeth Jane Howard a creare tutto questo. Come abbia fatto a caratterizzare così bene ogni singolo personaggio, ogni intreccio e sottotrama, senza mai diventare banale o prevedibile (o magari facendolo a volte, ma in un modo che non infastidisce, ma semplicemente ci si aspetta perché è così che va la vita). E, soprattutto, come riesca a catturare così tanto l’attenzione del lettore, anche dopo così tante pagine. 

Eh sì, perché io inizio questi libri e non riesco a metterli giù. Forse perché ho un animo curioso (vabbè, diciamo pettegolo) che in libri come questo ha la possibilità di sfogarsi senza alcuna remora e controllo (al punto che spesso, leggendo, mi sono lasciata andare a esclamazioni molto sentite nei confronti di un personaggio o di un comportamento). Oppure, semplicemente, Elizabeth Jane Howard è maledettamente brava a scrivere.
Ora ne rimane solo uno. E, di nuovo, sono combattuta tra il leggerlo subito e l’aspettare, tra la nostalgia e la curiosità, tra la voglia di sapere e la tristezza del dover dire addio definitivamente a dei personaggi che ho tanto amato. 

Come credo di aver già detto nelle recensioni dei romanzi precedenti, chi ancora non conosce la famiglia Cazalet, secondo me, dovrebbe proprio rimediare. Chi invece la conosce già... coraggio, che il 20 aprile arriva presto.


Titolo: La saga dei Cazalet - Allontanarsi
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon.
Editore: Fazi editore
Anno: 2017
Pagine: 670

lunedì 24 settembre 2018

CAMBIO DI ROTTA - Elizabeth Jane Howard

Poi Lilian è rimasta in silenzio, mentre il sole sprofondava nel mare. Era uno spettacolo magnifico, e ho pensato che tutte queste cose d'ora in poi mi ricorderanno lei - il mare, il tramonto, le navi e la brezza - e che lei mi farà pensare a queste cose, tutte insieme. Il mondo intero per me ha preso vita grazie a lei.


Continua la riscoperta dei romanzi di Elizabeth Jane Howard da parte di Fazi editore, dopo lo straordinario (e, se ancora non fosse chiaro, per me meritatissimo) successo della saga dei Cazalet. Dopo Il lungo sguardo, pubblicato in Italia in realtà prima dei Cazalet, e All’ombra di Julius, uscito nell’aprile di quest’anno, il 6 settembre è arrivato in libreria Cambio di rotta, romanzo del 1959, tradotto sempre da Manuela Francescon.

Accolgo sempre l’uscita di un nuovo romanzo di questa scrittrice britannica con un misto di entusiasmo e ansia. Ho amato talmente tanto le sue opere precedenti che ho sempre paura che la delusione sia dietro l’angolo; però poi penso all’autrice di cui stiamo parlando, penso a quanto abbia adorato seguire le avventure e disavventure della famiglia Cazalet, ma anche quanto mi sia piaciuto immergermi nel silenzio della coppia protagonista di Il lungo sguardo, o a quanto ancora la sparizione di Julius influisca sulla sua famiglia. .. penso a tutto questo, e so che è praticamente impossibile che Elizabeth Jane Howard mi deluda. E infatti non è successo nemmeno questa volta.

La storia raccontata in Cambio di rotta ruota attorno a quattro (sì, solo quattro!) personaggi principali.  Emmanuel e Lilian Joyce sono una coppia di mezz’età dell’alta borghesia londinese: lui è un drammaturgo di successo, molto sensibile al fascino femminile; lei una donna raffinata, mondana e cagionevole di salute, che ancora non è riuscita a riprendersi dal terribile lutto che l’ha colpita; accanto a loro c’è sempre il fidato Jimmy, ufficialmente manager di Emmanuel, ma in realtà tuttofare che si prende cura della famiglia. Dopo il licenziamento dell’ultima segretaria del marito e i tragici eventi che ne sono susseguiti, Lilian decide di occuparsi lei della scelta di quella nuova. Una sera a una festa incappa in Alberta, una ragazza appena giunta a Londra dalla campagna in compagnia dello zio, senza alcuna esperienza. Lilian crede che sia la persona giusta: troppo scialba e, soprattutto, davvero troppo giovane perché Emmanuel possa invaghirsi di lei. I quattro partono quindi per New York, in cerca dell’attrice adatta a interpretare la protagonista della nuova commedia scritta dal signor Joyce e, soprattutto, un posto in cui lui riesca finalmente a scrivere. Emmanuel e Alberta partono in aereo, e hanno così il tempo per conoscersi meglio prima dell’arrivo di Jimmy e Lilian via nave. Ben presto tutti si rendono conto che Alberta, nella sua innocenza e nella sua semplicità tutta provinciale, è molto più interessante e meno ingenua di quanto inizialmente sembrasse, al punto che potrebbe quasi essere lei l’attrice che stavano cercando. Da New York i quattro si spostano poi in Grecia, dove Jimmy ed Emmanuel si scoprono sempre più affascinati dalla giovane segreteria e Lilian capisce che è ora di fare qualcosa.

Cambio di rotta mi è piaciuto parecchio e per diversi motivi. Il primo è che è un romanzo del 1959 ma non lo sembra, talmente brava è l’autrice a descrivere sentimenti e stati d’animo umani senza tempo, universali: il dolore per la perdita di una persona cara, la gelosia, l’amore, la curiosità e la scoperta di se stessi, la necessità di fermarsi e, magari, ricominciare tutto da capo. È difficile che un romanzo scritto quasi sessant’anni fa riesca a essere così attuale. Poi mi sono piaciuti molto i personaggi e le dinamiche che la Howard ha costruito tra loro: una coppia infelice ma incapace di ammetterlo; un uomo fedele e leale per tanto tempo, finché non arriva qualcosa a scalfire tutte le sue certezze; una ragazza un po’ ingenua, che starnutisce quando prova un’emozione, e che in qualche modo, con la sua visione del mondo, distrugge tutti gli equilibri creati fino a quel momento. Tutti insieme danno vita a un romanzo corale, ma dalle identità ben definite e, in qualche modo, complementari.
Quante persone ci vorrebbero per farne una completa? Noi quattro non bastiamo.
Sicuramente è un romanzo diverso dai cinque che compongono la saga dei Cazalet: è stato scritto molto prima e forse a livello di stile un po’ si sente; ci sono molti meno personaggi (quindi chi non ha apprezzato i Cazalet perché si è un po’ perso in mezzo alle piccole e grandi tragedie che colpiscono la famiglia, qui dovrebbe trovarsi più a suo agio) e, nel complesso, ha una struttura più semplice, a volte ripetitiva, eppure efficace per caratterizzare i personaggi.

Cambio di rotta non è diventato il mio preferito, questo no (continua a essere Il lungo sguardo, senza alcun dubbio), ma mi è piaciuto di più, per esempio, di All’ombra di Julius, forse proprio perché qui i Cazalet non ce li ho ritrovati più tanto, mentre con All’ombra di Julius il paragone è quasi inevitabile (pur sbagliato, perché, di nuovo, sono stati scritti a parecchi anni di distanza).
Ma al di là delle preferenze del tutto persona, ormai posso dire con certezza che Elizabeth Jane Howard sia una delle mie scrittrici preferite in assoluto.


Titolo: Cambio di rotta
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Pagine: 430
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: Fazi editore
Prezzo di copertina: 18,50 €
Acquista su amazon:
formato cartaceo: Cambio di rotta
formato ebook:Cambio di rotta

lunedì 14 agosto 2017

IL LUNGO SGUARDO - Elizabeth Jane Howard

A nessuna donna piace sentirsi dire che cosa avrebbe potuto essere e che cosa è stata. A loro piace il futuro. Il futuro e il presente.

Non sapevo chi fosse Elizabeth Jane Howard finché Fazi editore non ha pubblicato il primo volume della Saga dei Cazalet, Gli anni della leggerezza, nel 2015. Una saga a cui mi sono appassionata molto, che racconta le vicende della numerosa famiglia Cazalet (padre, madre, tre fratelli e una sorella, mogli, cognate, amanti, ecc. ecc.) nell'Inghilterra che va dalla metà degli anni ’30 fino agli anni ’60. Ho divorato tutti e quattro i volumi, li ho consigliati e riconsigliati, e ora sto attendendo, con un po’ di impazienza e un po’ di angoscia, di leggere anche l’ultimo (Tutto cambia, in uscita il 18 settembre).
Oltre che ai personaggi di questa famiglia e all'ambientazione inglese, a conquistarmi è stato lo stile di Elizabeth Jane Howard: il suo modo di raccontare senza mai giudicare nessuno; il suo modo di soffermarsi su ogni singolo dettaglio che all'apparenza potrebbe sembrare inutile, ma che in realtà serve a caratterizzare al meglio ogni personaggio; e quella sensazione di essere davvero lì, in mezzo a loro, che riesce a trasmettere con la sua scrittura.

Prima della saga dei Cazalet, però, Fazi editore aveva già pubblicato un libro di questa autrice inglese: Il lungo sguardo. Uscito nel 2014, e sempre tradotto da Manuela Francescon come tutti i volumi successivi, questo romanzo è uno dei primi scritti da Elizabeth Jane Howard, nel 1956 (in realtà in Italia era già stato pubblicato una volta, da Rizzoli, nel 1957, l’anno successivo all'uscita in lingua originale, ma è con la riscoperta di Fazi che ha iniziato a essere più conosciuto).

Il lungo sguardo è un romanzo al contrario. Un romanzo che parte dalla fine, dalla cena che Antonia e Conrad Fleming stanno tenendo per festeggiare il fidanzamento del figlio Julian. Siamo nel 1950 e la famiglia è molto benestante. Eppure, dalle parole di Antonia, dal suo comportamento e dal suo modo di approcciarsi agli altri, si capisce che qualcosa nella sua vita non è andata come avrebbe voluto. Soprattutto con il marito Conrad, con cui è sposata da vent’anni: non si capisce se i due si amino adesso, né se lo abbiano mai fatto in passato. Da quella cena, si fanno poi tre passi indietro nel tempo, per ripercorrere a ritroso tutto il loro rapporto, fatto a volte di tradimenti, di scenate plateali ma anche di lunghi silenzi, che nessuno dei due sapeva come riempire, fino al momento in cui tutto è cominciato.

Nei minuti che seguirono questo breve scambio, lei ebbe modo di scoprire che le parole rompono solo la superficie esterna nel silenzio, e che i silenzi difficili sono in realtà densi di parole non dette.

Il lungo sguardo è un romanzo intenso e profondo, che racconta la vita di una coppia e tutti gli stati d’animo che possono attraversare un marito e una moglie quando stanno insieme a lungo. Ci sono l’amore e l’odio; il senso di protezione e quello di esasperazione; l’indifferenza e il desiderio; la voglia che tutto finisca ma anche la consapevolezza di non poter farcela da soli; l’incanto e il disincanto, quando si immagina che la propria vita andrà in un certo modo e invece la piega che prende è completamente diversa. E, soprattutto, i silenzi.

Tutto questo è racchiuso nel personaggio di Antonia, una donna fragile e forte al tempo stesso, che nella prima parte del romanzo getta uno sguardo su quello che ha avuto, su quella che è stata la sua vita fino a quel momento.
All’apparenza una trama come quella di questo romanzo potrebbe sembrare banale. Sono tanti, infatti, i libri che parlano di matrimoni infelici, di coppie che si amano odiandosi o si odiano amandosi, fino al momento in cui si fa un bilancio e ci si rende conto che niente è andato come ci si sarebbe aspettato. 

A volte le sembrava di odiarlo: a volte le sembrava di amarlo tanto da poter avvizzire e morire sotto la sferza silenziosa della sua indifferenza. Si aggrappava sempre a lui o a se stessa, non ce la faceva ad affrontare la somma dei rispettivi sentimenti.

La bravura di Elizabeth Jane Howard, però, oltre che nella scrittura, si vede nella scelta di partire dalla fine, di far sapere subito al lettore che cosa è successo, che cosa ne è stato di Mr. e Mrs. Fleming, per poi concentrarsi sul come e il perché la coppia sia arrivata a quel punto, creando così un romanzo che si potrebbe leggere anche partendo dalla fine e che, soprattutto, non lascia aperto nessuno spiraglio su che cosa succederà.

A questa originalità di scrittura, si aggiunge anche che il romanzo è uscito per la prima volta nel 1950, epoca in cui trattare apertamente certi argomenti, soprattutto in certi ambienti sociali, era considerato disdicevole. I panni sporchi si lavano in casa e le apparenze vengono prima di tutto.
Ma Elizabeth Jane Howard lo fa ugualmente, riversando su Antonia tutta l'infelicità e la solitudine che una donna può provare quando si ritrova a vivere una vita senza amore.

Il lungo sguardo è davvero un gran romanzo. Sì, forse addirittura più bello della splendida saga dei Cazalet.


Titolo: Il lungo sguardo
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Pagine: 511
Anno di pubblicazione: 2014
Editore: Fazi
Prezzo di copertina: 17,50 €
Acquista su amazon:
formato brossura: Il lungo sguardo
formato ebook:Il lungo sguardo

sabato 30 dicembre 2017

Le mie migliori letture del 2017

Dopo la lista delle peggiori letture dell'anno, eccoci finalmente arrivati a quella delle migliori. Mi piace dedicarle l'ultimo post dell'anno sul blog, per concludere in bellezza e iniziare l'anno nuovo con i migliori auspici
Questo 2017 è stato sicuramente un anno di belle letture: tra romanzi appena usciti e piacevoli scoperte e riscoperte, il mio anno da lettrice è stato molto positivo. 

Come dicevo nel post delle letture peggiori, quest'anno ho letto meno rispetto al mio solito (almeno per quanto concerne le letture di piacere, perché se si aggiungono quelle per lavoro il numero cresce parecchio), ma nonostante ciò è stato comunque difficile scegliere quali libri inserire in questa lista e quali, invece, lasciare fuori.

Come ogni anno, non troverete solo libri pubblicati nel 2017, ma anche opere più vecchie che io, per un motivo o per l'altro, ho scoperto solo quest'anno. 
Proprio come per i libri peggiori, anche in questo caso si tratta ovviamente di giudizi puramente personali su cui potrete trovarvi o meno d'accordo. Su ogni titolo trovate il link alla recensione.

Le mie migliori letture dell'anno in compagnia di un baby Groot tutto contento
Anatomia di un soldato di Harry Parker (Edizioni Sur, traduzione di Martina Testa). Un modo originale per parlare di guerra, dando voce agli oggetti inanimati che, in un modo o nell'altro, ne prendono parte. Harry Parker decide di raccontare così la sua esperienza di soldato e il risultato lascia senza parole.

Bellissimo di Massimo Cuomo (Edizioni e/o). Di Massimo Cuomo, ormai lo sapete, avevo amato tantissimo Piccola osteria senza parole e aspettavo con un misto di ansia/preoccupazione un nuovo romanzo: e se non mi piacesse? E se non fosse all'altezza del precedente? Preoccupazioni che sono sparite dopo poche pagine di Bellissimo, che è proprio come il titolo lascia intendere.

La fine dei vandalismi A caccia nei sogni di Tom Drury (NNeditore, traduzione di Gianni Pannofino). Mi sono innamorata della Grouse County e di tutti i suoi personaggi, al punto che entrambi i romanzi di Tom Drury lì ambientati sono finiti in questa lista (in attesa del terzo, in uscita nel 2018).

Un’imprecisa cosa felice di Silvia Greco (Hacca edizioni): un libro colmo di dolore e di perdite, ma anche di speranze, d’amore e di scene buffe che più buffe non si può. Perché le cose, in qualche modo, si possono sempre sistemare, e anche nella tristezza si può trovare qualcosa che ci renda felici.

Efemeridi di Cesare Catà (Aguaplano): una raccolta di racconti dedicati a scrittori, scrittrici e alle loro passioni, amorose e non. Sicuramente una delle letture più intense di quest'anno.

Il lungo sguardo di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore, traduzione di Manuela Francescon). Da fan sfegata della saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard (di cui Fazi quest'anno ha pubblicato gli ultimi due volumi), ero curiosa di leggere qualcosa di diverso di questa autrice inglese, per scoprire se anche gli altri romanzi sono all'altezza. In Italia al momento c'è solo Il lungo sguardo, che forse è addirittura più bello di Cazalet.

Lettere da Babbo Natale di J.R.R. Tolkien (Bompiani, traduzione di Marco Respinti). Un classico di Natale che io, per qualche inspiegabile motivo, ho letto per la prima volta quest'anno. Non sarebbe bellissimo se tutti, da bambini ma anche da adulti, scrivessimo le lettere a Babbo Natale e lui (o il suo amico orso) ci rispondesse?

Il narratore di verità di Tiziana D’Oppido (LiberAria editrice):bellissima copertina che contiene una storia e dei personaggi bellissimi. Ho adorato lo stile di Tiziana D'Oppido e la sua capacità di raccontare in modo vivace, spensierato e al tempo stesso ricercato tematiche molto difficili e molto attuali. Davvero un bell'esordio.

La ragazza che dormì con Dio di Val Brelinski (Nutrimenti edizioni,  traduzione di Sandro Ristori). Questo è forse il romanzo più bello che ho letto quest'anno, per tutte le emozioni contrastanti che mi ha suscitato durante la lettura. Si parla di famiglia, di quel labile confine tra protezione e costrizione, tra giusto e sbagliato.

Può darsi che da questa selezione ne sia rimasto fuori qualcuno di altrettanto meritevole (citerei per esempio anche Mia figlia, don Chisciotte di Alessandro Garigliano o Lincoln nel Bardo di George Saunders), ma, come dicevo all'inizio, fare una selezione è stato molto difficile. 
("Potevi mettere più di dieci titoli", mi direte voi, e avreste anche ragione. Ma come buon proposito per il nuovo anno ho deciso di impormi una certa disciplina nelle cose che scrivo qui sul blog, e quindi sì, anche nelle liste... e disattendere un buon proposito ancor prima che iniziasse l'anno non sarebbe stato così di buon auspicio). 
Questo dieci, comunque, sono sicuramente quelli che più mi hanno colpita, commossa, divertita e fatta emozionare. E spero vivamente che succeda anche a voi, nel caso decidiate di leggerli.

Le vostre letture migliori, invece, quali sono?

Intanto ne approfitto per augurarmi e augurarvi un 2018 pieno di libri altrettanto belli e di tutto quello che più desiderate!

sabato 30 aprile 2016

Aprile dolce... leggere! (e pure tanto quest'anno)

E anche il mese di aprile volge al termine e, non so voi, ma io ormai sono in pieno fermento da Salone del Libro di Torino. Ho iniziato a spulciare il programma e cercare di decidere a quali incontri andare, e soprattutto ho iniziato a stilare la tanto temuta (dal mio portafogli) lista di libri che vorrei acquistare (per ora siamo solo a cinque, ma c'è ancora tempo).

Nell'attesa, comunque, diamo un'occhiata a come è stato questo Aprile qui sul blog. 
Il mese è iniziato con la gita al Book Pride a Milano, di cui vi ho raccontato qualcosa qui. Più che della fiera in sé, che è un po' piccolina e forse non vale il viaggio da lontano, sono contenta delle persone che ho incontrato (e anche dei libri che ho acquistato, ovviamente).

Sabato 16 c'è invece stato il quarto appuntamento di Una valigia di libri, l'evento organizzato da me, da Il giro del mondo attraverso i libri e dalla Libreria Sulla Parola, che questa volta ci ha portato a spasso per l'Asia. Un continente che conosco poco, sia geograficamente sia a livello letterario, che però ha portato invece un sacco di spunti. Bisogna solo trovare il tempo di recuperarli tutti.

Altre grosse novità non ce ne sono state, se si esclude che ho iniziato a collaborare con un altro sito letterario, Ultima pagina, e che ho consegnato un'altra traduzione (la cui uscita è prevista a maggio). Quindi, direi che possiamo passare alle letture. Che questo mese sono state proprio tante, anche se non tutte all'altezza delle mie aspettative.

le letture del mese più il Kindle, che ne contiene altre due.

PARLAMI D'AMORE di Pedro Lemebel: pubblicato da marcos y marcos con la traduzione a cura di Matteo Lefèvre, è un libro che tutti coloro che hanno letto e amato i romanzo di questo scrittore cileno dovrebbero recuperare. Rappresentato un tassello in più per conoscere e innamorarsi di Pedro Lemebel.

ANCHE NOI L'AMERICA di Cristina Henríquez: pubblicato dai tipi di NN editore (che porca miseria non sbagliano un colpo) con la traduzione di Roberto Serrai, è un libro che parla di immigrazione, di accoglienza, di odio e d'amore.

NESSUNO SCOMPARE DAVVERO di Catherine Lacey: edito da Sur e tradotto da Teresa Ciuffoletti, è stata la prima delusione di questo mese. Forse mi sono fatta fregare un po' io dai troppi commenti entusiastici che hanno alzato troppo le mie aspettative. Ma era da un sacco che non avevo così tanta voglia di prendere a sberle una protagonista.

PaperAmleto e altre storie ispirate a William Shakespeare: eh sì, questo mese ci sono state le celebrazioni per il quattrocentenario dalla morte del grande Will (e anche quelle per Cervantes, non dimentichiamocelo!). Tra i vari tributi, c'è questa bellissima raccolta di vecchi fumetti di Topolino che si ispirano alle più grandi commedie e tragedie shakespeariane. Una chicca, che tutti gli amanti del Bardo dovrebbero leggere.

LA SAGA DEI CAZALET vol.2- Il tempo dell'attesa di Elizabeth Jane Howard: edito da Fazi con la traduzione di Manuela Francescon, è il secondo volume dopo Gli anni della leggerezza incentrato sulla famiglia Cazalet. Una delle saghe famigliari più belle che ho letto negli ultimi anni.

LA FELICITÀ DI EMMA di Claudia Schreiber: pubblicato da Keller editore e tradotto da Angela Lorenzini, questo libro ha la copertina rosa e un bellissimo maialino che fa capolino da centro pagina. E poi è una storia dolcissima, con una protagonista di una tenerezza incredibile, anche se macella maiali.

ADIEU MON CŒUR di Angelo Calvisi: edito da Casasirio editore, parla di crescita, di cambiamenti e di amori impossibili. In un modo a volte un pochino frettoloso, ma comunque bello.

NON HO ANCORA FINITO DI GUARDARE IL MONDO di David Thomas: pubblicato da marcos y marcos e tradotto dalla scuola di specializzazione per traduttori tuttoEuropa, è il libro che ha dato inizio alla mia collaborazione con UltimaPagina (infatti per ora la recensione la trovate solo lì, tra qualche giorno approderà anche qui sul blog!). Una raccolta di brevi racconti di storie quotidiane, che tutti potremmo vivere. Un inno alle piccole cose e all'essere molto, molto umani.

CANTO DELLA PIANURA di Kent Haruf: secondo volume pubblicato in Italia da NN editore della Trilogia della pianura (in lingua originale sarebbe il primo), tradotto da Fabio Cremonesi. Eh niente, ho pianto. E viva i fratelli McPheron!

LA BATTAGLIA NAVALE di Marco Malvaldi: nuova avventura dei vecchietti del Barlume, pubblicata sempre da Sellerio. Nonché grande, grandissima delusione di questo mese. Porca miseria.


Non mi ero mica resa conto di aver letto così tanto! E devo dire che era da un po' che non mi capitavano così tante delusioni in un solo mese. Per fortuna che ci sono stati anche molti libri belli che hanno compensato.
 Il vostro aprile (di libri e non) come è stato invece?

lunedì 9 aprile 2018

ALL'OMBRA DI JULIUS - Elizabeth Jane Howard

«Ti è mancato Julius? Intendo dopo un po' di tempo, passato lo shock.»
Lei sostenne il suo sguardo e ci pensò, seria.
«Mi è mancato ciò che lui rappresentava nella mia vita. Un padre per le bambine. Un uomo nella sua casa. La sicurezza di essere in coppia. Ma nel profondo... no, non mi è mancato. Avrei sofferto meno la solitudine, se lui mi fosse mancato in quel senso. E poi sento come di averlo abbandonato. È la prova che non lo amavo.»
«Non ti seguo». Felix stava pensando al suo senso di colpa per aver abbandonato lei.
«Sono cose che non si provano per chi si ama. Compassione, senso di responsabilità, questo tipo di sentimenti. Se ami una persona, non li provi. È impossibile, ecco.»




Esce oggi in libreria All’ombra di Julius, romanzo del 1965 di Elizabeth Jane Howard, finalmente pubblicato in Italia da Fazi editore, con la traduzione di Manuela Francescon.
Che io adori questa scrittrice inglese credo che ormai si sia capito: mi sono appassionata alle vicende della famiglia Cazalet fin dal primo volume, per poi seguirli con coinvolgimento e un po’ di apprensione fino all’ultimo; ho amato a dismisura Il lungo sguardo, il suo primo romanzo pubblicato in Italia, anche se io l’ho scoperto solo più tardi, che racconta un amore al contrario, partendo dalla fine, da quello che è rimasto, per procedere a ritroso fino al suo inizio.
Aspettavo quindi con ansia la traduzione di una sua nuova opera e sono davvero contenta che finalmente, anche qui in Italia, abbia trovato un editore (e tanti lettori) in grado di attribuirle tutto il riconoscimento che secondo me si merita.

Sono passati vent’anni dalla morte di Julius. Vent’anni da quella mattina in cui ha salutato la moglie Esme, la figlia maggiore Cressy e la minore Emma, per andare a compiere un gesto eroico durante la Seconda Guerra Mondiale, con cui poi tutti i membri della sua famiglia continueranno a fare i conti per tutta la loro vita.
Esme si chiede se si amavano abbastanza, e nel momento in cui se lo chiede sa già qual è la risposta. Stava con lui perché c’erano le figlie, perché gli dava la sicurezza di una famiglia… ma il suo vero grande amore era un altro, un uomo ben più giovane di lei e del marito, che non ha mai smesso di amare.
Cressy in quei vent’anni non ha fatto altro che cercare l’amore, sempre negli uomini sbagliati, a cui si è sempre concessa senza remore pur sapendo il male che si stava facendo. È una donna molto bella, una pianista brava ma non eccezionale, con la singolare abitudine di stare sempre con uomini sposati. Ed è forse diventata incapace di riconoscere l’amore vero.

Cressy sentiva che l’unico obiettivo da perseguire e poi mantenere con tenacia era l’amore; poi però le era stato d’intralcio il fatto di non avere le idee chiare su cosa fosse l’amore, e così si era ostinata a vederlo un po’ dappertutto, tanto per non sbagliare, o per sbagliare a colpo sicuro.

Emma, invece, è convinta che l’uomo della sua vita sia morto in guerra, senza che lei abbia avuto la possibilità di conoscerlo. È ancora giovane, eppure si sente tanto vecchia dentro. Lavora nella casa editrice che era del padre e si prende cura delle sofferenze d’amore della sorella, senza riuscire a capirla ma senza nemmeno mai giudicarla.
Un fine settimana le tre si ritrovano a casa della madre in compagnia di due uomini: il primo è Felix, il grande amore di Esme, che l’aveva abbandonata più o meno gli stessi giorni della morte di Julius e di cui per vent’anni la donna non aveva saputo nulla, serbandone però intatto il ricordo nella sua mente; il secondo è Dan, un poeta pubblicato proprio dalla casa editrice in cui lavora Emma, che la ragazza d’impulso ha invitato prima a pranzo e poi a trascorrere un fine settimana con lei. Anche l’uomo è alla disperata ricerca di un amore, o forse solo di qualcuno in grado di placare il dolore che sente dentro da quando ha perso quella che riteneva la donna della sua vita.
In questi tre giorni, molti nodi, molti non detti, sembrano venire al pettine. A capo c’è sempre lui, Julius, assente fisicamente ma ben presente in ognuna delle tre protagoniste, tutte accomunate da una disperata ricerca d’amore per colmare l’enorme perdita che l’uomo ha lasciato in ognuna di loro.

Una delle cose che amo di più di Elizabeth Jane Howard è la sua incredibile capacità di tratteggiare le dinamiche famigliari, con tutte le loro caratteristiche, le loro contraddizioni e ambiguità, senza però mai giudicare nessuno. Semplicemente racconta i personaggi e le loro debolezze affettive, dando voce alle loro emozioni, per quanto assurde o incomprensibili possano sembrare viste dall’esterno, da chi quelle emozioni non le sta vivendo.

In All’ombra di Julius succede proprio questo. Ci sono tre donne che si conoscono ma spesso si guardano senza capirsi; tre donne che si innamorano troppo o che non si innamorano mai, che amano le persone sbagliate o quelle giuste al momento sbagliato, che non si lasciano andare perché i loro ideali glielo impediscono o che si lasciano andare troppo perché i loro ideali si sono troppo spesso scontrati con la realtà.

Avevo già notato la bravura di questa scrittrice inglese nel raccontare le emozioni in tutti e cinque i volumi della Saga dei Cazalet, ma forse ancor di più in
Il lungo sguardo (che precede All’ombra di Julius di ben dieci anni). In All’ombra di Julius questa abilità diventa ancor più evidente: siamo di fronte a una donna, una scrittrice, che ha avuto lei stessa una vita sentimentale un po’ turbolenta e che, dagli anni ’50, ha descritto l’amore, tutte le sue dinamiche e le sue contraddizioni così, con eleganza e intelligenza, ma senza nascondere nulla, senza farsi bloccare da convenzioni o condizionamenti sociali. Perché l’amore non ha regole, anche se a volte forse se le avesse sarebbe più facile, e può arrivare così, all'improvviso, e si deve essere pronti a tutto per non lasciarselo sfuggire.
Arrivò allo svincolo, lo riconobbe all'ultimo momento. Spense il motore e riaccese la luce. Lei dormiva davvero. Stette a guardarla per alcuni secondi, come a fissarsi nella mente i tratti del suo viso. Aveva una bocca bellissima, non c'erano altri modi per definirla. E poi aveva l'aspetto dolce e arreso di chi ha completamente ceduto al sonno. Eccola, pensava Felix, è qui. È straordinario averla trovata. Immagino che tutti provino questa sensazione a un certo punto della loro vita, e che tutti pensino di essere i primi a sperimentarla. Non voleva toccarla, temeva quasi di farla sparire, di rompere l'incantesimo.

Titolo: All'ombra di Julius
Autore: Elizabeth Jane Howard
Traduttore: Manuela Francescon
Pagine: 327
Anno di pubblicazione: 2018
Editore: Fazi
Prezzo di copertina: 20 €
Acquista su amazon:
formato brossura: All'ombra di Julius
formato ebook: All'ombra di Julius

venerdì 30 dicembre 2016

Le mie migliori letture del 2016

Ed ecco che finalmente arriva anche la lista delle mie migliori letture del 2016. Adoro pubblicare questo post proprio il penultimo o l'ultimo giorno dell’anno, un po’ per lasciare una speranza alle ultime letture di dicembre, un po’ per poter concludere in bellezza qui sul blog.

Come dicevo già nel post delle letture peggiori, a livello di letture questo 2016 è stato un anno molto particolare: ho letto meno del solito, a ritmi molto rallentati, soprattutto da agosto in poi. Nonostante questo, comunque, di libri davvero davvero belli ne sono entrati diversi nella mia vita in questi dodici mesi. Alcuni sono stati delle vere e proprie rivelazioni, altri delle riconferme, altri libri semplicemente fondamentali… in ogni caso, tutti romanzi che mi rimarranno nel cuore.

Il mio panda di peluche, entusiasta per le belle letture di quest'anno
(nella foto manca un libro)

I VENERDÌ DA ENRICO’S di Don Carpenter, pubblicato da Frassinelli, con la traduzione di Stefano Bortolussi: un bel romanzone, mi era venuto da definirlo mentre lo stavo leggendo. Che parla di scrittori e, soprattutto, di rapporti umani. Bello, bello, bello.

UN COMPLICATO ATTO D’AMORE di Miriam Toews, edito da Adelphi e pubblicato da Monica Pareschi: il più bel romanzo in assoluto di Miriam Toews (sì, persino più di In fuga con la zia, che già ritenevo un piccolo capolavoro). Nomi è un personaggio incredibile, così come lo è lo stile di questa grande autrice canadese. (Adelphi, ti prego, non farlo finire fuori catalogo!)

TRILOGIA DELLA PIANURA di Kent Haruf, pubblicati da NN editore e tradotti da Fabio Cremonesi: sono passati mesi da quando ho letto Benedizione, Canto della pianura e Crepuscolo e ancora non sono in grado di dire quale sia il più bello. Ho pianto un sacco, con tutti e tre, di tristezza e di gioia. Ho amato la fragilità di Dad e la dolcezza dei fratelli McPheron. E soprattutto lo stile di Kent Haruf. Tre libri bellissimi, anche per il significato che hanno avuto (e hanno ancora) di riflesso nella mia vita.

GIRL RUNNER di Carrie Snyder, edito da Sonzogno e tradotto da Gioia Guerzoni: una vera rivelazione. Temevo parlasse solo ed esclusivamente di corsa, e invece è una saga familiare, la storia di due sorelle, una che amava correre sfidando tutte le convenzioni, l’altra che non capiva questa passione. Da leggere anche se non si ama la corsa.

PIÙ PICCOLO È IL PAESE PIÙ GRANDI SONO I PECCATI di Davide Bacchilega, edito da Las Vegas edizioni: altra grandissima rivelazione di questo 2016. Un romanzo giallo ambientato nella Romagna invernale, quella senza turisti e senza ombrelli. Semplicemente geniale lo stile e bellissimi i personaggi. E poi, sul colpo di scena sono cascata come una pera.

LA FIGLIA SBAGLIATA di Raffaella Romagnolo, uscito per Frassinelli: un romanzo che è un pugno nello stomaco. La storia di una famiglia che sembra perfetta, ma che si sta sgretolando dall’interno. Durissimo e bellissimo.

7-7-2007 di Antonio Manzini, pubblicato da Sellerio: quinta avvenuta del vicequestore Rocco Schiavone, che fa un salto nel passato e ci racconta cosa è successo con Marina. E niente, mi sono innamorata ancora di più.

LA MIA VITA È UN PAESE STRANIERO di Brian Turner, pubblicato da NN editore e tradotto da Guido Calza: un memoir di guerra, che alterna descrizioni cruente a pura poesia. Durissimo e bellissimo.

LA SOGNATRICE DI OSTENDA di Eric-Emmanuel Schmitt, pubblicato da E/O e tradotto da Alberto Bracci Testasecca: altra racconta di racconti di Eric-Emmanuel Schmitt e di nuovo sono uno più bello dell’altro. Amo questo scrittore e questa è l’ennesima conferma.

LA SAGA DEI CAZALET di Elizabeth Jane Howard, edito da Fazi editore con la traduzione di Manuela Francescon: in realtà il primo volume, Gli anni della leggerezza, è uscito nel 2015, ma quest’anno ho letto il secondo, Il tempo dell’attesa, e il terzo, Confusione, e ne sono stata ancora una volta completamente conquistata. Una saga famigliare appassionante, di quelle che quando inizi non riesci a smettere di leggere. (Prevedo che ci sarà anche nella lista dei migliori del 2017, con i nuovi volumi).

Ci sono sicuramente stati anche altri libri meritevoli in questo anno di letture, ma questi sono state in assoluto le letture migliori. E direi che non mi posso proprio lamentare.

Ci rivediamo nel 2017, per un altro fantastico anno di letture rampanti!

lunedì 10 aprile 2017

NON È IL MIO GENERE! E invece (forse) sì! - Biografie, autobiografie, romanzi storici

Sabato 8 aprile si è tenuto un nuovo appuntamento di "Non è il mio genere!... e invece forse sì!", il ciclo di appuntamenti organizzato da me, da Il giro del mondo attraverso i libri e da Stefania della Libreria Sulla Parola, che, come sempre, ci ha anche gentilmente ospitate.

Protagonisti questa volta sono stati biografie, autobiografie e romanzi storici. Tre generi il cui confine a volte è molto labile, se non completamente annullato, e che hanno portato a consigli particolari e interessanti.
Come sempre, grazie a tutti i partecipanti, fisici e virtuali, per tutti i suggerimenti inviati!




BIOGRAFIA/AUTOBIOGRAFIA

OPEN, biografia di Agassi (Einaudi)
L’ULTIMA LEZIONE di Randy Pausch (Rizzoli)
PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI di Luigi Garlando (BUR)
UN UOMO di Oriana Fallaci (BUR)
SANTA EVITA di Tómas Eloy Martínez, Santa Evita (SUR)
LA TERRAZZA PROIBITA di Fatima Mernissi (GIUNTI)
LIFE, di Keith Richards (FELTRINELLI)
LA SIGNORA DEGLI ABISSI, Silvya Earle si racconta – Chiara Carminati (editoriale Scienza)
SE QUESTO È UN UOMO di Primo Levi (Einaudi)
IL SISTEMA PERIODICO di (Primo Levi (Einaudi)
LA RIVINCITA DI CAPABLANCA di Fabio Stassi (minimum fax)
IL TRAMONTO BIRMANO di Inge Sargent (ADD editore)
UNA VITA CINESE di Li Kunw (ADD editore)

ROMANZO STORICO

Trilogia Alexander di Valerio Massimo Manfredi. (Mondadori)
IL LIBRO DI MIO PADRE di Urs Widmer (Keller)
L’UOMO AMATO DA MIA MADRE di Urs Widmer (Bompiani)
LE OSSERVAZIONI di Jane Harrys, (BEAT)
GLI ARUSPICI DEL REICH di Marco Antoniol  (Imprimatur)
Tutti i romanzi storici di C.J. Samson
LA SAGA DEI CAZALET di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore)
TRE UOMINI IN BARCA di Jerome K. Jerome (Feltrinelli)
L’ARMATA DEI SONNAMBULI di Wu Ming (Einaudi)
NON LUOGO A PROCEDERE di Claudio Magris (Garzanti)
IL RE DELL’UVETTA di Fredrik Sjöberg (Iperborea)
CIGNI SELVATICI di Jung Chang (TEA)


E ora la nota triste. L'ultimo incontro non ci sarà. O forse sì, dobbiamo ancora capire come organizzarci... ma di sicuro non sarà più nella arancionissima e bellissima libreria Sulla parola che, lo dico con profonda tristezza, sta chiudendo. Mi e vi risparmio tutta la retorica delle librerie che chiudono, della crisi, della gente che non legge, perché la conosciamo già tutti e sappiamo quanto sia tristemente vera. Vorrei, invece, ringraziare ancora una volta Stefania che, quel giorno del 2015 quando all'improvviso le sono piombata in libreria per raccontarle del progetto che io e Claudia avevamo in mente e le ho chiesto se volesse ospitarci, pur senza quasi conoscerci, ci ha accolto con entusiasmo, dando una casa alla nostra idea.
Da allora è passato un anno e mezzo, abbiamo iniziato e portato a termine due progetti, Una valigia di libri e Non è il mio genere!... e invece (forse) sì!, abbiamo parlato di libri (e di cibo, e di mille altre cose), abbiamo riso, scherzato e, a volte, ci siamo anche un po' infervorati, e abbiamo conosciuto persone bellissime. Perché, sì, i libri e le piccole librerie di provincia, che dovremmo tutti cercare di salvaguardare il più possibile, ti permettono anche questo.
O almeno, la libreria Sulla parola l'ha fatto ed è stato bellissimo.

sabato 31 ottobre 2015

Blog d'ottobre - Ray Bradbur... ah no, io

Ottobre oggi è arrivato ottobre con il suo cappotto nero e piove sulle finestre dove milioni di persone sole vanno avanti e indietro in cerca del presente cercando una risposta a questo cielo a specchio di Novembre… ecco, sì, è praticamente da quando è uscita che io passo i miei mesi di ottobre a canticchiare Maggese di Cesare Cremonini. Il cd dei Lunapop è stato il primo che ho acquistato da sola, con la mia paghetta settimanale messa da parte con tanto impegno e da allora ho continuato a seguire Cremonini anche quando il gruppo si è sciolto.

Ma stiamo divagando. Dunque, oggi finisce ottobre, domani inizia novembre, stasera vado con Linus nel suo orto ad aspettare il Grande Cocomero e quindi il post di riepilogo mensile ve lo beccate stamattina. Il titolo del post è una rivisitazione di Paese d'ottobre di Ray Bradbury... una raccolta di racconti bellissima, che forse vi consiglio ancor più di Farenheit 451.


Un mese ricco di letture e di eventi, questo Ottobre.
Prima di tutto ho assistito alla mia prima partita di Quidditch babbano. Già, ci sono dei pazzi , fan sfegatati di Harry Potter, che hanno deciso di prendere lo sport magico per eccellenza e spostarlo anche nel mondo di noi poveri esseri umani. Il risultato è divertentissimo. (Lo stesso giorno sono andata anche a Portici di carta, la rassegna torinese che porta bancarelle di librerie ed editori per le vie del centro… ma capite anche che, dopo aver visto pluffe e boccini, l’evento sia passato un po’ in secondo piano).

La settimana dopo, invece, ho fatto da supporter, nonché scenografa, al lettore e al fratello rampante che hanno partecipato alla loro prima esposizione di Lego, al Brick Expo di San Giorgio Canavese. Sì, lo so, con i libri non c’entra niente, ma è stato bello e mi sembrava giusto citarlo anche qui. Anche perché il Darth Vader con i biscottini ha riscosso un successo strepitoso.



Poi, il 24 ottobre il blog ha compiuto 6 anni. Auguri, auguri, auguri! Sei anni sono tantissimi, soprattutto per il tempo del web. Ma anche per me, in realtà, anche perché mi sembra ieri quando ho scritto il primo post e le prime, terrificanti ammettiamolo, recensioni. Però siamo ancora qua, più vivi e attivi che mai.


E ora passiamo alle letture e alle recensioni.

Il mese è iniziato bene, con Un posto al mondo di Wendell Berry, edito da Lindau e tradotto da Vincenzo Perna. Di nuovo a Port William, dove ero già stata con Jayber Crow e Hannah Coulter, di nuovo quelle sensazioni di pace e di tranquillità anche in mezzo alle tempeste, che Wendell Berry riesce a trasmettere così bene.

Subito dopo è toccato a Gli anni della leggerezza, primo volume della Saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard, pubblicato in Italia da Fazi con la traduzione di Manuela Francescon. Una bella saga familiare, ricca di personaggi, nella Londra degli anni ’30. Non vedo l’ora che escano i volumi successivi.

Il parnaso ambulante di Christopher Morley era invece un libro che volevo leggere da tantissimo tempo. Che tutti gli amanti dei libri dovrebbero leggere. Un libricino sull’amore per i libri e sull’amore in generale, con una buffa traduzione anni ’50 che, per un volta, anziché penalizzarlo lo rendono ancor più piacevole.

Poi è stato il turno di Un anno con Salinger di Joanna Rakoff,  pubblicato da Neri Pozza e tradotto da Martina Testa . Che libro, ragazzi. La storia di Joanna e dell’anno in cui ha lavorato nell’agenzia letteraria che rappresentava, tra gli altri, il vecchio Jerry. Sì, Jerry Salinger. Da leggere, anche se non conoscete Salinger.

Largo ai piccoli editori per la mia lettura successiva. Piccoli editori, ma che sono garanzie come lo è per me Casasirio. Il libro è Il posto giusto di Simona Garbarini, che mi ha ricordato tanto La leva calcistica del ’64 di Francesco De Gregori e che parla di calcio, ma anche, e soprattutto, di seconde possibilità.

Mercoledì delle ceneri di Ethan Hawke, pubblicato da Beat e tradotto sempre da Martina Testa, è stata una vera rivelazione. Oltre a salire su un banco e farmi commuovere, sa scrivere il ragazzo. Mi sono piaciuti i suoi due personaggi, questo ragazzo e questa ragazza che si amano o forse no, ma che comunque vogliono provarci.

Poi sono andata in a Cuba con Guillermo Cabrera Infante e il sua La ninfa incostante, edito da Sur con la traduzione di Gordiano Lupi. Un libro di boleri e di fenomenali giochi di parole. 
Ed eccoci quasi alla fine. La penultima lettura è stata  Mi chiamavano piccolo fallimento di Gary Shteyngart (devo copiare e incollare il nome dalla pagina di Guanda perché proprio non ci riesco a scriverlo giusto), tradotto da Katia Bagnoli, che l’autobiografia dell’autore, da quando è emigrato negli Stati Uniti da Leningrado fino alla pubblicazione del suo primo romanzo. Bel libro, soprattutto se avete già letto qualcosa di suo, altrimenti un pochino si perde.

L’ultimo libro di ottobre è Le fragili attese di Mattia Signorini, pubblicato da Marsilio. Un libro delicato in una Milano quasi irriconoscibile. Molto autunnale e adatto alla stagione, anche se forse in alcuni punti avrebbe potuto osare un po’ di più.

E il vostro ottobre com’è stato?